Versione grafica

DEMO

Homepage
Radio1


GALEAZZO NARDINI
di Michael Pergolani

Ho conosciuto Galeazzo Nardini a Londra nel 1979. Me lo presentò Mario ch'era lo "sparks" (elettricista) di quella banda di "scancugliati" ch'era la mia troupe televisiva al tempo de "L'altra domenica". Mi disse che l'aveva incontrato in un pub della King's Road. Era ubriaco e, da ubriaco, chiedeva ad ognuno che gli paresse sufficientemente italiano, se per caso conoscesse Michael Pergolani. Insomma era venuto a Londra per incontrarmi ma era partito senza mezza coordinata.
Diventammo amici... ma questo è un altro discorso.
Galeazzo era di Montecatini era un artista... ma non un artista come tutti gli altri, era un artista in sciopero. In sciopero del '76. Cosa voleva dire? Voleva semplicemente dire che s'era messo in sciopero e che non dipingeva più... Disaffezione? Inutilità dell'arte? Fine dell'arte? Tela bianca come ultimo risultato del gesto artistico? No, non voleva più essere complice del sistema... Gli artisti, in fin dei conti, erano e sono al servizio del potere economico e politico. Quindi basta! Certo c'era di mezzo l'arte concettuale, Fluxus, le "performance" dell'artista che diventano arte (storica rimase quella in cui Galeazzo si fece togliere una cisti grande come una nocciola da un chirurgo di Firenze durante "Critica 1", un convegno terribilmente serio dei maggiori filosofi, semiologi e critici d'Europa)... Naturalmente questa presa di posizione, ovvero lo sciopero, gli causò un sacco di casini, non ultimo con la moglie, ma anche con la figlia (che in verità l'adora), col padrone di casa, con l'Enel, la Sip (Telecom di allora) e tutto il resto... Fortuna per lui che Galeazzo è Galeazzo ed è amato perché uomo dolcissimo, perché simpatico toscano, perché nelle nuvole, perché un po' di Galeazzo c'è in ognuno di noi, in tutti coloro in cui urla ancora il bambino, magari di tanto in tanto...
Oggi, 9 marzo 1999, è ancora in sciopero. Vive - lui uomo del mondo - in una casa lasciatagli da una zia a Massa e Cozzile, paesetto di poche anime a due passi da Montecatini. L'unica cosa che fa è scrivere "sciopero" su cartoncini Bristol, carta da parati e quant'altro...
Ci sarebbero un'infinità di cose da dire su Galeazzo ma per il momento ricordiamo solo che fu ciclista, tagliatore di pietre preziose, che è il fondatore dell'Università Utopica Ubiquitopica (U.U.U.) ed è uno strenuo avversario della censura. All'epoca in cui frequentavamo entrambi il "Male" ci inventammo, su quel giornale, una grande campagna per togliere "le brache" ai santi del Giudizio Universale di Michelangelo della Cappella Sistina. A proposito, lo sapevate, voi giovani generazioni, che le parti intime (uccelli e passerine) delle figure dei santi della Sistina furono quasi tutte "vestite" da Daniele da Volterra pittore e gran "brachettatore" del Papa?
Un'ultima cosa. Se voleste intervenire su Galeazzo, sulla censura, sullo sciopero, sull'utopia mandateci una e - mail... anche, naturalmente, se voleste comprarvi uno "Sciopero"... cosa che sarebbe più che gradita.

GALE... IL CICLISTA
(un contributo per la sua mostra - 8 settembre 2001 Castello di Buggiano - Pt.)

Io me lo immagino gale... su e giù per le strade del dopoguerra a cavallo della bianchi come un bartali stralunato imbottito d'anfetamine e d'un bel po' di sogni... così diversi da quelli dei ciclisti che sognano borracce e discese senza fine, volate, striscioni e ragazze pettute che li baciano offrendo fiori (ahiahi!)... anziché poppe & languori
io me lo immagino gale... in quegli anni di boogiewoogie e lucky strike, di elvis, nilla pizzi e claudio villa, della Œ600 e dei bar di paese con la tv-radiomarelli accesa sulla fiorentina di montuori...
io me lo immagino gale... me lo vedo pedalare laggiù, in controluce come un'ombra cinese, laggiù sul profilo d'un paese al tappeto e tra due ali di folla smagrita e suonata, tra due ali di gente con in tasca tre alfa in bustina e cinquanta americanß lire...
io me lo immagino gale... me lo vedo buttare sangue su per le salite d'una terra lazzara, stracciona, omertosa... io me lo immagino gale, sullo sterrato, lassù, in una nube di polvere che gli s'impasta al sudore e diventa malta da costruzione, pozzolana e calce, cemento e ghiaia e tondini di ferro... io me lo immagino gale... mentre tutt'intorno e nel tempo d'una cronometro gli si gonfiano intorno le nostre periferie... mentre, nell'arco d'una volata, gli spuntano intorno l'anic, portomarghera e bagnoli, l'acciaieria di taranto, gioia tauro, agrigento e la diga del vajont...
io me lo immagino gale... tra inni di mameli e nastri tricolore, tra processioni oscure e benemerita in parata...
io me lo immagino gale... sfrecciare sotto palchi e pulpiti mentre qualcuno sputazza mille P di Partito, di Popolo, di Patria-e-Progresso e di Pentitevi Puttana Boia su grappoli d'operai-contadini aggrappati ai filobus che li portano da casa ai cantieri della ricostruzione, dai cantieri alle case della ricostruzione...
io me lo immagino gale... nella maglietta gialla appiccicata alla pelle che pedala e pedala, che sale e che scende, che scatta e schiatta di fatica...
io me lo immagino gale... sempre più stupito ed incredulo che non riesce a trovare niente di bello e di santo, che si chiede, con le chiappe che lucidano il sellino in pelle, cos'è successo all'italia dopo lorenzo e pico... io me lo immagino gale che, seduto sul cesso, si domanda perché mai si sia costruita quest'italia qui e non quella che ogni sera gli viene in sogno a Massa e Cozzile...

Versione grafica