RADIOTRE LIBRI
Intervista a Peter Blauner

Peter Blauner e' uno scrittore L'uomo del giorno Peter Blaunernewyorkese quarantenne, ha lavorato per anni al New York Magazine. L'uomo del giorno, pubblicato in italiano da Tropea e' il suo quarto libro. Ho chiesto a Peter Blauner, venuto in Italia per presentare questo libro Cosa c'era all'origine del L'uomo del giorno.

C'e' una storia che e' successa negli Stati Uniti qualche anno fa. Un giovane paramedico salvo' la vita a una bambina chiamata Jessica McLure in Texas. Per un paio di giorni divenne il beniamino dei media, era in tutti gli spettacoli televisivi, su tutte le riviste, i giornali. Ma dopo un po', come sempre accade, l'attenzione dei media si sposto' su altri casi e lui non riusci' a sopportare il calo d'attenzione. Comincio' a perseguitare i produttori televisivi e i giornalisti telefonando in continuazione e alla fine si uccise. Chiaramente aveva altri problemi, problemi precedenti, ma il suo caso mi ha fatto riflettere. I media condizionano non solo l'idea che abbiamo dell'eroismo, ma anche quella che abbiamo di noi stessi. Il protagonismo e' un desiderio, una droga che da' dipendenza. C'e' gente che ha perso la famiglia, la cui casa e' stata bruciata e pensa a essere pronta per l'appuntamento con il truccatore in tv il giorno successivo, come se avesse aspettato per tutta la vita di essere intervistata. Mi pare una cosa molto strana e triste.

Peter Blauner, il suo atto di accusa nei confronti del cattivo giornalismo e' quasi piu' forte di quello nei confronti del terrorismo islamico. Nasser, il terrorista e' un giovane sbandato e manipolato, mentre Judy Garland, la giornalista a caccia di scoop, non ha neppure l'alibi do credere in quello che fa. E' cosi'?

No, perche' mettere una bomba e' sicuramente piu' dannoso che pubblicare una storia su un giornale. Comunque io ho cercato di guardare al modo in cui i mass media influenzano concetti chiave come eroismo e identita'. Anche il giovane terrorista che crede di agire contro la cultura moderna e contro i mezzi di comunicazione moderni in realta' ne e' contagiato a tal punto da cercare di apparire sulle tv locali e nazionali mettendo la bomba.

Molti scrittori americani hanno cominciato la loro carriera come giornalisti. Quand'e' che Peter Blauner ha deciso che voleva scrivere dei romanzi e cosa c'e' di giornalistico nella sua scrittura?

Ho deciso che volevo diventare uno scrittore a tredici anni e in quel momento ho deciso che volevo essere uno scrittore realista. C'era un solo modo per diventarlo ed era fare prima il giornalista e imparare a descrivere la vita degli altri, cogliendone tutte le sfumature in dettaglio e uscendo dalla mia ristretta sfera di esperienza.

David Fitzgerald, il protagonista del suo libro ha una forte relazione con la letteratura e non solo perche' la insegna a scuola. La letteratura e' lo schermo mentale attraverso cui filtra l'esperienza. E' questa la sua personale attitudine verso i libri? Quali sono i suoi autori preferiti?

Be', gli artisti che amo di piu', guarda caso, sono quelli che hanno un passato di giornalisti, come Graham Green, Steven Crane e Hemingawy, uno dei maestri del realismo letterario. Molti di questi autori sono ampiamente citati nel libro, soprattutto quelli che hanno scritto sull'eroismo e sul coraggio e su come questi concetti sono diventati piu' complessi nel mondo moderno. David incarna la tensione tra la vecchia nozione tradizionale dell'eroismo e il modo in cui e' stata corrotta dalla piu' moderna nozione di celebrita'.

Quali sono gli scrittori contemporanei a cui Peter Blauner si sente piu' vicino?

A dire la verita' i miei gusti sono cambiati molto nel tempo, prima mi piacevano gli autori di gialli, ma man mano che invecchio mi identifico con scrittori di altro tipo. Ho appena finito il libro di Pearl's Buck sulla prima guerra mondiale, sto leggendo anche il libro di Roddy Doyle, Una stella di nome Henry che mi piace molto e torno al passato leggendo scrittori che si sono occupati degli emigrati in America, come Isaac Bashevic Singer, Henry Roth e stranamente Mario Puzo.

Mentre scriveva questo libro pensava alla possibilita' che ne venisse tratto un film? Il cinema ha influenzato il suo stile?

Veramente io cerco di tenere il cinema il piu' possibile lontano dalla mia mente. Molti scrivono libri per farne dei film, ma pensare in termini cinematografici significa usare solo due dei cinque sensi, la vista e l'udito. Quando si scrive un libro , almeno quando io scrivo un libro, provo a usare tutti e cinque i sensi, a calarmi completamente nei miei personaggi per sentirli piu' veri, come fa un attore.