|
Intervista
a Jamie Zeppa
|
|
|
Jamie
Zeppa devo confessarle che quando ho cominciato a leggere Oltre il
cielo, oltre la terra, Jamie Zeppa qual era il suo stato d'animo alla partenza?
Pensavo che la mia vita fosse troppo facile, fino a quel momento avevo vissuto molto comodamente in Canada. Dopo il liceo ero andata all'universita', la scuola mi era parsa piuttosto facile, mi piaceva andarci, prendevo bei voti. All'universita' avevo un ragazzo, lui credeva nel nostro rapporto, mi sembrava che tutto fosse facile per me, non avevo mai dovuto mettermi alla prova, ne' dal punto di vista del carattere, ne' della forza morale. Ho pensato che se non avessi fatto qualcosa, avrei semplicemente continuato a percorrere un sentiero gia' tracciato e la mia vita sarebbe stata molto angusta. Cosi' ho fatto richiesta per l'insegnamento all'estero, pensando che questo mi avrebbe proiettato in un mondo sconosciuto e mi avrebbe costretta a crescere.
Nei primi tempi della sua esperienza in Buthan lei era disperata, piena di paure, paura di ammalarsi, paura dell'isolamento, non credeva che ce l'avrebbe fatta a resistere. In quei momenti pensava di poter scrivere un libro sull'esperienza che stava vivendo e questo le era di qualche conforto?
Ho sempre scritto, ho sempre tenuto un diario e ho scritto dei racconti senza farli leggere. Dopo i primi giorni in Buthan pensavo, qui non resisto due settimane, altro che due anni, cioe' la durata del mio contratto! Non avevo mai viaggiato, ne' lavorato al di fuori della mia cultura, non sapevo che sarei rimasta in Buthan per nove anni, che mi sarei sposata li' e che avrei scritto un libro, non ne avevo idea.
E l'idea del libro com'e' maturata?
Avevo scritto un resoconto dei primi giorni in Buthan quando ero cosi' infelice e tutto era cosi' diverso e l'avevo mandato a un'amica in Canada. Lei mi fece concorrere a un premio, e lo vinsi. Quando andai in Canada per ricevere il premio, incontrai un agente letterario che mi disse di pensare seriamente a ricavarne un libro. Mi ha stupito vedere che suscitava interesse, non pensavo che fosse possibile.
Che rapporto c'e' nel suo libro tra realta' e finzione letteraria? I fatti che lei racconta sono tutti veri, li ha vissuti in prima persona o le sono stati raccontati e i nomi sono quelli reali o li ha dovuti cambiare?
Ho cambiato la maggior parte dei nomi, a parte quello di mio marito. Ho cambiato i nomi dei miei studenti perche' alcuni di loro avevano espresso opinioni politiche che potevano essere sgradite al governo e cosi' non volevo assolutamente metterli nei guai, comprometterli. Ho chiesto ai miei amici canadesi se potevo usare i loro nomi e la maggior parte di loro ha voluto che non lo facessi. Ho dovuto ricostruire i fatti, non mi ricordavo cosa avevo detto dieci anni fa su un sentiero di montagna; la maggior parte dei dialoghi sono ricostruiti, ma tutti i fatti sono veri. Quando ho riletto i miei diari per scrivere questo libro ho trovato che mi mancavano moltissime informazioni, per esempio che cosa mangiavo a colazione ogni giorno, una serie di dettagli che ho ricreato da capo.
Dopo il primo periodo lei ha cominciato ad amare il Buthan, ad apprezzarne la popolazione e persino la mancanza di tutte quelle cose che ci riempiono la vita in Occidente, ma non ha mai perso il suo sguardo critico su quanto la circondava. Puo' dirci due o tre motivi per amare il Buthan e due o tre motivi per non amarlo?
Be' credo che sia uno dei paesi piu' belli del mondo. Il paesaggio e' straordinario, e' fatto tutto di montagne ricoperte di boschi, e' un paesaggio molto pulito, essenziale, non ci sono intrusioni, non ci sono autostrade, cartelloni pubblicitari. E' molto tranquillo e credo che questa sia la prima cosa che mi ha colpito. La seconda cosa e' la gente, l'ho amata subito, e' cosi' calorosa e gentile, mi sono sentita subito bene. Sono piombata tra loro, non sapevano nulla di me e mi hanno trattato come se fossi un membro della famiglia, mi hanno accolta nelle loro case, erano preoccupati per la mia salute, volevano sapere se ero felice in Buthan, se potevano fare qualcosa per me, sono stati meravigliosi e questo mi ha fatto innamorare di loro sin all'inizio. Quello che trovo difficile da accettare in Buthan in quanto occidentale credo sia che non c'e' dissenso, non ci sono discussioni critiche sulla politica o su problemi sociali, il governo adotta una certa linea e la gente ci si adegua. Questa mancanza di confronto critico mi pesa molto.
Vivendo in Buthan lei ha potuto sperimentare che "tutti possono vivere ovunque", come le veniva ripetuto spesso dai suoi amici canadesi nel corso delle prime settimane. Ma scegliendo di vivere in un paese diverso da quello in cui e' cresciuta a un certo punto non e' subentrata la nostalgia?
Nelle prime sei settimane ho sofferto di nostalgia, volevo tornare a casa, volevo intorno a me di nuovo le cose note, familiari. Poi stando in Buthan non mi e' mancato il Canada per un bel pezzo. Dopo sette anni che ero li' ho cominciato a sentire la mancanza di cose fondamentali come il dibattito critico, le discussioni aperte, i conflitti tra persone che la pensano in modo diverso. Mi mancava quel tipo di liberta', non mi mancavano oggetti superflui, per esempio non sentivo la mancanza dei cibi canadesi, il tipo di vita mi piaceva moltissimo.
Jamie Zeppa lei racconta di aver incontrato e stretto amicizia con altri insegnanti canadesi, indiani o di altra provenienza conosciuti in Buthan. Molte di queste persone hanno vissuto e lavorato in giro per il mondo, privilegiando mete inconsuete e poco accessibili. Non c'e' il rischio per chi fa questa vita di non sentirsi a casa propria da nessuna parte, di costituire una comunita' di senza patria?
Ho cominciato a preoccuparmi di questo dopo essere stata sette anni in Buthan. Ho cominciato a chiedermi il Buthan sara' la mia patria per il resto della mia vita o restera' un luogo di passaggio? Credo che sia rischioso girare da un paese all'altro alla ricerca di Shangri-la, un paese perfetto sotto tutti i punti di vista. Un paese del genere non esiste, anche il Buthan ha i suoi problemi. La maggior parte dei canadesi con cui ho parlato sono tornati a lavorare nel Buthan dopo un periodo passato in Canada. Al loro rientro hanno trovato un Buthan diverso, l'immagine romantica e meravigliosa che avevano del posto quando erano insegnanti non c'era piu', loro erano cambiati, non so se il Buthan fosse cosi' cambiato, ma loro lo vedevano in modo piu' realistico.
Non ha paura che il suo libro incrementi il turismo nei confronti del Buthan?
Il libro potrebbe incoraggiare il turismo, ma il governo lo controlla in modo molto rigido e quando ritiene che ci siano troppi turisti alza i prezzi. Per visitare il Buthan bisogna pagare ducento dollari al giorno e sono ammessi solo i gruppi, quindi il turismo e' molto limitato e credo che ogni anno visitino il Buthan cinque sei mila turisti. Il governo e' molto vigile in questo settore, anche se il mio libro mandasse molti turisti, non tutti potrebbero avere accesso al Buthan.
Un'ultima cosa: sulla copertina del suo libro compare la definizione "un nuovo Siddharta a ruoli rovesciati". Le sembra che questo abbia qualche cosa a che fare con lei e con il suo libro?
No, non so perche' hanno scritto una cosa del genere, io mi considero buddista, ma quella e' un'affermazione molto presuntuosa. Io sento che il Buthan mi ha insegnato molto, ma non ho finito di imparare e non riesco ancora a fondere tutto quello che ho imparato in Buthan con la mia nuova vita in Canada e questo credo e' la sfida che mi aspetta, se non riesco a fare questo la mia esperienza in Buthan non e' completa. |