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Intervista
a Joyce Carol Oates |
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FV
Joyce Carol Oates, la Marylin Monroe che lei descrive nelle 767 pagine
di Blonde, il suo ultimo romanzo ora pubblicato in italiano da
Bompiani è una bella persona, è sensibile, generosa, fragile,
ingenua, piena di talento e buona volontà. E’ questa l’opinione
che lei ha sempre avuto di Marylin o questo personaggio è stato
anche per lei una scoperta? FV in Blonde lei osserva che le donne di solito prendevano in simpatia Norma Jeane e il personaggio a cui lei da vita è tale che le donne non possono fare a meno di amarlo e di identificarcisi. JCO
Mentre leggevo il libro mi capitava
una cosa strana: pur non avendo niente in comune con la sua eroina, io
ero lei e soffrivo con
lei. JCO
Penso che ognuno di noi possa
essere Norma Jeane, possa essere trasformato da qualcun altro in una persona
diversa da quella che era inizialmente. Poniamo il caso che qualcuno avesse
influenzato le suescelte
a vent’anni, le avesse rifatto l’immagine, l’avesse fatta diventare un’attrice
di cinema, lei sarebbe ancora
se stessa, ma avrebbe anche un’altra personalità pubblica. Tutti
noi quando eravamo piccoli abbiamo
subito dei condizionamenti che ci hanno resi diversi da quello che eravamo.
A volte è la famiglia, a volte
la scuola o il lavoro a renderci diversi. Norma Jeane in realtà
è qualcuno che è stato costretto a evolvere
in Marylin Monroe e ad ognuno di noi può capitare un’esperienza
simile. FV
E quali sono le reazioni dei
lettori maschi di fronte al suo personaggio? Lo apprezzano anche loro?
JCO
Direi di sì, soprattutto
gli scrittori. Gli scrittori ci si riconoscono, questo libro riflette
l’esperienza di un’artista.
FV
In una lunga intervista su Blonde
che gli ascoltatori possono leggere sul suo sito personale, Joyce Carol
Oates, lei sosteneva
di aver voluto creare un ritratto femminile emblematico del suo tempo
e del suo paese quanto
lo era stato Emma Bovary. Questa affermazione mi ha colpito per più
di una ragione. Intanto le chiederei
in che senso Marylin Monroe le sembra emblematica del secolo appena concluso
e del suo paese, l’America.
JCO
Norma Jeane è una ragazza
che cerca in tutti i modi di essere amata. E’ anche una donna che lavora,
diventa una donna in
carriera, lavora sempre, tranne quando è incinta. Lavora da quando
ha sedici anni, prende
lezioni di danza, di recitazione, di mimo. E’ una tipica donna americana
della seconda metà del ventesimo
secolo, che cerca di essere tutto, di essere amata dalla sua famiglia
– vorrebbe un marito, un figlio
– e di riuscire nella vita. FV
Sì,
ma la sua bellezza la rende eccezionale, non certo normale, tipica… FV
Tornando al paragone con Emma
Bovary, Norma Jeane aveva una vita straordinaria e sognava soprattutto
gli affetti familiari,
Emma aveva una vita normale e sognava l’evasione… forse il punto di contatto
tra loro è che
entrambe conoscono la frustrazione dei loro sogni… JCO
Le reazioni al romanzo in generale
sono state molto polemiche, io attiro sempre polemiche. La famiglia Kennedy
è ancora molto potente in questo paese, ma ci sono molte persone
critiche nei loro confronti e molti
libri hanno dimostrato che John F. Kennedy era pessimo con le donne, teneva
alla famiglia e alla moglie,
ma si comportava malissimo con le donne. No, non credo che ci siano state
critiche particolari riguardo
al ritratto di Kennedy, anzi in molti mi hanno detto che è molto
realistico. FV
E in generale come hanno reagito
i personaggi reali che lei ha descritto nel libro? FV
Be’ per esempio Marlon Brando
a cui lei ha dedicato abbastanza spazio è vivo… JCO
No, non assomiglio a Zola, no,
assomiglio più a Flaubert, a James Joyce. A Zola non interessava
la lingua, lo stile,
non era uno sperimentatore, era molto ottocentesco in questo. Blonde è
un romanzo molto sperimentale,
ogni capitolo è diverso dagli altri, alcuni sono molto corti, alcuni
sono in prosa, altri in poesia, altri
sono fatti solo di dialoghi. No, non mi identifico in Zola, ma in Flaubert.
FV
Come
fa a scrivere tanto, e non mi riferisco solo alle settecento e oltre pagine
di Blonde ma all’insieme della sua
produzione che spazia dal teatro ai libri per bambini, dalla critica letteraria
a romanzi su serial killer a saggi
sulla boxe ecc? JCO
Lavoro molto e rivedo molto
il mio lavoro, quindi non mi sembra di scrivere molto. Devo confessare
che Blonde è stato
il mio romanzo più difficile perché mi sono innamorata di
Norma Jeane, non volevo che morisse,
eppure questo era inevitabile, doveva morire. Scriverlo è stato
davvero doloroso, spero di non dover
più soffrire in questo modo. |
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