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Intervista
a Chaim Potok
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Chaim Potok i sei racconti per "giovani adulti" raccolti in Zebra e altre storie (Garzanti)
sono sei storie di sofferenza e lutti. Anche nel suo libro per bambini L'albero di qui (Mondadori) lei descrive un bambino disperato all'idea di cambiare casa e citta'. Perche' ha scelto di rappresentare momenti cosi' difficili nella vita dei suoi giovani personaggi? Perche' credo che ai ragazzi capiti di affrontare situazioni difficili. Quello che ho cercato di fare e' stato descrivere quelle situazioni in modo onesto, per mostrare cosa si prova vivendole, che possibilita' ci sono di tirar fuori del coraggio per superarle. La vita certe volte e' difficile e i giovani devono imparare ad affrontarla. Nel suo libro L'arpa di Davita la madre racconta alla piccola Davita la storia della strega Baba Yaga. Questa strega compare spesso negli incubi della bambina. Lei crede che storie paurose possano in qualche modo aiutare i bambini a crescere? Be' dipende da come vengono raccontate. Se una storia e' raccontata con amore, il bambino sente che la madre non gliela sta raccontando per terrorizzarlo, ma, al contrario, per insegnargli a essere forte. Bisogna comunque stare molto attenti al tipo di storie che si presentano ai bambini. Francamente non sono convinto che la madre nell'Arpa di Davita faccia bene a raccontare quella storia. "Che rischio corriamo nell'allevare i figli, che rischio terribile!" esclama un padre nel suo romanzo La scelta di Reuven. Lei spesso descrive i gravi problemi che hanno con i figli dei genitori progressisti e moderni, il fallimento del loro tentativo di essere dei buoni genitori. Quali sono le ragioni di questa scelta narrativa? Credo effettivamente che sia rischioso allevare i figli, ma che non ci sia altra scelta. La maggior parte di noi vuole avere figli, vuole continuare la propria esistenza sulla terra attraverso i figli. I figli sono la nostra speranza, sogniamo che la vita che noi non abbiamo potuto vivere possa essere vissuta dai nostri figli e nello stesso tempo e' difficile essere genitori, e' davvero un lavoro che dura ventiquattro ore al giorno e quello che io cerco di fare e' di rapportarmi in modo onesto con le difficolta' che sperimentano le persone che tengono molto ai figli e che pure fanno errori nell'allevarli. "Se un libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perche' dunque lo leggiamo? ...Un libro dev'essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che e' dentro di noi" la citazione di Kafka che apre La Scelta di Reuven esprime un'idea molto ardua di letteratura, una letteratura non solo necessaria ma che faccia male. E' questa la sua idea di letteratura? Credo che questa citazione esprima di che cosa e' fatta la letteratura: la verita' della vita, la durezza della vita, la difficolta' della vita, il modo in cui riusciamo ad affrontarla e, la cosa piu' importante, come siamo fatti dentro quando ci confrontiamo con il mondo. Credo che dire a noi stessi che la vita e' bella vada bene per le relazioni pubbliche e per la pubblicita', mentre lo scopo della letteratura e' confrontarsi con la realta' cosi' com'e' , vedere come gli uomini possono agire e confrontarsi tra loro attraverso questo meraviglioso strumento che e' la lingua. I suoi libri descrivono il momento in cui delle persone prendono decisioni che cambiano loro la vita. Pensa che la buona letteratura, la letteratura ben scritta, anche quella per bambini, possa aiutare la gente a vivere meglio, possa trasmettere dei valori? Io credo che la letteratura possa avere un valore morale, ma non credo che questo sia l'unico scopo della letteratura. Penso che in primo luogo ci debba essere una storia, poi che questa storia debba essere raccontata bene, e in terzo luogo che sia necessario conoscere bene le persone di cui si scrive, rapportarsi agli eventi della loro vita il piu' onestamente possibile. Se c'e' una morale questa uscira' dal racconto ma non credo che la morale esaurisca il contenuto del racconto, se no sarebbe un sermone e non letteratura. |
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