RADIOTRE LIBRI
Intervista a Harold Pinter
Roma - Londra Ottobre 2000
di Gianfranco Capitta e Roberto Canziani

La prima cosa che vorremmo dire ad Harold Pinter è buon compleanno....pinter

Molte grazie.
 
Come festeggerai questi settant'anni?
 
Una piccola cena in famiglia, con pochi amici, niente di eccezionale.
 
Sicuramente hai mantenuto il tuo stile atletico. Giochi sempre da campione? Il cricket...?

No, ho dato un taglio al cricket, continuo ancora a giocare a tennis...

Tennis... allora qualche domanda più seria. Ti sei sempre battuto contro gli abusi e le ingiustizie perpetrati in questo secolo, dalle repressione delle minoranze curde e armene agli orrori di Timor Est.

Possiamo pensare di esserci sbarazzati almeno di qualcuno di questi mali?

No,penso di no, abbiamo fatto qualche passo in avanti, in termini di diritti umani, il caso Pinochet per esempio. E' bene che sia accaduto, però bisogna rendersi conto che ci sono ancora un sacco di criminali di guerra in giro, e vivono tranquillamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna... Abbiamo fatto ben poco per risolvere questo problema. E il mondo mi pare un posto persino più pericoloso di un tempo. Lo zampino americano, in tutto questo si sente...

Oggi il cinema e la televisione, e perfino il teatro e la letteratura, sono orientati verso il genere più commerciale. Pensi che ci sia ancora spazio per un una scrittura impegnata, per un teatro "civile"?

Spero ci sia, voglio convincermi che c'è. Se non ci fosse dovremmo tutti suicidarci, e non è una cosa che io sono disposto a fare. Dobbiamo continuare a combattere per ciò che è giusto. Detto così sembra un luogo comune, ma per me significa davvero qualcosa. Ci sono molti motivi per disperare, eppure mi rifiuto di disperare completamente. Molte altre persone condividono questa posizione, in tutto il mondo. Lo si è visto anche
a Seattle, a Praga. Il problema è che il potere, a cominciare da quello economico, continua a restare nelle mani di gente totalmente cinica.

Harold, tu hai pronunciato l'orazione funebre in memoria di Sarah Kane. Cosa pensi di questo giovane talento di scrittrice che purtroppo non c'è più, e cosa pensi di tutta la generazione di scrittori trentenni, nuovi artisti che stavano intorno a Sarah Kane, come Mark Ravenhill, Martin Crimp, Jez Butterworth...

Sarah era una scrittrice di grande talento e personalità. E' stata travolta dagli orrori del mondo, che alla fine l'hanno uccisa. Penso che li trovasse insopportabili. L'ho conosciuta e mi piaceva molto. L'hoammirata un sacco, ma era come... come una lumaca... - conoscete le lumache voi in Italia? -
una lumaca senza la sua conchiglia. Era così delicata e così nuda di fronte a questo mondo, che alla fine ne è stata uccisa. Avevo molta stima di lei, ed è una tristezza terribile sapere che non c'è più.

E della sua generazione di scrittori che ci dici?

 
Non saprei dire nulla sui giovani drammaturghi, non mi sento di fare commenti sulla scena teatrale inglese. In questo momento sono molto impegnato in una nuova produzione del "Guardiano" che stiamo realizzando qui, con quel grande attore che è Michael Gambon. E c'è anche un allestimento del mio "Proust", un adattamento della sceneggiatura cinematografica che ho fatto dalla "Recherche". Va in scena al National Theatre, quindi ho un sacco da fare. Tutte queste cose mi impegnano parecchio. Poi aspetto con impazienza l'allestimento italiano di Roberto Andò di "Celebration" e "La stanza". Ho intenzione di venire a Udine per
vederlo.

 
Che augurio potresti fare a un giovane scrittore, che a trent'anni si mettesse a scrivere una commedia come hai fatto tu alla fine degli anni Cinquanta?

 
Non so, penso che altri potrebbero dargli migliori consigli. Ci sono in giro un sacco di nuovi scrittori abbastanza promettenti. Molti di loro però non hanno alcun interesse per la politica, per le strutture politiche del mondo, il che mi sorprende parecchio.... Confesso che non provo un grande interesse per loro. Questo atteggiamento completamente apolitico mi pare un sintomo di ignavia e autocompiacimento. Comunque ci sono molti bravi scrittori in giro: ne parleremo quando ci vedremo, se mai riuscirò a vedere qualche nuova commedia...

  Hai parlato di "Celebration" che va in scena ora a Palermo, nel festival sul Novecento. Fuori della metafora teatrale, c'è qualcosa nel mondo, in questi anni, degno di celebrazione? Abbiamo pensato molto a te nelle scorse settimane in Argentina, dove è ancora forte la ferita civile, rappresentata da "Nunca màs", su cui tu hai molto scritto e lavorato politicamente. Cosa potremmo mai celebrare in questo mondo occidentale?

  Ho intitolato il mio lavoro "Celebration" in senso ovviamente ironico. Penso che si capisca. Qualcosa da celebrare? Sì, per il mio settantesimo
compleanno sono contento di festeggiare di essere ancora vivo. E ci sono un sacco di altre belle cose, oltre a essere vivi naturalmente. Purtroppo per
miliardi e miliardi di individui il fatto di essere vivi non rappresenta un motivo di contentezza. Un numero sempre più alto di persone muore di fame,
altrettanti vengono trattati come bestie. Anche loro però hanno qualcosa da festeggiare, nei loro bambini, nella loro amicizia... La vita umana è un
bene davvero prezioso. Proprio questo è il grande problema, che viene trattata con spregio da quelli che hanno il potere

  Ultima domanda privata per Harold Pinter. Cosa ti sarebbe piaciuto ricevere per questo compleanno, il tuo settantesimo compleanno...

  Il più bel regalo? Cosa potrei dire... ho ricevuto molti regali nella mia vita, ma il regalo che considero più prezioso è quello di essere accanto alla mia famiglia e mia moglie, che mi sono molto vicini, che sono molto
importanti per me, in particolare mia moglie Antonia...