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Joseph O'Connor e' nato a Dublino nel 1963. Ha scritto Cowboys & Indians (1991) i racconti I veri credenti (1991), Il rappresentante (1998) e La fine della strada (2000) tutti pubblicati da Guanda, come l'ultimo libro tradotto in italiano, Il maschio irlandese in patria e all'estero, una raccolta di articoli usciti su diversi giornali. |
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Federica Velona’:Il maschio irlandese in patria e all'estero e' l'ultimo libro di Joseph O'Connor ora pubblicato in italiano da Guanda. Raccoglie articoli pubblicati su diversi giornali e riviste e consente di conoscere un altro O'Connor, un O'Connor polemico e umorale. Joseph O'Connor, i suoi ritratti di irlandesi sono molto critici e insieme affettuosi. Lei sottolinea l'innata tendenza degli irlandesi ad eccedere anche nell'immaginazione. Non si potrebbe sostituire il patriottismo con un sentimento di simpatia nei confronti dei propri connazionali? Joseph O'Connor: Be', penso che sarebbe una bella idea. Il patriottismo e' qualcosa che suscita sempre in me sospetti. Chiunque viva in Europa e conosca la storia del ventesimo secolo non puo' non provare sentimenti ambivalenti nei confronti del patriottismo, e soprattutto chi vive in Irlanda, a causa della situazione politica. Si', direi che la simpatia per l'Irlanda e per tutte le societa'sarebbe un modello molto piu' salutare che il patriottismo. Credo che sia stato il grande scrittore inglese Johnson a dire che il patriottismo e' l'ultimo rifugio dello scandalo. Quando i politici si attaccano al patriottismo destano i miei sospetti. F.V. Lei scrive che la sola cosa che gli scrittori irlandesi hanno in comune e' lo spirito iconoclasta.In questo libro lei apre diversi fronti polemici, ma in particolare critica l'utilizzazione del nome di James Joyce a fini turistici. Puo' dirci qualcosa a riguardo? J.O. Qui in Irlanda, come sa chi c'e' stato, c'e' la tendenza a usare l'industria letteraria per promuovere il turismo. A Dublino ci sono ritratti di Joyce, Yeats e Oscar Wilde dappertutto, nelle vetrine di supermarket, nei negozietti, sulle banconote, ci sono statue di scrittori ovunque, e questi stessi scrittori sono citati da politici irlandesi che chiaramente non li hanno mai letti. James Joyce e' considerato un eroe irlandese, ma i suoi libri non rientrano nei programmi scolastici. C'e' un tentativo di far passare l'Irlanda per un paese piu' letterario di quanto non sia, e questo mi mette a disagio, ne parlo spesso in questo libro. F.V. L'altra faccia del suo amore per gli irlandesi e' il suo disprezzo per gli inglesi… J.O. Be' non e' proprio disprezzo, devo ammettere che ho sposato un'inglese, quindi vado a letto con il nemico. La verita' e' che al di la' dei titoli sui giornali e del conflitto politico che esiste tra Inghilterra e Irlanda i due paesi sono incredibilmente vicini a livello di popolazione, non c'e' una famiglia irlandese che non abbia un parente che lavori in Inghilterra, parliamo la stessa lingua, leggiamo gli stessi romanzi, gli stessi giornali. Sono cresciuto ascoltando la stessa musica pop e vedendo gli stessi film degli inglesi. Come molte persone che sono molto vicine tra loro, a volte fingiamo di non esserlo, direi che c'e' una rivalita' amichevole piuttosto che del disprezzo. F.V. Si', ma lei scrive che la societa' inglese e' la piu' razzista d'Europa e lei e' molto duro nei confronti della letteratura inglese contemporanea che definisce povera e nostalgica... J.O. Si', penso di essere stato troppo radicale. Avendo vissuto a Londra negli anni Ottanta, direi che c'e' una certa xenofobia nella cultura inglese. Prendiamo il caso dell'euro che diverra' la moneta unica europea, in Inghilterra si guarda al resto degli europei con sospetto, e' un retaggio del passato coloniale, del fatto che centocinquant'anni fa la Gran Bretagna reggeva il mondo. Non credo che gli inglesi abbiano capito che non reggono piu' il mondo come una volta e che il loro futuro e' di essere in Europa e di non provare sospetto nei nostri confronti. F.V. E per quanto riguarda la letteratura inglese contemporanea? J.O. Sono stato eccessivo, ci sono degli scrittori validi. F.V. Pensavo per esempio a Nick Hornby, uno scrittore che racconta l'oggi in modo divertente e spregiudicato. J.O. Si', e' un buon esempio di uno che sa scrivere bene del mondo contemporaneo, ma penso che sia un'eccezione. Negli anni settanta e ottanta quando ho cominciato a interessarmi alla scrittura mi sembrava che gli scrittori inglesi fossero ancorati al passato, mentre scrittori irlandesi come Roddy Doyle parlavano di situazioni contemporanee, era possibile incontrare per le strade le persone di cui si era letto nei loro libri. Penso che la nostalgia in letteratura sia molto poco salutare e che nella cultura inglese ne giri troppa, ma naturalmente ci sono meravigliose eccezioni. F.V. Lei descrive con grande humour alcuni episodi della sua vita, per esempio quando si sentiva respinto dalle donne, quando non aveva soldi e abitava in case sporche. Probabilmente questi racconti sono cosi' divertenti perche' lei esagera. Le succede solo quando scrive o lei pensa di guardare alle cose in modo esagerato? J.O. No, non credo, e' chiaro che quando si scrivono testi umoristici come questi, si esagera. Qui non c'e' niente di totalmente inventato, il seme della verita' c'e', ma ho esagerato per scopi comici, l'esagerazione e' il tipo di comicita' che amo di piu'. Da quando il libro e' stato pubblicato in Irlanda ricevo lettere di lettori a cui le cose che ho raccontato ricordano cose vissute da loro. E' una versione caricaturale della realta'. F.V. Mi e' piaciuto molto l'ultimo capitolo, quello in cui lei racconta la sua adolescenza difficile, lo sbandamento seguito alla separazione dei suoi genitori e allo stato mentale di sua madre e la salvezza dovuta alla passione per la musica. Lei crede che la letteratura, raccontando realta' autobiografiche o storie inventate, possa trasmettere valori morali? J.O. Io spero di si', questo e' il mio credo, quello che cerco di ottenere. Non credo che lo scopo della letteratura sia solo raccontare storie. La letteratura deve cambiare il mondo, ma il mondo si cambia, cambiando cose molto piccole, cambiando la percezione di qualcuno, o il modo in cui qualcuno guarda a se stesso, alla propria infanzia. Si fa in un romanzo, ma anche nel giornalismo, nella commedia, i testi umoristici possono avere un grosso potere nell'illustrare la verita'. F.V. Questo suo libro di saggi ha avuto molto successo in Irlanda? J.O. Be', gli ultimi miei due libri sono stati molto popolari. Questo e' uscito in Irlanda cinque anni fa ed e' diventato un grosso best seller. E' stato nella lista dei bestseller per molti mesi e mi ha portato altro pubblico. Cosi' i due romanzi che sono venuti dopo questo libro di giornalismo sono andati molto meglio dei precedenti, hanno venduto di piu'. E' stato un libro molto utile in termine di costituzione di pubblico di lettori. Mi ha un po' imbarazzato vedere che la piu' grande catena di librerie irlandesi l'aveva incluso nella lista dei cento migliori libri irlandesi di tutti i tempi. E' stato imbarazzante essere accostato a Joyce e a altri grandi scrittori, ma e' un libro che la gente ha molto amato. |
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