Opera
 
30/07/2004
Un altro documento riscoperto sul Prometeo di Nono
A 19 anni dalla registrazione RAI del capolavoro del compositore veneziano, la seconda parte del programma dedicatogli da Mario Messinis


La registrazione del Prometeo di Luigi Nono, promossa dalla RAI ed effettuata nel settembre 1985 allo stabilimento Ansaldo di Milano dall'équipe tecnica formata dall'allora programmista-regista Pasquale Santoli, dal tecnico Roberto Carapellucci e dal consulente musicale Giorgio Sala, fu mandata in onda da Radiotre il 12 giugno 1986. In quella occasione la trasmissione dell'esecuzione fu preceduta dal programma introduttivo Dedicato a Nono nel quale Mario Messinis sollecitava gli artefici del lavoro, vale a dire Nono e Cacciari, a dare la loro testimonianza sulla dimensione strutturale della composizione.

Nella prima parte del programma, che si può ascoltare su questo sito, si potevano ascoltare anche gli interventi di Heinz Klaus Metzger e di Giovanni Morelli che fornivano pregnanti chiavi interpretative per l'intelligenza dell'opera e per la sua collocazione nell'ambito della poetica di Nono.

Ora viene proposta qui la breve seconda parte del programma nella quale prende la parola Alvise Vidolin per puntualizzare le caratteristiche dell'uso del live electronics nell'opera di Nono, vale a dire di quella pratica di intervento elettronico sul suono in tempo reale alla quale il compositore veneziano aveva dedicato un'attenzione e uno studio particolari, e i problemi di differenza di ricezione del contesto sonoro da parte del pubblico presente alla manifestazione e da parte del pubblico radiofonico, e, nuovamente, lo stesso Nono per chiarire le differenze strutturali fra la prima versione del Prometeo, eseguita nella chiesa di San Lorenzo a Venezia nel settembre 1984, e quella dell'Ansaldo, registrata dalla RAI, che risale esattamente a un anno dopo.

Ancora una volta il musicista manifesta con estrema lucidità la sua appassionata perennemente insoddisfatta volontà di ricerca, la sua tendenza a esplorare e sfruttare ogni possibilità della diffusione spaziale del suono per creare un contesto acustico nel quale la polifonia è prima di tutto pluralità di fonti sonore.

Si tratta anche in questo caso di documento riportato alla luce che completa il quadro di testimonianze relativo a questo importante evento culturale.

Ettore Pacetti
RAI Teche
Teche radiofoniche

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