Intervista a David Macfarlane
di Federica Velona'

 
 

1.David Macfarlane, Finita l'estate, il suo romanzo appena pubblicato in italiano da Bompiani racconta la storia di un padre e di un figlio. Lei ha focalizzato la sua attenzione su tre diversi momenti della loro vita, tre momenti di vacanza che segnano le loro esistenze. Come ha avuto l'idea di questo romanzo e come e' nata la sua struttura?
M. Be', io vivo in Canada e una delle caratteristiche della vita nelle regioni settentrionali e' che la stagione estiva e' molto, molto bella, magnifica, ma molto breve. E' diverso dall'Italia per esempio, dove avete lunghe primavere che sfociano nelle estati ed estati che sfociano negli autunni. In Canada l'estate comincia spesso di punto in bianco, e anche al suo picco, all'inizio di agosto, la sera si può sentire freddo e se si è vicino a un lago si sente la temperatura scendere giorno dopo giorno. Sin da bambino sentivo che la bellezza dell'estate canadese conteneva un elemento di tristezza, di sofferenza, la consapevolezza che sarebbe finita prima di quanto avrei voluto. Diventando adulto mi sono reso conto che l'estate era una metafora perfetta per la vita. Quando si e' giovani si crede che la vita durera' per sempre, così come quando si e' giovani si crede che l'estate durerà per sempre, ma quando si cresce si prende coscienza del fatto che non è così, e quando si va avanti con l'età ci si rende conto che la fine sta arrivando piu' rapidamente di quanto ci piacerebbe. Questo è stato il punto di partenza del libro, la semplice constatazione che c'è qualcosa di molto triste nella bellezza di un'estate canadese o comunque di un'estate nordica.

2. Il tema centrale di Finita l'estate è la paternità. Bay Newling, il protagonista, ha avuto un rapporto difficile con il padre e ha dei problemi con il proprio figlio. David Macfarlane, quanto c'è della sua esperienza nella visione della paternità che emerge da questo libro?
M. Credo che ci sia una buona dose della mia esperienza. Non che io abbia un rapporto particolarmente difficile con mio padre o con mio figlio, io ho un figlio, ma credo che tutti i padri e i figli abbiano un rapporto difficile. Quando il padre vuole dire qualcosa al figlio, spesso il figlio non è pronto ad ascoltarlo, e quando il figlio vuole sentirsi dire qualcosa dal padre spesso il padre non è lì a dirglielo. Il romanzo Finita l'estate è basato sulla storia di Abramo e Isacco. Nel racconto biblico Abramo e Isacco vanno via per tre giorni, Dio ha ordinato ad Abramo di sacrificare Isacco e Isacco viene salvato all'ultimo momento. In Finita l'estate Bay e suo figlio vanno a fare un giro in canoa di tre giorni. Le due storie dovrebbero andare in parallelo. Ciò che volevo descrivere è l'incapacità dei padri, o più in generale dei genitori, di tramandare ai figli ciò che dovrebbero tramandare. Poiché la storia è basata su quella di Abramo e Isacco, che è una storia sulla fede, credo che Finita l'estate racconti il tentativo o il fallimento del tentativo di tramandare a un figlio dei convincimenti. Inoltre molto di quello che accade in Finita l'estate ha a che fare con la distruzione dell'ambiente. Le estati che Bay ricorda, quelle in cui si poteva bere l'acqua dei laghi, e si poteva andare in canoa senza temere le grandi barche a motore, quelle estati stanno sparendo. Quindi una delle cose che Bay realizza è che non è stato capace, la sua generazione non è stata capace, di preservare l'ambiente per suo figlio.

3. A proposito della sua visione della natura minacciata dal cemento, io non conosco bene la letteratura canadese, ma nei romanzi canadesi che ho sentito sempre la presenza determinante del paesaggio. Macfarlane lei crede che il rapporto con la natura possa essere visto come uno degli elementi caratterizzanti la tradizione letteraria a cui lei appartiene?
M.Credo che sia uno dei tratti forti della letteratura canadese. Non lo è in modo esclusivo, naturalmente gli scrittori canadesi vivono in città come Toronto o Montreal, Vancouver, che sono delle metropoli, quindi non è che apriamo la porta e ci troviamo nei boschi. Nondimeno non si può vivere in un paese come il Canada che ha un paesaggio così dominante senza esserne consapevoli. I posti che ho descritto sono a solo poche ore di macchina da Toronto e sono posti straordinari che non esistono da nessun'altra parte del mondo, dove altro ci si può trovare soli con la propria canoa davanti a un lago bellissimo? Il paesaggio è sicuramente un elemento importante della letteratura canadese e spesso è un simbolo di bellezza, di spiritualità, come in Finita l'estate, ma può essere anche una presenza terrorizzante. Può diventare soverchiante, la gente muore nei boschi canadesi, non è come nei boschi in Europa dove probabilmente una via d'uscita si trova. Se ci si perde in un bosco canadese si è persi per sempre.

4.Tutto il suo romanzo è attraversato da riflessioni sulla morte. Ho trovato particolarmente belle le pagine in cui Bay racconta al figlio lo sconcerto provato per l'istantanea morte dei suoi genitori in un incidente stradale e la lunga assistenza che ha prestato al suocero malato, un'assistenza vissuta come una forma di compensazione. Lei sembra suggerire che l'unico modo che abbiamo per accettare la morte sia non far finta che non esista. E' così'?
M. Credo di sì e credo che questo ci riporti al discorso iniziale sulla triste brevità delle estati canadesi. Da ragazzo al campo estivo soffrivo di nostalgia di casa, ma forse era qualcosa in più, soffrivo per la fine delle cose, per la fine dell'estate, per la paura che cominciavo allora a percepire, a causa della distanza da miei genitori, della morte di mio padre e mia madre e per tutte le cose che spaventano i ragazzi. La morte…C'è stato chi mi ha fatto osservare scherzando che in Finita l'estate tutti muoiono, al che io ho ribattuto che sì, tutti muoiono…
Che e' proprio quello che succede…
Credo che soprattutto ora che sono più vecchio - proprio vecchio no, ho quarantotto anni - la morte di un genitore, di un amico maggiore di età, diventa un fatto della vita molto più di quando avevo vent'anni di meno.

5. Insieme al tema della morte è molto presente nel suo libro il sentimento del rimpianto, della nostalgia per quello che sarebbe dovuto accadere e non è accaduto, per le parole che si sarebbero volute dire e non si sono dette, per quello che sembrava dovesse durare per sempre e che è cessato bruscamente. David Macfarlane per lei la scrittura e' un mezzo per reagire all'imperfezione della vita?
M. Credo di sì, credo che sia stato questo a spingermi a diventare uno scrittore, il tentativo di trasformare fallimenti e tragedie in qualcosa che avesse una compiutezza artistica. I fallimenti paterni che ho descritto probabilmente sono i miei fallimenti, ma da scrittore posso rivisitarli in una luce in cui non sono più solo dei fallimenti, diventano parte di una storia più grande. Credo che la nostalgia sia la capacità di tornare a dei momenti del passato e provare a capire qual era il loro significato. Alcuni critici a proposito della struttura del libro, del modo in cui il tempo presente, futuro e passato s'intrecciano, mi hanno chiesto se si trattava di un accorgimento letterario e io ho risposto che credo che questo sia il modo in cui funziona la nostra mente - noi siamo costantemente visitati da ricordi, nostalgia, speranze per il futuro, riflessioni su ciò che ci sta accadendo, così credo che passato, presente e futuro nella nostra mente siano intrecciati. La nostalgia per me non è un semplice desiderio di abbandonarsi alla piacevolezza del ricordo, ma ha un rapporto diretto con il presente.