Non
so a chi venne per primo l'idea di fare di San Michele Arcangelo
il patrono del web. Forse a Paolo Logli, forse a Glauco Benigni.
Ricordo che un'immaginetta (un santino) dell'Arcangelo con la spada
sguainata era appiccicata al Mac su cui Paolo lavorava.
La cosa mi piacque molto. Perché?... Un po' credo per narcisismo
visto che porto il suo nome, un po' perché San Michele era
entrato nella mia vita nel momento in cui acquistai una casa a Malta
proprio in quella zona di Senglea l'Invitta che si chiama San Michele
e poi - e questo era il motivo di fondo - perché l'Arcangelo
rappresentava le forze del bene e della giustizia (nella mano sinistra
ha la bilancia) che combattevano il male, le ingiustizie del mondo...
il satanasso per intenderci, l'eterno satanasso che abita in noi.
Tengo a precisare che sono ateo, che ritengo le religioni e dio
un'invenzione dell'uomo, entrambi, divinità e riti, frutto
della nostra paura, della nostra caducità, della mancanza
di senso...
Allora perché un Arcangelo cristiano? Perché ce l'ho
dentro per cultura, perché è per me un archetipo forte
del bisogno di giustizia ma anche della lotta contro il buio, contro
l'oscurantismo, contro l'ignoranza dilagante, contro la sopraffazione,
lo sfruttamento, contro le forze della morte (la bestia/demone che
gli sta ai piedi). San Michele è simbolo di vita ma contiene
in se la morte, perché con la sua spada sguainata dà
la morte, perché quella lama ce la ricorda... E' quindi sintesi
dell'uomo, dell'eterno conflitto tra eros e tanatos, tra vita e
pulsione di morte.
Altra caratteristica di San Michele è la sua dinamicità.
San Michele è un archetipo del movimento e quel movimento
è espresso pienamente sia dalle ali spiegate, sia dalla postura
delle gambe, sia da quel braccio sollevato, da quella spada sguainata
(estensione del braccio e della mente) e pronta a colpire il demone.
Ma qual'è il fine di questa lotta? Sta forse nella sconfitta
del male? No, sta proprio in quel movimento, nell'azione di sferrare
il fendente, sta in quello spazio che c'è tra la punta della
spada e la testa del mostro. Sta nella consapevolezza che il mostro
è autorigenerante ed anche nell'eternità di quel braccio
levato... Tra la spada ed il mostro c'è il destino dell'uomo,
la sua natura, tutte le sue contraddizioni, il bisogno di andare
comunque, di scoprire di affrontare sempre nuovi mostri, gli infiniti
mostri del cuore. San Michele è cosciente della lotta, affronta
ad occhi aperti la bestia, non fugge, né volge lo sguardo,
né si leva verso il paradiso dove potrebbe stare tranquillo
e sicuro alla corte di dio... I suoi occhi fissano il demone, è
curvo verso il basso, teso verso la bestia, la sua lama è
pronta ad affondare nelle viscere del male, nelle profondità
della stessa natura umana. San Michele sa che può anche soccombere.
E' in questa consapevolezza che sta la sua grandezza e la sua grande
umanità. Sì, San Michele può anche soccombere
ma esattamente come la bestia anche lui è autorigenerante.
Il cerchio della vita... e, ad osservare bene l'immagine, è
proprio in un cerchio che la figura di San Michele e quella del
demonio possono essere iscritte. Come se entrambe le figure fossero
incluse in un più vasto destino circolare, più vasto
e al contempo limitato (o illimitato come l'universo).
Vi è qualcosa di eroico in San Michele, ma anche qualcosa
di umanamente penoso, di fortemente doloroso. Forse la coscienza
della gabbia, la coscienza di una ciclicità ineluttabile
ed ineludibile. San Michele sa che può contare solo sulla
sua spada. Sa che la bestia è semplicemente il suo riflesso
nello stagno e che, come Don Chisciotte, è costretto a combattere
coi mulini a vento della sua schizofrenia e di quella del mondo.
San Michele Arcangelo sa che dio non esiste ma lo onora (ne onora
la natura simbolica) onorando l'umano. Religioso è il suo
modo di affrontare ed intendere la realtà e tutto ciò
che non si vede. Sì, perché nel non-nato, nell'invisibile
e nell'ideale sta il senso religioso. Religioso com'era religiosa
la ricerca del "graal", com'era religioso il codice del
Cavalieri della Tavola Rotonda. Religioso ma potremmo dire letterario
o sinfonico senza paura di andare troppo lontani. Lo spirito è
nell'uomo ed è dell'uomo, esattamente come la sua carne e
le sue ossa.
Insomma,
questi i pensieri... e l'identificazione tra me e l'arcangelo. Entrambi
coscienti che soccombere è nella natura delle cose, esattamente
come lottare per non soccombere. Entrambi coscienti di dover affrontare
i mostri da noi stessi generati. Entrambi coscienti che non c'è
mai stata libertà di lottare o di non lottare, ma solo un
impulso inconoscibile all'azione. Entrambi certi che lassù
nessuno ci ama per il semplice fatto che lassù non c'è
nessuno. Entrambi pieni di dolore per la nostra condizione umana.
Entrambi felici d'essere uomini e della nostra furia/fame di giustizia.
Cosa
c'entra il web? C'entra.
San Michele Cyberarcangelo è lì come a farci riflettere
che ogni cosa dell'uomo deve ricondursi all'uomo anche le meraviglie
della tecnologia. Sul web, come in noi stessi, coesiste il santo
e la bestia perché il web è un nostro specchio.
Dove c'è l'uomo c'è San Michele. E' per questa ragione
che ogni cosa che ho fatto (programmi tv, programmi radio, libri,
progetti) dal 1998 ad oggi insieme a Renato è stata posta
sotto l'Alto Patronato di San Michele Cyberarcangelo.
Ciao
e che Michele compagno ideale ci protegga tutti...
Michael