Intervista a Savyon Liebrecht
di Federica Velona’


Savyon Liebrecht e' una scrittrice israeliana, nata in Germania nel 1948. Si e' laureata in filosofia all'universita' di Tel Aviv, citta' in cui vive. In italiano le edizioni e/o hanno pubblicato nel 2000 il suo romanzo Prove d'amore, che racconta l'improvvisa passione tra un uomo e una donna che si conoscono nell'ospedale geriatrico dove sono ricoverati i rispettivi genitori e nel 2001 i sette racconti della raccolta Mele dal deserto. Ha scritto per il teatro e per la televisione.

FV Savyon Liebrecht il tema della vecchiaia, del decadimento fisico e mentale compare spesso nella letteratura israeliana. Penso per esempio a Possessione, il testo per il teatro di Abraham Yehoshua rappresentato in questi giorni al teatro Argentina a Roma, ai libri di Yehoshua Kenaz a quelli di Yoram Kaniuk. E’ solo una mia impressione, o lei crede che questa tematica sia ricorrente nella letteratura del suo paese? E a lei come è venuta l’idea di raccontare in Prove d’amore, il suo romanzo pubblicato di recente da e/o, una storia d’amore nata all’ombra di un ospedale geriatrico?

SL Non credo che la maggior parte degli scrittori israeliani si occupi del problema del diventare vecchi o dell’accudire genitori vecchi. Io mi sono interessata a questa tematica perché sono arrivata all’età in cui i miei genitori e i genitori dei miei amici si sono ammalati e alcuni di loro sono finiti in ospedali geriatrici. E’ un’esperienza sconvolgente, la condizione umana lì è così diversa da come si puo’ razionalmente pensare. Da qui e’ nato un racconto che è cresciuto fino a diventare un romanzo, all’inizio era solo un racconto.

FV La nostra società tende a ignorare il pensiero della morte, in Prove d’amore lei descrive la solitudine di Hamutal che non riesce a parlare della madre malata con i suoi familiari, con suo marito e le sue figlie, sempre pronti a cambiare argomento di conversazione. C’è poi un altro aspetto del silenzio tra persone che si vogliono bene ed è il silenzio tra Hamutal e sua madre, che non le ha mai raccontato la sua deportazione in un lager. Crede che ci possa essere un legame tra questi due silenzi?

SL Sì, un legame c’è, ora che mi ci fa pensare, non mi avevano mai fatto questa domanda. In effetti si tratta di due incubi, l’esperienza di venir ricoverati in un ospedale geriatrico e la memoria dell’Olocausto, quindi non stupisce che in entrambi i casi domini il silenzio. Ma è un dato di fatto, a prescindere dal libro, che nella maggior parte delle case israeliane dove c’era un sopravvissuto dell’Olocausto dopo la seconda guerra mondiale non si parlava mai di quello che era successo. E questo per diverse ragioni, storiche e psicologiche, i genitori non volevano che i figli sapessero quello che avevano subito e il riflesso di questo c’è nel romanzo.

FV Lei descrive due reazioni diverse rispetto alla memoria familiare dell’Olocausto: una è la reazione di Hamutal che si chiude a riccio appena sente un accenno all’argomento, l’altra è quella di Tizpi, sua cugina, da sempre interessata a conoscere e capire. Come spiega questi due comportamenti opposti da parte di due coetanee?

SL Hamutal non voleva chiedere e non voleva sapere perché immaginava che raccontare fosse troppo doloroso per i suoi genitori, mentre per sua cugina, forse perché non interrogava i propri genitori, ma quelli di Hamutal, era piu’ facile chiedere e ascoltare e quindi e’ lei quella a cui la storia viene raccontata e lei conosce molte cose che Hamutal ignora.

FV Da ragazza Hamutal idealizza la madre di una delle sue amiche e solo per caso da adulta scopre che quella donna era stata una kapò.Questa scoperta getta un’ombra su uno dei ricordi più felici della sua infanzia, ma le fa anche capire come sia difficile giudicare la gente. La madre di Dorrit era una persona spregevole, ma una madre affettuosa, la madre di Hamutal al contrario era stata un fallimento come madre. Anche nei suoi racconti della raccolta Mele dal deserto affiora spesso quest’ambiguità, si potrebbe dire che la difficoltà nel giudicare gli altri è un tema che l’affascina Savyon Liebrecht?

SL Si’, credo che non solo sia ingiusto giudicare, ma che sia impossibile capire quello che è successo a certe persone per spingerle ad agire in un certo modo. Quando la guerra e’ finita e quelle persone sono venute in Israele si sono trovate in una realta’ diversa e credo che a me interessi vedere come la stessa persona reagisca in situazioni diverse. La stessa persona puo’ essere una kapo’ in una situazione e una madre molto tenera in un’altra.

FV In Prove d’amore lei definisce perverso il legame tra madre e figlia. Hamutal non ha mai capito sua madre e ha grosse difficolta’ a comunicare con la figlia minore. C’e’ qualcosa della sua esperienza nella descrizione di queste relazioni difficili?

SL No, io appartengo a quella schiera di scrittori che non scrivono sulla loro esperienza diretta. Ho bisogno di mettere una certa distanza da cio’ che ritraggo. Queste relazioni non contengono nulla di cio’ che ho vissuto nella mia vita. Ma e’ interessante, credo che la relazione tra madre e figlia sia complicata per definizione, prenda diverse forme, ma tutte complesse a modo loro.

FV Tornando alla storia d’amore contenuta nel suo romanzo, mi e’ piaciuto il modo in cui lei racconta la diversa reazione dell’uomo e della donna che vivono l’adulterio. Entrambi hanno gia’ una famiglia e sanno che la loro storia non ha futuro, ma la donna cerca di immaginare un seguito alla loro passione e si arrabbia quando lui, appena morto il padre, riparte per Chicago. Hamutal e’ molto femminile in questo tentativo di far durare una storia gia’ conclusa, non le pare?

SL Puo’ essere, anche se conosco storie in cui i ruoli sono rovesciati. Credo che cio’ che e’ accaduto nel libro sia questo: il padre di lui e’ morto per primo, quindi per lui la storia d’amore e’ finita prima che per lei. La storia doveva accompagnare entrambi fino alla fine dei loro genitori. Per lei la cosa e' piu' difficile perche'una madre e' ancora viva quando lui se ne va.

FV Quindi lei crede che se fosse morta prima la madre di Hamutal, lei non avrebbe cercato di trattenerlo?

SL (ride) Non lo so, spero per lei di si’.

FV Non e’ amore, ma e’ qualcosa di simile a un’attrazione inconfessabile quella che prova per un operaio arabo la protagonista delsuo bel racconto «Una stanza sul tetto».Questo racconto della raccolta Mele dal deserto esplora in modo molto profondo le difficolta’ dei rapporti tra israeliani e arabi: il sospetto, il disprezzo, ma anche la curiosita’ che si sviluppa tra i due popoli. Puo’ dirci qualcosa a questo proposito?

SL Si’, e’ strano che lei abbia focalizzato la sua attenzione su questo racconto perche’ prima ho detto che ho bisogno di prendere le distanze dalla mia esperienza personale e questo racconto e’ l’unico che abbia attinto dalla mia esperienza diretta. Durante la guerra del Libano, diciotto o diciannove anni fa, mio marito era nell’esercito e io ho assunto tre palestinesi per costruire una stanza sul tetto e l’esperienza che ho raccontato, a parte qualche differenza, e’ ricalcata su quella che ho vissuto. Credo che un miscuglio di sospetto, paura e compassione abbia dato origine a questo racconto. Io come israeliana e come datrice di lavoro mi sentivo molto in colpa per l’intera situazione e in qualche modo mi pareva che nel racconto venisse in luce la realta’ dei rapporti tra i nostri due popoli.

FV Un’ultima domanda sulla politica. Su «Repubblica» David Grossman ha scritto a conclusione di un articolo sulle recenti elezioni in Israele: « una cosa e’ stare accanto ai binari e descrivere il deragliamento di un treno, un’altra e’ farlo mentre ci si trova sopra». Lei e’ d’accordo con questa visione o la considera troppo pessimista?

SLTemo che questa descrizione sia molto realistica ma siamo abituati ai miracoli. Forse il treno ritrovera’ i suoi binari.