Ho
conosciuto Galeazzo Nardini a Londra nel 1979. Me lo presentò
Mario ch'era lo "sparks" (elettricista) di quella banda
di "scancugliati" ch'era la mia troupe televisiva al
tempo de "L'altra domenica". Mi disse che l'aveva incontrato
in un pub della King's Road. Era ubriaco e, da ubriaco, chiedeva
ad ognuno che gli paresse sufficientemente italiano, se per caso
conoscesse Michael Pergolani. Insomma era venuto a Londra per
incontrarmi ma era partito senza mezza coordinata.
GALE... IL CICLISTA
(un contributo per la sua mostra - 8 settembre 2001 Castello di
Buggiano - Pt.)
Io me lo immagino gale... su e giù per le strade del dopoguerra
a cavallo della bianchi come un bartali stralunato imbottito d'anfetamine
e d'un bel po' di sogni... così diversi da quelli dei ciclisti
che sognano borracce e discese senza fine, volate, striscioni
e ragazze pettute che li baciano offrendo fiori (ahiahi!)... anziché
poppe & languori
io me lo immagino gale... in quegli anni di boogiewoogie e lucky
strike, di elvis, nilla pizzi e claudio villa, della 600
e dei bar di paese con la tv-radiomarelli accesa sulla fiorentina
di montuori...
io me lo immagino gale... me lo vedo pedalare laggiù, in
controluce come un'ombra cinese, laggiù sul profilo d'un
paese al tappeto e tra due ali di folla smagrita e suonata, tra
due ali di gente con in tasca tre alfa in bustina e cinquanta
americanß lire...
io me lo immagino gale... me lo vedo buttare sangue su per le
salite d'una terra lazzara, stracciona, omertosa... io me lo immagino
gale, sullo sterrato, lassù, in una nube di polvere che
gli s'impasta al sudore e diventa malta da costruzione, pozzolana
e calce, cemento e ghiaia e tondini di ferro... io me lo immagino
gale... mentre tutt'intorno e nel tempo d'una cronometro gli si
gonfiano intorno le nostre periferie... mentre, nell'arco d'una
volata, gli spuntano intorno l'anic, portomarghera e bagnoli,
l'acciaieria di taranto, gioia tauro, agrigento e la diga del
vajont...
io me lo immagino gale... tra inni di mameli e nastri tricolore,
tra processioni oscure e benemerita in parata...
io me lo immagino gale... sfrecciare sotto palchi e pulpiti mentre
qualcuno sputazza mille P di Partito, di Popolo, di Patria-e-Progresso
e di Pentitevi Puttana Boia su grappoli d'operai-contadini aggrappati
ai filobus che li portano da casa ai cantieri della ricostruzione,
dai cantieri alle case della ricostruzione...
io me lo immagino gale... nella maglietta gialla appiccicata alla
pelle che pedala e pedala, che sale e che scende, che scatta e
schiatta di fatica...
io me lo immagino gale... sempre più stupito ed incredulo
che non riesce a trovare niente di bello e di santo, che si chiede,
con le chiappe che lucidano il sellino in pelle, cos'è
successo all'italia dopo lorenzo e pico... io me lo immagino gale
che, seduto sul cesso, si domanda perché mai si sia costruita
quest'italia qui e non quella che ogni sera gli viene in sogno
a Massa e Cozzile...