Intervista a Richard Ford
di Federica Velona’


Richard Ford, nato nel 1944 a Jackson, Mississipi e' uno dei maggiori scrittori americani viventi. Ha scritto A Piece of my Heart (1976), L'estrema fortuna (1981), Sportswriter (1986), Rock Springs (1987), Incendi (1990), Il giorno dell'Indipendenza con cui ha vinto il premio Pulitzer e il recente Donne e uomini. Tutti questi libri sono stati tradotti in italiano da Feltrinelli.

Federica Velona’: Richard Ford Donne e uomini e' un libro che raccoglie tre racconti lunghi, il primo e il terzo dei quali sono ambientati a Parigi. Per i protagonisti di questi racconti, Martin Austen e Charley Matthews, che sono americani, intorno ai quaranta, Parigi e' inizialmente un posto esotico, e poi si rivela un luogo ostile, in cui e' facile perdersi. Anche nel suo romanzo Il giorno dell'Indipendenza Frank sperimentava una vacanza fallimentare a Parigi. Si puo' dire che nella sua narrativa Parigi viene assunta come il simbolo dell'aspirazione dell'americano medio a una vita nuova ed eccitante?

Richard Ford: Forse e' cosi', anche se sono molto riluttante all'idea che i simboli abbiano effettivamente significato. Probabilmente e' vero che per gli americani andare in Francia, andare a Parigi, rappresenta qualcosa di piu' di una semplice vacanza, forse rappresenta qualcosa di liberatorio, qualcosa di romantico, qualcosa che li puo' mettere in contatto con parti di se' generalmente trascurate.

F.V. Ma queste aspirazioni restano per lo piu' frustrate..

R.F. Si', perche' vanno in Francia con aspettative eccessive, le loro aspirazioni sono frustrate perche' hanno tardato troppo ad andarci.

F.V. Nel racconto intitolato "Occidentali" Parigi e' una citta' spettrale, le finestre dell'albergo danno su un cimitero e Helen, l'amante di Charley dice subito che le piacerebbe essere sepolta li'. Perche' Parigi le ha ispirato questi sentimenti funesti?

R.F. Questi sentimenti non li ha ispirati a me, ma ai miei personaggi. Parigi e' un posto in cui ho vissuto e che amo molto, ma qui ho scelto di illustrarne gli aspetti funzionali ai miei personaggi. Questi racconti non sono per niente autobiografici soprattutto per quanto riguarda il venir delusi da Parigi. Parigi non mi ha mai deluso, mi e' sempre parsa meravigliosamente complessa e ricca di aspetti diversi.

F.V. Veniamo alle relazioni tra donne e uomini che costituiscono il tema principale di questi racconti. la parola chiave dei rapporti che lei descrive mi sembra "estraneita'", le donne e gli uomini non si capiscono anche quando si amano. L'immaturita' degli uomini ha a che fare con questo?

R.F. Direi che l'immaturita' umana ha a che fare con questo. Non credo che gli uomini abbiano piu' probabilita' delle donne di essere immaturi. Forse quello che lei definisce immaturita' negli uomini che io ho descritto e' il loro solipsismo, sono persone che credono che il mondo si esaurisca in loro stessi e quindi quando provano affetto per qualcuno o amano, non amano l'altro, ma amano l'esperienza di provare amore, non entrano mai in contatto con l'altro che pensano di amare, perche' sono troppo presi dalle proprie emozioni. Credo che in generale l'immaturita' sia tanto maschile quanto come femminile. Io credo che a livello emotivo cio' che vale per l'uomo valga anche per la donna.

F.V. In un'intervista che ho letto su Internet lei diceva di non poter scrivere su personaggi per cui non prova ammirazione...

R.F. Non credo di aver parlato di ammirazione, forse di simpatia...

F.V. Questo mi pare piu' da lei, i due personaggi di cui stiamo parlando non sono in effetti tali da suscistare ammirazione ma forse simpatia umana si'...

R.F. E' vero che scrivo racconti i cui soggetti non sono tali da suscitare immediata ammirazione, ma questo proprio perche' cerco qualcosa in loro che possa ispirare simpatia. In generale tendiamo a condannare o ad accettare le persone per ragioni molto superficiali. Le giudichiamo indegne senza considerare certe qualita' che potrebbero mitigare il nostro giudizio su di loro.

F.V. "Il donnaiolo" il primo dei racconti di Donne e Uomini racconta la crisi di un signore americano e termina con un brutto episodio che riguarda un bambino, il figlio della francese Josephine che senza volerlo ha scatentato le fantasie del protagonista. Qual e' la funzione di questo episodio nell'economia del racconto?

R.F. Si', ora le spiego: la logica della storia e' che se si e' solipsistici, se si e' incapaci di avventurarsi fuori dal piccolo cosmo del se', si e' in una condizione a rischio. Quando si fallisce nel tentativo di guardare al di la' di se' ci si mette nei guai. Quanto a Martin Austen, quando esce nel parco con il bambino, fallisce nel dovere di badargli perche' e' troppo preso dalla riflessione sui suoi problemi e sul suo futuro. Cosi' la vita del bambino che gli e' affidato corre un grosso rischio.

F.V. Quindi pensando troppo a se' diventa un pericolo per gli altri...

R.F. Si' e cosi'. Un mio amico Jeffrey Wollfs mi ha detto che quando Martin Austen guarda un tizio nel parco che viene fotografato, quello e' Richard Ford. In quella scena ci sono io. E' stata l'unica volta in cui mi sono messo in un libro, ma l'ho fatto in modo anonimo, se n'e' accorto solo lui.

F.V. "Gelosia", il racconto centrale, e' il piu' enigmatico. In primo luogo per la sua collocazione in questa raccolta. Mi ha ricordato i suoi racconti intitolati Rock Springs e non solo perche' e' ambientato in Montana ma anche per il tema che tratta, l'improvvisa fine dell'infanzia. Perche' ha scelto di collocarlo qui?

R.F. Be', l'ho messo qui per diverse ragioni. Prima di tutto, dal punto di vista formale sono tutt'e tre racconti. Poi sentivo che alcuni dei motivi di fondo e dei temi di Rock Springs erano maturati mentre scrivevo altre cose, erano giunti a compimento e infine pensavo che tutti e tre i racconti fossero incentrati su persone solipsistiche. In particolare in "Gelosia", la zia e' un personaggio solipsistico, non presta attenzione a nessuno che non sia lei stessa e percio' provoca disastri nella vita di chi la circonda, nell'uomo entrato nel bar e in qualche modo anche in suo nipote.

F.V. Non ho capito bene a che cosa si riferisce la gelosia del titolo. E' Larry a essere geloso di suo padre? O e' la zia a essere gelosa di sua sorella?

R.F. Ha capito bene, quello che volevo suggerire e' che tutte le relazioni tra i personaggi in quel racconto potrebbero essere riassunte sotto la parola gelosia. Gelosia e' quello che prova ogni personaggio verso tutti gli altri. Il racconto potrebbe essere utilizzato per ridefinire la parola gelosia come solipsismo. Quando si e' gelosi si guarda all'altro solo come oggetto di desiderio.

F.V. Un'ultima curiosita'. In piu' di un racconto lei parla di persone che si riconoscono in personaggi letterari e che si arrabbiano molto con gli scrittori che li hanno rappresentati. E' qualcosa che le e' successo?

R.F. No, e se e' capitato non me l'hanno detto. Io non metto personaggi che siano riconoscibili in toto nei miei libri, mi limito a prendere brandelli di cose che vedo, brani di discorsi, posti in cui qualcuno ha vissuto, appartamenti, vestiti. Non e' molto pratico per me provare a inserire qualcuno che conosco in un racconto perche' i personaggi diventano meno malleabili, meno capaci di sviluppo.

 

Vedi anche
http://www.olemiss.edu/depts/english/ms-writers/dir/ford_richard/
http://www.salon.com/weekly/interview960708.html
http://www.emerson.edu/ploughshares/Fall1996/FordProfile.html
http://www.randomhouse.com/vintage/read/independence/ford.html