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| Elizabeth
Strout, Amy e Isabelle il suo romanzo pubblicato ora in italiano
da Fazi, racconta la storia di una caldissima estate nel New England. Nel
corso di questa estate Amy, una ragazza di sedici anni, arriva alla scoperta
di se', ma anche sua madre riesce finalmente a uscire dal suo guscio. Il
rapporto tra questi due personaggi attraversa una grossa crisi e alla fine
entrambe scoprono l'importanza di guardare in faccia la verita'. Isabelle,
la madre, e' una donna insicura che passa il tempo a preoccuparsi di quello
che gli altri pensano di lei. Ma credo che ogni donna possa riconoscere
qualcosa di se' in Isabelle, nelle sue paure e nelle sue fantasie nascoste.
Puo' dirci come e' nato questo personaggio?
Sono arrivata a Isabelle molto lentamente, ho dovuto lavorare molto per arrivare a conoscerla. La prima cosa che ho visto di lei e' stata la scena in cui punisce la figlia in quel modo cosi' umiliante. Le taglia tutti i capelli quando scopre la sua storia con l'insegnante: ho lavorato parecchio su questa immagine di Isabel e poi ho dovuto immaginare chi era, perche' aveva scelto questa forma di punizione per sua figlia, poi ho scoperto i diversi segreti che opprimevano Isabelle e sono arrivata a scoprire le sue amicizie sul luogo di lavoro, o almeno le persone con le quali poteva diventare amica. Ho passato molto tempo a immaginare la sua vita nei dettagli piu' minuti e cosi' ho cominciato a capire meglio la sua esistenza e quando ho scoperto chi era veramente ho finito per amarla. E' stato difficile per lei che e' una persona colta calarsi nei panni di una donna il cui unico orizzonte di letture e' rappresentato dal Readers' Digest? Non lo e' stato. Anche se io fatto l'universita' c'e' una parte di me che non si e' mai sentita all'altezza di quello che mi veniva insegnato, una parte di me dominata dall'insicurezza. Ho preso questa parte e l'ho ampliata costruendo il personaggio di Isabel. Davvero non ho fatto molta fatica a immaginarla, c'e' sempre stata in me di fronte a parte delle cose che studiavo quel senso di inadeguatezza che ho trasferito a Isabel. Il sesso, la scoperta del sesso da una parte e la negazione del sesso dall'altra sono al centro della storia raccontata in Amy e Isabelle, non e' vero Elizabeth Strout? Si', certo il sesso e' per molti versi al centro del romanzo. Isabelle nel momento in cui si svolge la vicenda non ha avuto una relazione sessuale con un uomo da molto tempo, e quando sua figlia Amy scopre il sesso con il suo insegnante per certi versi ripercorre le orme materne, perche' anche la madre ha avuto un uomo molto piu' grande quando era ragazza. Nello stesso tempo Isabelle e' terribilmente gelosa del fatto che sua figlia goda i piaceri del sesso mentre lei non ha nessuno da anni. Direi che la gelosia sessuale da parte della madre e' abbastanza centrale nel racconto. In questo libro il punto di vista e' decisamente femminile e non solo perche' racconta la storia di una madre e di una figlia. Le donne che lavorano nell'ufficio, le loro chiacchiere, i loro litigi costruiscono l'atmosfera generale. E il suo stile e' molto attento nel ricostruire le sensazioni fisiche, gli odori, i rumori. A che cosa si e' ispirata per ricostruire questo ambiente dominato da donne? Be', ho lavorato diversi anni come segretaria part time. L'ho fatto come impegno estivo per guadagnare qualcosa in uffici diversi e quindi non mi manca l'esperienza di ambienti di lavoro femminile. Mi ha sempre interessato il rapporto che si crea tra le donne che lavorano insieme: anche se ci sono dei litigi quando una di loro ha un problema le altre ne parlano e cercano di aiutarla. Quando ho smesso di lavorare in uffici e sono stata sola a casa con i figli mi e' mancato qualcuno a cui raccontare quello che mi accadeva, qualcuno a cui importasse veramente. Gli uomini in questo libro sono in secondo piano. Appaiono confusi e il loro denominatore comune sembra una certa mancanza di coraggio nell'affrontare le situazioni. Penso a Robertson, l'insegnante di cui Amy si innamora perdutamente e ad Avery Clark, venerato da Isabelle e al marito di Dottie Brown che la lascia dopo un'isterectomia, ma ci sono anche altri esempi. Nel suo racconto si riflette in qualche modo una generale debolezza degli uomini nel nostro tempo? Non direi. Per me questa era una storia soprattutto di donne, di Amy e di Isabelle, delle amiche di Isabelle e gli uomini sono rimasti un po' in ombra. Certo le donne si aiutano molto l'una con l'altra, non e' vero che lo fanno solo gli uomini. Avery Clark, il capo di Isabelle, ignora di essere l'oggetto delle fantasie della sua segretaria e non intende ferirla, quanto all'insegnante, ha lui stesso molti problemi, a partire dal rapporto con la madre che e' mai stato capace di amarlo. Io cerco di provare pieta' per tutti i miei personaggi, anche se so che da questa storia gli uomini non escono troppo bene, non come le donne. Veniamo al fatto di cronaca che lei ha introdotto nelle pagine di questro romanzo: una ragazzina viene rapita mentre e' sola in casa: Amy e Isabelle che al momento si odiano non possono fare a meno di scambiarsi commenti su questo fatto che le inquieta e il ritrovamento del cadavere in qualche modo accelera la crisi tra loro e aiuta il ricongiungimento. Era questo lo scopo di questa narrazione nella narrazione? Si' ho pensato che il rapimento introducesse un senso di pericolo reale, mentre su Isabelle e Amy incombeva il pericolo metaforico della separazione. Vivevano ancora insieme, anche se non si scambiano una parola, e si amano anche senza esserne consapevoli. Ho pensato che il rapimento della ragazzina offrisse un buon mezzo per far deflagrare il conflitto tra le due. Di proposito ho lasciato il delitto insoluto perche' cio' rendeva tutto piu' sinistro. Fatti di cronaca ricorrenti come questi rendono il senso del pericolo che incombe su una comunita' mentre questa e' impegnata in altre faccende. Shirley Falls, la cittadina da lei descritta in Amy e Isabelle, e' un luogo di fantasia? Shirley Falls e' un posto immaginario, non e' basata su una citta' reale, e' fatta da pezzi di fantasia cuciti insieme. L'America che lei descrive e' molto diversa da quella delle grandi citta', e' un'America provinciale e per certi versi arcaica, non le pare? In realta' l'America e' piena di piccole citta'. Capisco che quando si pensa all'America dall'estero si pensa a New York o a Los Angeles e posti del genere, ma in realta' l'America e' fatta di moltissime citta' piccole. Queste piccole citta' sono concentrate soprattutto nell'area del New England, dove sono sorte intorno a singole fabbriche, che impiegavano la maggior parte della popolazione. Puo' dirci che cosa sta scrivendo adesso? Un
altro romanzo e dei racconti.
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