Schubert, Franz
Sinfonia n. 5, per orchestra, in si bemolle maggiore, D. 485
Sinfonia n. 5, per orchestra, in si bemolle maggiore, D. 485
Movimenti: Allegro - Andante con moto - Minuetto - Allegro vivace
Organico: fl ; 2 ob ; 2 fag ; 2 cr ; archi
Con la Quinta Sinfonia, scritta tra il settembre e l'ottobre del 1816, Schubert sembra voler lasciare alle spalle il difficile esperimento della Tragica, caratterizzata da una voluta e netta ispirazione ai modelli beethoveniani, per immergersi in un'atmosfera di puro classicismo settecentesco.
La prima esecuzione del lavoro, e anche l'unica nel corso della vita di Schubert, avvenne nello stesso autunno del 1816 in forma privata, a Vienna, allo Schottenhof, presso la casa del violinista Otto Hatwig, con un orchestra di dilettanti da lui stesso diretta. Anche questa destinazione influì sicuramente sulla composizione della sinfonia che presenta un organico decisamente ridotto rispetto alla precedente: soltanto un flauto (come già nella Prima Sinfonia in re maggiore), due oboi, due fagotti, due corni e gli archi, tanto che per queste scelte è stata spesso definita come "Sinfonia senza trombe e timpani".
L'organico di dimensioni quasi cameristiche consente al compositore un tipo di scrittura limpida ed elegante in cui gli strumenti a fiato emergono negli scambi tematici per dialogare con gli archi e mettere in luce una vena melodica di chiaro stampo mozartiano.
Il primo tempo, Allegro, si apre senza un'introduzione lenta, a differenza delle precedenti sinfonie, ed è caratterizzato da un'estrema concisione: poco più di quattro minuti di musica in cui la struttura prende forma in modo limpido ed ordinato, seguendo lo schema classico della forma-sonata, con le due idee tematiche fondamentali che si sviluppano nella loro estrema semplicità, senza eccessivi contrasti dinamici.
Il seguente Andante con moto, scritto in tonalità di mi bemolle maggiore, è dominato da un'atmosfera di autentica serenità, qua e là increspata da brevi passaggi malinconici in minore ed è caratterizzato da un maggior risalto tematico affidato agli strumenti a fiato.
Il Menuetto, Allegro molto, in sol minore, è forse il movimento in cui il riferimento a Mozart risulta più evidente: la somiglianza con il terzo movimento della Sinfonia K 550 è tale da non poter essere casuale.
L'Allegro vivace conclusivo conferma ancora una volta l'ellenica armonia di forme che contraddistingue l'intera Sinfonia. Nonostante i chiari accenni e rimandi ad uno stile compositivo settecentesco è da un punto di vista strettamente armonico che l'impronta di Schubert si fa evidente: soprattutto nel secondo tempo modulazioni improvvise, anche a tonalità lontane rispetto a quella d'impianto, riempiono di significato l'apparente candore e limpidezza della linea melodica e collocano improvvisamente la sinfonia nel suo secolo di appartenenza.
note di Gabriella Gallafrio
dal programma di sala del
9. Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI
Stagione 2001-2002
© RAI Radiotelevisione italiana
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