Sue Miller
intervista di Federica Velona’

Sue Miller e' nata a Chicago nel 1943 e ora vive a Boston. In italiano si possono leggere i suoi libri La buona madre (Est), Mentre ero via e ora Per amore (Marco Tropea).

Sono tante le cose che si fanno per amore, cose impulsive, cose belle,
ma anche cose molto sconsiderate. Per amore si intitola il libro della scrittrice americana Sue Miller ora tradotto in italiano per la casa editrice Marco Tropea. Abbiamo raggiunto telefonicamente Sue Miller a Boston dove vive le abbiamo chiesto se il suo romanzo Per amore puo' definirsi un'attenta esplorazione dei territori dell'amore condotta da una donna molto critica e autocritica, la sua protagonista Lottie.

Sue Miller: Si' e' cosi', io volevo da una parte che Lottie esplorasse l'amore per l'articolo che stava scrivendo, d'altra parte mi sembrava che tutto il libro, naturalmente attraverso i suoi personaggi, esplorasse le varie forme che l'amore puo' assumere. C'e' l'amore ossessivo, ma ci sono anche l'amore che Lottie prova per suo figlio, che forse e' l'amore piu' forte della sua vita, e l'amore che prova per il marito. Questo e' un amore che si deve trasformare dal sentimento molto forte che precedeva la convivenza, a un amore piu' addomesticato, che Lottie trova molto difficile da vivere, e in piu' ci sono le varie citazioni che lei stessa raccoglie da libri e articoli sugli effetti dell'amore per il suo lavoro.

F.V.: Sue Miller in qualche modo lei condanna l'idea romantica che l'amore giustifica tutto, e' cosi'?

S.M. Be', per quanto riguarda Cameron e la sua vita si'. Ma condannare e' una parola forte, nel libro io guardo alle varie forme di amore, redigo una sorta di mappa di quello che succede in una forma o nell'altra. Mi sembra che il tipo di amore che lui prova neghi la possibilita' di resistenza da parte dell'altro, e' in un certo senso ripiegato su se stesso, non sopporta litigi, resistenze. Si' certo il libro condanna quest'atteggiamento.

F.V. Lei crede che il personaggio di Cameron, con la sua ostinazione amorosa, abbia qualcosa in comune con il grande Gatsby di Fitzgerald?

S.M. Oh interessante, in comune hanno di sicuro l'elemento della passione impossibile e del divario sociale. Certo andrei cauta con i paragoni, Il grande Gatsby e' uno dei capolavori della letteratura americana, ma forse ha influito nella creazione del mio personaggio. Gatsby e' una figura piu' complessa di quella di Cameron, e' al centro del romanzo, mentre Cameron e' meno strutturato, ma certo hanno degli elementi comuni, e' interessante, non ci avevo pensato.

F.V. Nello scontro tra Cameron e sua sorella Lottie, c'e' lo scontro tra due diverse concezioni dell'amore. Lottie e' attirata dalla passione che domina Cameron, ma vede pure tutti i limiti del suo atteggiamento, la mancanza di humour, il pericolo implicito nel non voler prendere coscienza della realta'. L'idea di amore di Lottie e' molto piu' complessa, passa tutta l'estate a meditarci su. Sue Miller come riassumerebbe la concezione dell'amore della sua protagonista?

S.M. Alla fine del libro Lottie dice che l'amore e' qualcosa che lei provera' ad affrontare, e credo che la conclusione di Lottie sia che l'amore e' impossibile, eppure e'qualcosa su cui bisogna lavorare. Lei sente che il dovere di amare e essere amata in modo quotidiano, da donna sposata, e' arduo, ma che deve provare a crederci. Credo che nella sua frase "cerchero' di farcela", ci sia in un certo senso la sua concezione del matrimonio.

F.V. Lottie, come altri personaggi femmminili dei suoi libri, penso in particolare a Jo di Mentre ero via , e' cosi' simpatica perche' e' piena di difetti, prova rabbia, rancore, invidia, e' una donna vera. Mi sono piaciuti in particolare i suoi dialoghi con il figlio Ryan. Quanto c'e' di lei in questo personaggio?

S.M. (risata) Naturalmente tutto cio' che di amabile c'e' in Lottie viene da me. Credo che ogni mio personaggio sia un misto di cose che mi appartengono e di cose distantissime da me. Probabilmente il rapporto tra lei e suo figlio e' la cosa che piu' ci accomuna, tra me e mio figlio c'e' piu' o meno la stessa distanza di eta' che c'e' tra Lottie e suo figlio, e il senso di intimita' tra loro e il modo in cui lui si arrabbia all'improvviso con lei, mi e' molto familiare. Ma la situazione di Lottie e' molto diversa dalla mia, Lottie e' una persona spaventata e ha ragione di esserlo, il modo in cui e' cresciuta l'ha resa introversa e le e' difficile entrare in contatto con gli altri adulti.

F.V. Il mal di denti di Lottie ha un grosso ruolo nel libro. Sin dall'inizio lei ha questo problema con i denti, che esplode alla fine. Il mal di denti ha anche un valore metaforico nel suo libro?

S.M. Be' certo, spero che lo abbia. Il tormento che lei subisce all'inizio del libro e' una trovata. Ho usato la citazione di Samuel Johnson secondo cui se si morisse di mal di denti sarebbe la morte peggiore, la piu' dolorosa. Cio' evidenzia il senso di morte che Lottie prova nel corso del libro, dovendo lottare con il limite delle cose. Piu' il dolore ai denti si fa acuto nel viaggio di ritorno verso casa, piu' lei e' cosciente della propria e dell'altrui mortalita'. All'inizio il mal di denti voleva solo essere un segno dell'estrema poverta' della sua infanzia con cure dentistiche inadeguate e volevo solo rispondere alla domanda su quante cose si possono fare con il mal di denti, o su quelle che potrei fare io con il mal di denti.

F.V. In Per amore e anche in Mentre ero via, il suo libro pubblicato l'anno scorso da Marco Tropea c'e' una riflessione sugli anni settanta. Qual e' oggi il suo giudizio su quegli anni cruciali per le donne?

S.M. In America in particolare sono stati anni di cambiamento radicale per le donne di una certa classe sociale, non per tutte le donne. Per molte donne hanno significato un grande cambiamento in termini di lavoro e di status sociale e hanno anche complicato loro la vita. Per ogni cosa che si guadagna c'e' qualcosa che si perde. La vita e' facile quando le cose sono chiare e i compiti fissi. I confini ora sono confusi e aperti al negoziato. E' piu' difficile per un uomo e una donna avere una relazione. Enormi miglioramenti per la donna hanno comportato dei costi in termine di maggiore complessita' della vita e bisogna rinegoziare la propria posizione in ogni rapporto.

F.V. E la complessita' della vita e' la materia prima dei suoi romanzi...

S.M. Si' mi da' molto su cui scrivere, e io sono molto contenta di questo, in un mondo piu' semplice di che cosa scriverei?

F.V. Un'ultima domanda sulle sue ascendenze letterarie: ho letto che i suoi autori preferiti sono John Cheever e Flannery O'Connor. A me i suoi romanzi ricordano per certi versi quelli di Anne Tyler. Cosa pensa di questa scrittrice?

S.M. Mi piace molto come scrittrice, anche se e' una scrittrice molto diversa da me. Capisco che si possano vedere dei parrallelismi tra di noi, ma lei fa una cosa che a me non interessa, e' gentile con i suoi personaggi, tende a non farli soffrire. Spesso quando finisco di leggere uno dei suoi libri penso che nella vita reale quella sarebbe stata una persona distrutta. Tyler vede il mondo in modo piu' gentile di quanto non faccia io.