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01/02/08

Dalla Spagna una lezione di democrazia: i giovani ricordano i morti della guerra civile

in studio Alessandro Forlani

Lo chiamano il movimento dei nipoti. E' la ricerca spontanea di documenti, testimonianze, tracce delle migliaia di spagnoli, uccisi durante e dopo la guerra del 36-39. Dopo che la generazione dei figli aveva voluto dimenticare e si era dedicata operosamente a trasformare la Spagna in una delle piu' floride economie del mondo, oggi i giovani iberici si sono messi letteralmente a scavare nei cimiteri di guerra e nelle fosse comuni, di cui qualcuno ancora ricorda l'ubicazione. Il risultato è spaventoso: non solo la guerra ha fatto quasi un milione di morti, ma negli anni del franchismo 150mila persone sono state eliminate. La repressione è durata fino agli anni 60. Uno psichiatra aveva persino stabilito che i repubblicani fossero una specie umana degenerata, da cancellare fisicamente. I giornalisti di Diario Enrico De Aglio e Beppe Cremagnani tornano in edicola con una nuova edizione del loro periodico e un documentario in d v d, intitolato "L'ultima crociata", e dedicato proprio a questa lezione civile, che ci arriva dalla Spagna. Intervista con Beppe Cremagnani

Un altro dei luoghi comuni della storiografia sulla guerra civile spagnola, riguarda il ruolo della Chiesa nel franchismo. Gli studi piu' recenti, non condizionati da ideologie, dicono che i cattolici hanno appoggiato Franco, anche con eccessi in alcuni casi deprecabili, ma solo dopo che la Repubblica aveva iniziato una vera e propria persecuzione, che causò 6mila morti. Gli indubbi privilegi di cui la Chiesa godeva, venivano identificati con la tradizione da abbattere. Spiega questo clima il libro di Alberto Rosselli "La persecuzione dei cattolici nella Spagna repubblicana, 1931-1939" Solfanelli.

E' ancora possibile una poesia civile? Gli scrittori devono affrontare direttamente i temi politici? Risponde Marco Giovenale, autore della raccolta di poesie, prose e racconti fotografici "La casa esposta", edizioni Le Lettere. Intervista di Giancarlo Rossi

 

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