Versione grafica

DEMO

Homepage
Radio1
SAN MICHELE CYBERARCANGELO

SAN MICHELE CYBERARCANGELO
di Michael Pergolani

Non so a chi venne per primo l'idea di fare di San Michele Arcangelo il patrono del web. Forse a Paolo Logli, forse a Glauco Benigni. Ricordo che un'immaginetta (un santino) dell'Arcangelo con la spada sguainata era appiccicata al Mac su cui Paolo lavorava.
La cosa mi piacque molto. Perché?... Un po' credo per narcisismo visto che porto il suo nome, un po' perché San Michele era entrato nella mia vita nel momento in cui acquistai una casa a Malta proprio in quella zona di Senglea l'Invitta che si chiama San Michele e poi - e questo era il motivo di fondo - perché l'Arcangelo rappresentava le forze del bene e della giustizia (nella mano sinistra ha la bilancia) che combattevano il male, le ingiustizie del mondo... il satanasso per intenderci, l'eterno satanasso che abita in noi.
Tengo a precisare che sono ateo, che ritengo le religioni e dio un'invenzione dell'uomo, entrambi, divinità e riti, frutto della nostra paura, della nostra caducità, della mancanza di senso...
Allora perché un Arcangelo cristiano? Perché ce l'ho dentro per cultura, perché è per me un archetipo forte del bisogno di giustizia ma anche della lotta contro il buio, contro l'oscurantismo, contro l'ignoranza dilagante, contro la sopraffazione, lo sfruttamento, contro le forze della morte (la bestia/demone che gli sta ai piedi). San Michele è simbolo di vita ma contiene in se la morte, perché con la sua spada sguainata dà la morte, perché quella lama ce la ricorda... E' quindi sintesi dell'uomo, dell'eterno conflitto tra eros e tanatos, tra vita e pulsione di morte.
Altra caratteristica di San Michele è la sua dinamicità. San Michele è un archetipo del movimento e quel movimento è espresso pienamente sia dalle ali spiegate, sia dalla postura delle gambe, sia da quel braccio sollevato, da quella spada sguainata (estensione del braccio e della mente) e pronta a colpire il demone.
Ma qual'è il fine di questa lotta? Sta forse nella sconfitta del male? No, sta proprio in quel movimento, nell'azione di sferrare il fendente, sta in quello spazio che c'è tra la punta della spada e la testa del mostro. Sta nella consapevolezza che il mostro è autorigenerante ed anche nell'eternità di quel braccio levato... Tra la spada ed il mostro c'è il destino dell'uomo, la sua natura, tutte le sue contraddizioni, il bisogno di andare comunque, di scoprire di affrontare sempre nuovi mostri, gli infiniti mostri del cuore. San Michele è cosciente della lotta, affronta ad occhi aperti la bestia, non fugge, né volge lo sguardo, né si leva verso il paradiso dove potrebbe stare tranquillo e sicuro alla corte di dio... I suoi occhi fissano il demone, è curvo verso il basso, teso verso la bestia, la sua lama è pronta ad affondare nelle viscere del male, nelle profondità della stessa natura umana. San Michele sa che può anche soccombere. E' in questa consapevolezza che sta la sua grandezza e la sua grande umanità. Sì, San Michele può anche soccombere ma esattamente come la bestia anche lui è autorigenerante. Il cerchio della vita... e, ad osservare bene l'immagine, è proprio in un cerchio che la figura di San Michele e quella del demonio possono essere iscritte. Come se entrambe le figure fossero incluse in un più vasto destino circolare, più vasto e al contempo limitato (o illimitato come l'universo).
Vi è qualcosa di eroico in San Michele, ma anche qualcosa di umanamente penoso, di fortemente doloroso. Forse la coscienza della gabbia, la coscienza di una ciclicità ineluttabile ed ineludibile. San Michele sa che può contare solo sulla sua spada. Sa che la bestia è semplicemente il suo riflesso nello stagno e che, come Don Chisciotte, è costretto a combattere coi mulini a vento della sua schizofrenia e di quella del mondo.
San Michele Arcangelo sa che dio non esiste ma lo onora (ne onora la natura simbolica) onorando l'umano. Religioso è il suo modo di affrontare ed intendere la realtà e tutto ciò che non si vede. Sì, perché nel non-nato, nell'invisibile e nell'ideale sta il senso religioso. Religioso com'era religiosa la ricerca del "graal", com'era religioso il codice del Cavalieri della Tavola Rotonda. Religioso ma potremmo dire letterario o sinfonico senza paura di andare troppo lontani. Lo spirito è nell'uomo ed è dell'uomo, esattamente come la sua carne e le sue ossa.

Insomma, questi i pensieri... e l'identificazione tra me e l'arcangelo. Entrambi coscienti che soccombere è nella natura delle cose, esattamente come lottare per non soccombere. Entrambi coscienti di dover affrontare i mostri da noi stessi generati. Entrambi coscienti che non c'è mai stata libertà di lottare o di non lottare, ma solo un impulso inconoscibile all'azione. Entrambi certi che lassù nessuno ci ama per il semplice fatto che lassù non c'è nessuno. Entrambi pieni di dolore per la nostra condizione umana. Entrambi felici d'essere uomini e della nostra furia/fame di giustizia.

Cosa c'entra il web? C'entra.
San Michele Cyberarcangelo è lì come a farci riflettere che ogni cosa dell'uomo deve ricondursi all'uomo anche le meraviglie della tecnologia. Sul web, come in noi stessi, coesiste il santo e la bestia perché il web è un nostro specchio.
Dove c'è l'uomo c'è San Michele. E' per questa ragione che ogni cosa che ho fatto (programmi tv, programmi radio, libri, progetti) dal 1998 ad oggi insieme a Renato è stata posta sotto l'Alto Patronato di San Michele Cyberarcangelo.

Ciao e che Michele compagno ideale ci protegga tutti...

Michael

Versione grafica