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Intervista a Wole Soyinka

Lo scrittore nigeriano WOLE SOYINKA, premio Nobel per la letteratura nel 1986, a Bolognasoynka per il Forum "Informazione, Conoscenza, Verita'"promosso da Bologna 2000, e’ stato intervistato perFahrenheit da Alessandra Orsi. L’intervista e’ andata in onda lunedi’ 3 ottobre.

D. Quando pensiamo al rapporto tra la parola scritta o pronunciata e la liberta', il nome di Soyinka e' uno di quelli che ci fapensare che la liberta' e' una lotta, una conquista permanente. Nel corso di questi anni lei ha visto un miglioramento, una forma di impegno maggiore, non solo da parte degli intellettuali ma anche degli Stati, per garantire questo tipo di liberta'?

R Non posso negare che un vento potente di liberta' abbia soffiato nel nostro mondo negli ultimi anni, penso alla fine della dittatura in Europa, in Africa, in America Latina; l'arresto a Londra di Pinochet, che godeva di un'impunita' illimitata: anche questo e' stato per me uno dei momenti importanti ed e' uno dei simboli che questa lotta per la liberta' prosegue, va avanti.

D. Abbiamo visto che alcune iniziative da lei fortemente volute in qualita' di presidente del Parlamento Internazionale degli Scrittori, come l'adesione alle citta' rifugio che ospitano gli scrittori perseguitati, si stanno diffondendo e anche luoghi inaspettati come Las Vegas si sono dichiarati d'accordo ad ospitare scrittori. Come pensa che questo possa agire anche come forma di contatto, di ponte tra i paesi, tra le culture, tra chi vive in esilio chi invece offre questa ospitalita'?

R. Non c'e' dubbio che questa iniziativa del Parlamento Internazionale degli Scrittori di ospitare in alcune citta' scrittori che non possono vivere in patria, scrittori in esilio, molto spesso perseguitati dai regimi dei paesi in cui vivono, e' stata ben vista e salutata anche da citta' insospettabili come la citata Las Vegas. In questo caso si tratta di costruire delle condizioni nelle quali non soltanto si ospitano e si soddisfano i bisogni materiali delle persone ospitate ma, essendo queste scrittori, essi possono a loro volta portare, dare moltissimo; naturalmente devono trovare anche le condizioni per la propria creativita', un ambiente in cui potersi esprimere al meglio. Uno scrittore ha la necessita' di scrivere, il resto dipende dal carattere di ciascuno: ci sono scrittori che possono lavorare in assoluto isolamento, e altri, invece, che hanno bisogno di ricevere qualcosa dal posto in cui vivono, c'e' cioe' uno scambio. Tutto questo si vedra' nel corso del tempo ma, intanto, l'iniziativa va avanti.

Un articolo di Soyinka sulla realta’ nigeriana
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D. Riguardo ai temi di cui si parla nel convegno a Bologna, dove lei si trova in questo momento, ossia il legame tra informazione e verita', un legame che e' sempre stato ai limiti del possibile lei, con la sua esperienza, come vede questo nesso tra verita' e informazione?

R. Penso che questo legame tra informazione e verita' da una parte sia una domanda morale, una richiesta morale che dobbiamo assolutamente fare, e che, dall'altra parte, naturalmente, sia un paradosso. E', pero', una questione che riguarda i media, riguarda tutte le persone che hanno a che fare con la comunicazione, riguarda la tecnologia, e riguarda la censura. Penso che quello dato a questo dibattito bolognese sia un titolo, uno slogan molto ricco perche' tocca anche la lingua della nostra comunicazione, riguarda per esempio, quello che in inglese si chiama 'double talk' e che i politici sanno usare molto bene, ossia dire una cosa e significarne un'altra. Penso che sia qualcosa che ci riguarda tutti da vicino e che riguardi il funzionamento della nostra societa'.