Maria Rosaria Gavar
Saro' breve
Saro' breve: in principio fu la voce. Tanta. Troppa voce. Appena nata furono urla, poi piccole frasi, più o meno comprensibili. A tre anni il monologo era continuo. Passavo le giornate parlando, ovunque. La mattina davanti al latte, il pomeriggio al parco, la sera nei miei sogni di bambina. Non è stato facile, per nessuno. Né per mia madre, estenuata da discorsi criptici. Né per la maestra di scuola, stremata dal rumore di fondo. E' il potere del suono: per alcuni un supplizio, per altri una benedizione. Per me, più semplicemente, un compagno sicuro. Passarono gli anni, e con essi falsi sogni e vere speranze, i primi rossori e i difficili amori. Poi venne il tempo di cucirsi addosso il futuro. Immaginare un lavoro... che impresa. Tante ipotesi scartate. Per ogni rifiuto una giustificazione. Ballerina? Faticoso. Hostess? Noioso. Modella? Attrice? Pretenzioso. Sportiva? Stancante. Non rimaneva che la voce, appunto. Avrei potuto cantare. Preferivo parlare. E ascoltare. Della radio non perdevo nulla, brani d'epoca, classica e new age. Avrei voluto annunciarle quelle canzoni che tanto amavo. Ho iniziato a farlo, dall'emittente locale al network, fino a mamma Rai. Parole e musica. Un pizzico di follia. E tanta passione. Ma adesso basta scrivere. Il microfono si accende.
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