RADIOTRE interviste
Intervista a David Grossman
DI FEDERICA VELONA'

grossmanDavid Grossman nel libro Un bambino e il suo papa' ora proposto al pubblico italiano da Mondadori nella collana "Contemporanea" lei esplora il mondo dei bambini in sei capitoli. Ci sono sogni, incubi, paure, c'e' fantasia, ci sono giochi e magie. E' un bellissimo libro per bambini, ma e' anche un libro importante per gli adulti. Leggendolo si possono capire molte cose sui propri figli. Mentre scriveva pensava piu' ai bambini o agli adulti come pubblico di questo libro?

Pensavo solo ai bambini. Pensavo a mio figlio Jonathan che allora aveva quattro anni. Volevo scrivere un libro che gli fornisse esattamente cio' di cui aveva bisogno. Volevo scrivere un libro in cui un bambino potesse sentirsi a casa. Quando scrivo libri per bambini ho in mente sempre il momento in cui i genitori leggono i libri ai bambini. Di solito lo fanno quando mettono a letto il bambino. E' un momento molto speciale: di solito nel corso della giornata ci sono litigi tensioni, discussioni; non sempre l'atmosfera in famiglia e' rilassante, ogni genitore lo sa, non e' facile mettere insieme i contrastanti bisogni di un adulto e di un bambino. Ma quando si mette a letto un bambino e' un momento molto rilassante. Cioè' no, la cosa e' un po' più' complicata: per il bambino questo momento può' essere molto pauroso. Proviamo a ricordare quando eravamo piccoli, e venivamo lasciati soli in camera da letto. Era buio, al massimo era rimasta accesa una piccola luce, le ombre apparivano strane, non si riusciva a riconoscere la forma delle cose e si sentivano dei rumori, quello che accadeva in casa non richiedeva la nostra partecipazione, eravamo soli nel letto e la notte e' il regno dei sogni, ma come ha detto lei, anche degli incubi e di ogni genere di pensieri. Volevo scrivere un libro che accompagnasse il bambino in questo viaggio notturno, volevo che il libro fosse un bacio sulla guancia del bambino.

grossmanIl dialogo tra padre e figlio e' il cuore del libro. Come fa David Grossman a immedesimarsi nei pensieri dei bambini?

Be' credo che per lo più' cerco di ricordarmi di me stesso a quell'età', ricordo come era difficile essere un bambino e come un bambino abbia bisogno del conforto di un genitore. Quando ripenso alla mia prima infanzia ricordo in modo molto chiaro ancora oggi quanto siano soli i bambini. Possono essere molto socievoli, avere molti amici, essere circondati da persone amorevoli, da parenti, fratelli e sorelle, e insieme possono essere le persone più' sole al mondo. E' cosi' difficile quando si e' giovani esprimere esattamente quello che si prova, si ha un linguaggio povero, non si padroneggiano le sfumature del linguaggio. Ci sono tante cose che non si capiscono , che sono misteriose, tabù', incubi, ma d'altra parte e' anche un periodo caratterizzato da un'energia esplosiva, da speranze e creatività' e immaginazione. Quando ho scritto questo libro volevo catturare queste sfumature, questo momento della vita in cui tutto e' cosi' nuovo, cosi' pieno di speranze, energie, colori e nello stesso tempo il cuore e' tanto solitario.

I bambini sotto i sei anni vivono in un mondo in cui i confini tra realtà' e magia sono molto sfumati. Nel capitolo di Un papa' e il suo bambino intitolato "Itamar e il capello magico" il padre dimostra un grande equilibrio tra il rispetto delle esigenze di fantastico del bambino e il desiderio di tenerlo con i piedi per terra. Nella sua produzione letteraria il rapporto tra magia e realta' e' sempre stato centrale, non e' vero?

grossmanSi', lo e', e' anche piu' facile quando si parla di bambini, perche' come dice lei ai bambini tante cose appaiono magiche. Noi come adulti siamo abituati alle sorprese del mondo, o, per dirla in un altro modo, abbiamo smesso di porci le domande fondamentali, di esaltarci per le cose davvero importanti. Per i bambini cosi' tante cose sono mistero, sono avventura: un bambino che guarda la finestra mentre piove vede una gara tra due gocce di pioggia a chi arriva prima e ciò' lo diverte molto o la diverte molto, e guardare le formiche nel prato per un bambino e' eccitante come una guerra mondiale. Quando scrivo per bambini voglio riprodurre questo senso di magia anche per me. Nel capitolo che lei ha citato il figlio usa il cappello magico per trasformare il padre in un lupo, in un gallo, in una scimmia e ha un po' paura che quello che fa si realizzi sul serio. I bambini in generale hanno paura che ciò' che pensano si realizzi e qualche volta si sentono in colpa o responsabili per questo, ma nello stesso tempo Itamar vede il padre e in questo capitolo ho messo anche la madre per raddoppiare il senso di sicurezza. I genitori lo rassicurano in un modo molto sottile, in un modo che forse possono capire solo un genitore e un figlio, gli fanno capire che tutto andrà' bene e che non si deve preoccupare.

Lo scrittore francese Daniel Pennac in una recente conferenza che abbiamo trasmesso qui a Fahrenheit ha raccontato che scrivere per bambini gli prende più' tempo che scrivere per gli adulti perché' deve scegliere il giusto aggettivo, il giusto verbo, il giusto sostantivo, che deve fare economia di parole. David Grossman lei e' d'accordo con Pennac?

Be' naturalmente ogni scrittore scrive in modo diverso, ma sono d'accordo con lui sul fatto che scrivere per bambini comporta un'enorme responsabilità'. Ogni parola come dice Pennac, deve essere vagliata con attenzione molto particolare. Le storie che scrivo per bambini le rileggo molte volte. Le leggo ai miei tre figli, poi vado a leggerle all'asilo della più' piccola, poi acchiappo altre vittime e le costringo ad ascoltarmi finche' la storia non si cristallizza, finche' non c'e' una sola parola inutile. Se si scrive male, se si fanno errori nei libri per bambini si viene subito scoperti. Dipende dalla sensibilità' dei bambini, ma anche dal fatto che le storie si leggono loro ad alta voce e quando si legge cosi' e' chiaro quando c'e' qualcosa che non va. Ma aggiungerei che scrivo per bambini in modo diverso da quando scrivo per adulti. Quando scrivo per bambini la storia deve avvolgere il lettore con tenerezza. Nei miei libri per adulti questo non e' cosi' frequente, sono dei libri più' duri che concedono meno spazio alle illusioni.

Nel Libro della grammatica interiore, il suo libro che io amo di più', ci sono delle pagine molto belle sulla percezione che hanno i bambini del tempo. In che senso il tempo dei bambini e diverso dal tempo degli adulti?

Be' lei sa che l'idea del tempo a cui noi siamo abituati e' molto arbitraria. Anche questo millennio che ci apprestiamo a celebrare e' qualcosa di arbitrario che imponiamo al fiume dell'eternità'. Per i bambini e' diverso, credo che loro sentano il tempo in modo più' preciso e primario di noi, per loro parte del tempo e' quello che facciamo quando li imprigioniamo nel nostro tempo di adulti, quando li forziamo a svegliarsi a un'ora precisa per andare a scuola per esempio e' penoso a volte vedere come un bambino deve adattarsi artificiosamente ai nostri schemi del tempo. Inoltre il bambino non sa valutare il tempo cosi come non sa valutare le distanze. Quando i miei bambini erano piccoli e gli dicevo che dovevo partire per una settimana a loro pareva un'eternità', una serie interminabili di giorni. Quando ho capito questo, ho deciso di non stare lontano per più' di due o tre giorni finche' erano molto piccoli. Tre giorni per loro erano un incubo, cominciavano a dubitare del fatto che sarei mai tornato. Questo pensiero per me era intollerabile.

Rileggendo Il libro della grammatica interiore mi e' tornato alla mente Oskar, il protagonista del Tamburo di latta di Gunter Grass. David Grossaman qual e' il suo rapporto con il Tamburo di latta e con il suo personaggio principale?

Ho amato il libro di Gunter Grass. Ma devo dire che Oskar nel Tamburo di latta e' soprattutto un'allegoria di qualcosa di più' grande di lui, della Germania. Il fascino del libro consiste nel rivelarci in profondità' l'animo germanico con tutti i lati bui che esistono in esso. Nel mio libro il protagonista non e' l'allegoria di niente, e' un bambino tormentato che all'età' di 12 anni non e' capace di crescere, non vuole crescere, perché' non vuole partecipare a ciò' che considera gli automatismi del comportamento adulto, non vuole essere parte del gioco degli adulti. Volevo descrivere come e' arbitrario il corpo per noi, come tutta la nostra vita sia soggetta alla burocrazia del corpo, alla dittatura delle ghiandole.

Crescere e' difficile ovunque, ma com'è' crescere in un paese problematico come Israele?

Lei ha proprio ragione. E' dura vivere vite piene di tensioni, di paure, con il senso che la guerra sia sempre dietro la porta, che ogni dieci anni ci sia una guerra, che tante persone che conosciamo siano state uccise o ferite. Circa due anni fa e' esplosa una bomba in una delle strade principali di Gerusalemme a cinquanta metri dalla scuola frequentata dai miei due figli maggiori. Per un'ora siamo rimasti senza loro notizie e in quell'ora ho perso dieci anni della mia vita, fino a quando non ci hanno telefonato per dirci che stavano bene. Ma un ragazzo della classe di mio figlio e' stato ferito lievemente e suo padre e' morto in quell'attentato. Non e' facile, e' una vita sull'orlo dell'abisso, con un futuro sempre molto incerto. Forse questa e' un'altra delle ragioni per cui scrivo per bambini. Vivendo in questa realtà' c'e' il rischio di chiudersi in se stessi, di non esporsi al mondo che ci può' ferire. Voglio scrivere libri per creare una diversa dimensione dell'essere, per allargare la superficie dell'anima, per offrire ai bambini la creatività' e i colori. Forse a volte e' necessario ricordare queste cose per rinforzarsi e poter affrontare la realtà'.