Opera
 
03/07/2004
A vent'anni dal Prometeo
racconto-intervista con Giorgio Sala


Il 25 settembre del 1985 andava in scena, in una produzione del Teatro alla Scala di Milano e con la collaborazione della RAI radiotelevisione italiana per la parte tecnica della registrazione, l'evento del Prometeo di Luigi Nono, presentato alla Biennale di Venezia giusto un anno prima.

Facevano parte della task force RAI per la registrazione Sergio Bettiol, specializzato di ripresa, Roberto Carapellucci, tecnico della ripresa, Giorgio Sala, consulente musicale e Pasquale Santoli funzionario di RadioTre addetto al coordinamento. Enzo Forcella era, allora, direttore di RadioTre e Adriano Seroni dirgente responsabile dell'operazione.

Per ricordare e celebrare quell'importante evento che fu la ripresa del Prometeo, ma soprattutto l'unica registrazione approvata da Luigi Nono della sua opera, abbiamo chiesto al maestro Giorgio Sala alcuni ricordi di quell'impresa.

Maestro Sala, quali furono i punti salienti della registrazione del capolavoro di Nono?

"Fu un'operazione difficile, ardua per i mezzi tecnici dell'epoca in relazione all'imponente schieramento e messinscena, se così possiamo definirla, del Prometeo. Innanzi tutto la partitura. Per rendere l'idea della difficoltà, se prendiamo una qualsiasi Sinfonia di Beethoven troviamo al massimo 17, 18 parti.
La partitura di Nono, oltre che bella dal punto di vista estetico, dell'oggetto materiale, è composta di un numero molto elevato di voci, con grande quantità di solisti. Mi piace poter dire con una metafora che è un elefante ma scorre come una ballerina. Di conseguenza la difficoltà consistette nel valorizzare e amalgamare attraverso un impianto microfonico tutto l'insieme dei vari gruppi vocali e strumentali utilizzati dal compositore.
Poi si presentò il problema di catturare e far percepire il suono da un luogo imponente per spazio e strutture, come gli stabilimenti dell'Ansaldo. Seppure la struttura fosse, dal punto di vista acustico, straordinariamente funzionale e con un'ottima acustica (in una grande "arca" montata in mezzo allo stabilimento al centro era collocato il pubblico, in basso nel parterre, su un lato c'era la regia dell'esecuzione, intorno nei livelli superiori della struttura tutti i musicisti) vi fu il problema di catturare sia le dinamiche estreme della partitura di Nono che di valorizzare i singoli gruppi di solisti e le masse sinfonico corali, che percorrono l'opera, presi da un luogo non canonico, come potrebbe essere un qualsiasi teatro o sala da concerto.
Si pensi soltanto alla difficoltà materiale insita in questa immagine che ricordo distintamente: Sergio Bettiol e Roberto Carapellucci che si arrampicavano su scale e soppalchi, con grande prudenza, per collocare al meglio le decine di microfoni necessari alla registrazione."

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