Il ritorno di Maria Nazionale la riconferma regina della nuova canzone napoletana, veicolo di emozioni in cui tutto si tiene: la lezione della melodia classica, l'esperienza rinnovatrice del neapolitan power, le contaminazioni etniche segno d'incontro di culture e di popoli, la stagione neomelodica, per lei ormai così vicina, così lontana. La voce è quella che ormai conosciamo, antica, di tufo e di mare, d'amore e passione, scura come gli occhi delle donne mediterranee, appassionata e profonda come i sentimenti che canta. Ma le canzoni dell'album Puortame a cammenà sono nuove, parole e musica per raccontare la Napoli del terzo millennio, tradizioni e futuro, radici e ali, melodie e ritmo. Alla ricerca di una nuova canzone napoletana, Maria incontra un pugno di autori eccellenti che le prestano poesia e musica adatte alla sua ugola da usignolo appassionato: Enzo Gragnaniello firma Stella bella stella, storia di una donna di vicolo così bella da diventare ragione di guerra, e non solo d'amore. Federico Salvatore mostra la sua vena lirica in Si t'annascunne e E parlammene ancora. Pasquale Ziccardi firma il singolo Core mio, che con la voce di Mohammed Ezzaime e la batteria di Tullio De Piscopo getta un ponte tra Partenope e il Maghreb: Core mio è world pop del terzo millennio, crossover di dna sonori e culturali.
Un altro sconfinamento arriva con Olvidame, tentazione latina scritta e duettata da Diego Moreno, l'argentino di Pozzuoli che accompagna la Nazionale sulle strade della sensualità sudamericana. Puortame a cammenà, la canzone che dà il titolo al cd, è il sogno di una giornata di primavera, una ballata che affonda le radici nel passato, ma guardando al domani.
E alla buona stagione finalmente arrivata e a un futuro migliore guardano anche i Ragazzi di Scampia ospiti di Quanno è primmavera. Ma le griffe del disco sono tante: Nico Di Battista, Sergio Iodice e Pippo Seno sono alcuni degli altri autori coinvolti nell'operazione, che, al centro, trova sempre e comunque la voce di Maria, con le sue "vutate" rubate alle supreme chanteuse del secolo scorso, con i suoi gorgheggi eredi di un canto popolare ancora libero dalla dittatura commerciale: le storie di questo disco sono storie d'amore dei giorni nostri, ma intonate come avrebbero fatto Gilda Mignonette e Elvira Donnarumma. C'è nell'aria qualcosa di nuovo, anzi di antico.