RADIOTRE INTERVISTE

Abraham Yehoshua i lettori italiani conoscono e la amano i suoi romanzi e apprezzano i suoi saggi sullla situazione israeliana. Con questo nuovo libro Il potere terribile di una piccola colpa abbiamo accesso a un altro aspetto della sua attivita', la critica letteraria. In questa raccolta di saggi appena pubblicata da Einaudi lei si pone un interrogativo centrale: a che serve la letteratura e perche' ne abbiamo bisogno.

No, lei esagera un po', non dibatto sullo scopo della letteratura, voglio solo richiamare l'attenzione del pubblico sul fatto che nella letteratura si pongono anche questioni morali. La letteratura dell'antichita' e anche quella dell'Ottocento e della prima meta' del Novecento si e' occupata molto di questioni morali. Io temo che oggi si sia un po' abbandonata l'area della moralita' come spazio privilegiato di racconti, romanzi, opere teatrali, film. Sotto le vesti di insegnante di letteratura e non di critico letterario, ho cercato di analizzare famosi testi letterari sotto la lente della moralita'.

Nel libro pero' lei finisce per spiegare in che senso la letteratura possa giocare un ruolo importante nella vita, non e' vero?

Si', credo che prestando attenzione a questioni morali la letteratura possa riconquistare terreni che ultimamente aveva un po' abbandonato. La letteratura non si e' occupata piu' delle grandi questioni morali lasciandole ai mezzi di comunicazione di massa e alla legge. Ma e' un peccato perche' la letteratura ha gli strumenti per fornirci nuove prospettive sulla moralita'.

A proposito degli altri mezzi di comunicazione. Lei sostiene che la parola chiave per capire il potere della letteratura e' identificazione. In questi giorni in Italia si discute molto del dilagare del modello televisivo del "Grande fratello", il programma che mette sotto gli occhi del pubblico delle persone e non dei personaggi. Quando leggiamo un romanzo in qualche modo anche noi spiamo la vita di qualcun altro. Abraham Yehoshua qual e' la differenza tra il rapporto che il lettore instaura con l'opera letteraria e quello che lo spettatore televisivo puo' avere con quello che succede davanti ai suoi occhi?

Credo che quando si legge un libro, si vede un film, si assiste a uno spettacolo teatrale, non si faccia un'operazione passiva, ma sia possibile diventare a poco a poco uno dei personaggi, identificarsi con lui, con i suoi sentimenti. Nel "Grande fratello", ne parlo pur non avendolo visto, credo che ci sia una sorta di voyerismo, non si partecipa veramente, non si interiorizza niente, si gode nel vedere dall'esterno la vita di qualcun altro. Puo' anche essere interessante a certi livelli, ma non piu' di tanto. La distanza tra chi osserva e chi e' osservato rimane sempre molta, mentre nella letteratura la cosa piu' importante e' l'identificazione. In letteratura si piange e si ride, si prova orrore. Guardando il "Grande fratello" ci si puo' divertire, ma non si piange.

Torniamo al Potere terribile di una piccola colpa. In questo libro lei analizza diversi testi letterari, ma fa anche un'esplicta dichiarazione di poetica. Lei scrive: "credo che lo sviluppo di un personaggio e la sua crescita intellettuale nel corso di un'opera debbano costituire l'ambizione di qualsiasi scrittore di romanzi". Si potrebbe dire che ogni racconto e' un viaggio che agisce sul protagonista rendendolo diverso dal punto di partenza, un viaggio che rende diverso anche il lettore, mostrandogli possibilita' che non aveva mai preso in considerazione prima. Potrebbe farci un esempio di questo tipo di percorso scegliendo uno dei suoi romanzi come punto di partenza?

Be', credo che nel mio ultimo libro, Viaggio alla fine del millennio Ben Athar, il protagonista che va con le due mogli al Nord e si confronta con l'ostilita' e il rigetto degli altri ebrei conosca una sorta di sviluppo morale, e' una cosa di cui non e' del tutto cosciente ma che gli viene dalle situazioni che vive. Non mi piace fornire interpretazioni del mio stesso lavoro, ma direi che questo potrebbe essere un esempio di sviluppo morale. Nel Potere terribile di una piccola colpa prendo a esempio Cattedrale un meraviglioso romanzo breve dello scrittore americano Raymond Carver. E' un racconto molto moderno che descrive la serata di un uomo che si confronta con un cieco. Cio' che cerco di mostrare e' che anche nei racconti moderni possiamo analizzare e identificare moti morali autentici. Raccomando ai lettori di leggere i racconti di Raymond Carver e di scoprire come anche nella letteratura contemporanea ci sia spazio per dinamiche morali.

Parliamo sempre di dinamiche morali, di dilemmi morali: il che fa supporre che cio' che ci aspettiamo dalla letteratura in campo morale siano piu' delle domande che delle risposte. E' cosi'?

Si' nella letteratura troviamo domande e dilemmi, ogni tanto troviamo anche delle decisioni, la letteratura e' grande come un oceano, al suo interno si trovano molte cose diverse. Ma la cosa piu' importante per me e' suscitare curiosita' morali, come illustro nel secondo capitolo in cui analizzo l'Alcesti di Euripide e mostro come siano complicati i legami matrimoniali e quante implicazioni morali abbiano. E' proprio della letteratura sollevare questioni del genere e io credo che le opere letterarie possano servire come laboratorio di dilemmi morali. La nostra esperienza di vita e' comunque limitata e la letteratura ci consente di fare degli esperimenti morali contribuendo cosi' all'affinarsi della nostra sensibilita' morale.

In una recente intervista lei ha detto che per i laici la letteratura puo' costituire un'alternativa alla religione. Puo' spiegarci questo concetto?

Io credo che molti si rivolgano alla religione perche' li' trovano spazio per questioni morali. Se la letteratura si ridurra' a puro intrattenimento, credo che la religione diventera' ancora piu' forte, nel mio paese lo e' gia'. La gente cerca come il pane risposte a questioni morali e se non le trova nella letteratura finira' per rivolgersi alla religione.

Abraham Yehoshua sta scrivendo un nuovo romanzo?

Si' lo sto scrivendo. E' molto lungo e difficile e riguarda i nostri tempi. Spero di finirlo nei prossimi sei mesi con l'aiuto di Dio e di Barak e Arafat che mi stanno disturbando molto.