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Intervista
a Asha Phillips
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Alla
fine dello scorso anno e' uscito da Feltrinelli
Io credo che sia molto importante dire di si', dire moltissimi si', si' pieni d'amore ai bambini come base per poter cominciare a dire no. Credo che i no all'inizio debbano essere molto delicati, bisogna andarci piano con i bambini piccoli, dire no e' un modo per segnare una distanza e insegnare l'attesa, e' piu' che una semplice negazione, il no all'inizio ha un grande valore simbolico, credo che questo sia il modo di dire no all'inizio. Nel suo libro c'e' la rivalutazione di uno stato d'animo considerato generalmente negativo, la frustrazione. In che senso sentirsi frustrati aiuta i bambini nel processo di crescita? Si', la frustrazione e' uno stimolo allo sviluppo: quando ci manca qualcosa siamo spinti ad agire, se abbiamo tutto possiamo sederci su una sedia e non far altro che aspettare. Il problema dei no da dire ai figli e' anche un problema sociale: una madre, ben intenzionata a negare qualcosa si scontra non solo con la volonta' dei propri figli ma anche con quella di altri madri che dicono di si' e rendono il suo no ancora piu' difficile e impopolare...
E' molto difficile, questa e' una delle ragioni per cui e' duro dire di no. Le madri e i padri, le famiglie sono molto isolate, non hanno molto sostegno nelle loro azioni, possono dire no due volte, o dieci volte, ma alla fine dicono, va bene, fai quello che vuoi. Se hanno un aiuto da parte di qualcuno, di un compagno, di una nonna, possono essere piu' forti e opporre resistenza alla ribellione e alla rabbia dei bambini, perche' sanno che quello che dicono e' giusto, ma da soli non hanno la forza di andare fino in fondo. Giovanni Bollea, il famoso psichiatra infantile che ha scritto la prefazione all'edizione italiana del suo libro, ha sostenuto qui a Fahrenheit che il problema del permissivismo e' superato, che dopo gli anni sessanta-settanta ormai si e' imposto ovunque il ritorno a un'educazione piu' rigida, lei che ne pensa? Credo che ora subiamo gli effetti degli anni sessanta, l'atmosfera e' cambiata, i giovani che crescono ora non si sentono cosi' ottimisti e liberi come gli adolescenti degli anni sessanta, non hanno una struttura contro cui combattere, ma non hanno neppure una struttura che li protegga, si sentono un po' in mezzo alla corrente, negli anni sessanta era piu' facile essere giovani. Un aspetto che mi e' piaciuto molto del suo libro e' il frequento ricorso a citazioni da libri per l'infanzia nel contesto di spiegazioni sul comportamento dei bambini. Lei sembra suggerire che i genitori possono trarre dalla narrativa per l'infanzia preziosi suggerimenti sul mondo dei figli. E' cosi? E' proprio cosi', sono una grande sostenitrice della letteratura per l'infanzia e anche di quella per gli adulti, credo che nel mio libro ci siano persino citazioni da letteratura scientifica. Credo che i libri per bambini siano ricchi di significati e abbiano anche una funzione pratica, credo che raccontare delle storie ai bambini possa aiutarli a superare alcuni dei loro problemi e delle loro difficolta'. Raccontare favole sul bene e sul male, ripetere molte volte queste favole aiuta i bambini a superare i loro conflitti interni riguardo a cio' che dovrebbero fare, che non dovrebbero fare a quello che vogliono fare, al dubbio se amano la mamma o se la odiano. Li aiuta a livello simbolico. Io credo che sia molto importante per i genitori leggere insieme ai figli. Qual e' il suo scrittore preferito per bambini? Amo
molti libri per bambini, ma forse l'autore che preferisco in assoluto
e' Roal Dahl.
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