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LA VOLPE ASTUTA
opera in tre atti e nove quadri
da un romanzo breve di Rudolf Tešnohlífdek
Musiche di di Leoš Janàcek

> torna alla locandina

Traduzione italiana di
OLIMPIO CESCATTI

Personaggi (in ordine di comparizione)

TASSO
MOSCERINI
LIBELLULA AZZURRA
GUARDACACCIA
GRILLO
CAVALLETTA
ZANZARA
RANA
BYSTROUŠKA (volpe)
MOGLIE DEL GUARDACACCIA
LAPÁK (cane)
PEPÍK
ragazzi
FRANTÍK
GALLO
POLLI
GALLINE
CHOCHOLKA (chioccia)
ANIMALI DELLA FORESTA
MAESTRO DI SCUOLA
PARROCO
PÁSEK (oste)
AVVENTORI
ZLATOHRBÍTEK (volpe maschio)
CIVETTA
GHIANDAIA
SCOIATTOLI
RICCIO
PICCHIO
VOCI DELLA FORESTA
HARAŠTA (venditore ambulante)
VOLPACCHIOTTI
MOGLIE DI PÁSEK
GIOVANE VOLPE
PICCOLA RANA

ATTO PRIMO

QUADRO I

Una gola oscura e umida in un assolato pomeriggio estivo. Sul fondo la tana d'un tasso che fa capolino dalla tana: fuma una
lunga pipa. Volteggiano i moscerini: balletto. La libellula azzurra: balletto. La libellula azzurra e i moscerini volano via. Il tasso
scompare nella sua tana.

GUARDACACCIA
(col fucile in spalla, sudato; sospira)
È in arrivo un temporale.
(Si asciuga il sudore dalla fronte.)
Mi riposerò un poco. Alla moglie dirò ch'ero appostato in attesa dei bracconieri.
(Il grillo e la cavalletta: con un organetto.)
Mi crederà: è una brava donna.
(Siede sotto un noce.)
Mi sento come la mattina dopo la prima notte di nozze. Ero esausto così!
(Il grillo e la cavalletta: balletto.)
Vecchio fucile, tu sei l'amico mio. Lascia che ti stringa al mio vecchio cuore di cacciatore! Tu non borbotti, non brontoli: tu qui devi
restare.

(Si addormenta.)

GRILLO
Vieni, vicino mio, fa' un po' di musica!

CAVALLETTA
Mi auguro soltanto che non farai caso ai miei trilli démodés, vicino mio!

ZANZARA
(ubriaca; balletto)
Mio Dio! Nemmeno per sogno!

(La rana cerca di afferrare la zanzara, che le sfugge.)

RANA
Brèchete!…

ZANZARA
Che vuoi, piccola straniera?

(Tenta di sottrarsi.)

RANA
Brèchete!

ZANZARA
Maledizione! Chiudi il becco!

RANA
Brèchete!

ZANZARA
Dov'eri durante il temporale?

(Scappa via. - Bystrouška arriva di corsa e si ferma un po' alla vista della rana ch'è spaventata a morte.)

BYSTROUŠKA
(fissa la rana)
Mamma!… Che roba è? Si mangia?

(La rana, sgomenta, fa un balzo e atterra proprio sulla punta del naso del guardacaccia.)

GUARDACACCIA
(si sveglia)
Maledizione! Gelida bestiaccia!
(Guardandosi intorno, s'avvede della volpe. Sporge il suo volto selvatico dal cespuglio e la afferra.)
T'ho presa, malandrina!

BYSTROUŠKA
(sgomenta)
Mamma!…

GUARDACACCIA
(la afferra per la collottola e la esamina con aria di trionfo)
Ah ah ah!…

BYSTROUŠKA
Mamma!…

GUARDACACCIA
Ti porterò a casa con me: i ragazzi si divertiranno!

(Si mette la volpe sotto il braccio, si butta il fucile in spalla e parte.)

BYSTROUŠKA
Mamma!…

GUARDACACCIA
(da lontano)
Ah ah ah!…

(La libellula azzurra ricompare, cerca inutilmente la volpe, poi si posa ripiegando le alucce.)

Mutamento di scena


QUADRO II

Il cortile della casa del guardacaccia. Sole pomeridiano. Autunno.

GUARDACACCIA
(a Lapák, il cane)
Che sorpresa, eh, Lapák!?


MOGLIE DEL GUARDACACCIA
(sulla soglia di casa)
Solo mosche hai portato a casa!
(versando del latte in una tazza)
Solo mosche!

(Il guardacaccia entra in casa.)

BYSTROUŠKA
(sorbisce il latte, uggiolando)
Oh oh!…

LAPÁK
Non prendertela troppo!

BYSTROUŠKA
Oh oh!

LAPÁK
E la mia vita solitaria? e i miei tormenti a febbraio e marzo quando arriva il tempo dell'amore? Oh! Mi son dato all'arte!

(Bystrouška fissa Lapák, ora con compassione ora con indifferenza.)

LAPÁK
Di notte io canto canzoni malinconiche. Le compongo io stesso. Ma il vecchio, al solito, mi picchia appena mi sente. Oh! Io canto,
eppure non so che sia l'amore!

BYSTROUŠKA
Neanch'io ho esperienza in amore. Ma ho sentito un paio di cosette dagli storni che nidificavano sopra la nostra tana. Non fanno
che litigare e battersi in ogni momento. Si rinfacciano azioni orribili, immorali e sconce. Il vecchio storno, un infame peccatore, ha
una notoria relazione sotto l'ombrosa quercia –


diceva la moglie. E un giorno di sabato, dopo
la paga settimanale, intervennero il corvo e il falco con una bella bastonatura. I giovani, poi, non erano migliori dei loro vecchi.
Uno aveva un legame colpevole con il cuculo. Ha imparato a deporre le uova nel nido altrui. Un altro fu costretto a pagare gli
alimenti alla gazza: un mucchio di noccioline! E la figlia dello storno, una creatura bruttarella, sempre sudicia, aveva una relazione
con un giovane corvo!

(Lapák afferra la volpe per la coda. Bystrouška afferra il cane che finisce per nascondersi dietro la spazzatura. Bystrouška si
accovaccia. – Pepík e Frantík, i ragazzi, escono di casa in cortile.)

PEPÍK
(afferra la volpe sollevandola fra le braccia)
Scommetto che non sai cos'ho preso! Ho preso una volpe!

FRANTÍK
(agitando un bastone sotto il muso della volpe)
Morde?

(Stuzzica la volpe sul muso.)

BYSTROUŠKA
(furiosa)
Per chi mi prendi? Sono forse un cane come Lapák? Ragazzaccio!

FRANTÍK
Senti il suo grugnito?

BYSTROUŠKA
Basta!…

FRANTÍK
Usiamo due bastoni!

BYSTROUŠKA
Non osare!

FRANTÍK
Su!

(Col bastone colpisce sul muso la volpe.)

BYSTROUŠKA
Mi hai colpita! Scorrerà del sangue!

(Attacca Pepík.)

PEPÍK
Bu-bu! Mi morde la gamba!

(Bystrouška fugge come una saetta verso la foresta. Frantík la rincorre.)

PEPÍK
Mi divorerà!

BYSTROUŠKA
Sgombra il terreno!

(Incespica.)

FRANTÍK
Afferrala! Su!

PEPÍK
Bu-hu!…

MOGLIE DEL GUARDACACCIA
(esce di corsa dalla casa)
Ehi, vecchio, caccerò via io la volpe! Puzza e sta sempre fra i piedi!
E che danni!

(Il guardacaccia sculaccia Pepík.)

PEPÍK
Bu…

(Si guarda i pantaloni.)

GUARDACACCIA
Adesso leghiamola!

(Indica la volpe.)

BYSTROUŠKA
Ou!…
(Il guardacaccia, la moglie e Pepík entrano in casa. Frantík è scomparso. Lapák si accuccia nel vestibolo. Il cortile è vuoto. – È l'imbrunire. – La volpe
riappare nelle vesti d'una fanciulla. Piange nel sonno.)
Oh!…

(Alba. – La volpe ritorna nella sua forma animale.)

LAPÁK
(stira le membra e si rivolge alla volpe)
Avresti dovuto seguire il mio esempio! Non dovevi cercar di scappare!
(Il gallo si impettisce.)
Non dovevi leccare i piatti!

GALLO
Vedi com'è giusta la gente!
(La moglie del guardacaccia esce a nutrire polli e galline.)

GALLO
La signorina volpe usava darci la caccia; ora non sa su che piede ballare! Solo perché non depone le uova! Non sta in un nido!
Deponi le uova, e ti aiuterò!

GALLINE
Noi lavoriamo, deponiamo le uova!

CHOCHOLKA
Soffrire!…

GALLINE
Noi lavoriamo, deponiamo le uova!

CHOCHOLKA
Soffrire! È quel che ti meriti!

GALLO
Cova le nostre uova, e ti aiuterò!

BYSTROUŠKA
(scattando)
Ehi, sorelle, che razza di capo avete! Lui vuole solo che soddisfiate la sua lussuria! E questo esige l'uomo da lui.
(insinuante)
Amiche, sorelle, abolite l'ordine antico! Create un nuovo mondo dove avrete la vostra parte di gioia e felicità!

GALLINE
(chiocciando)
Senza un gallo?…

BYSTROUŠKA
A che vi serve un gallo? Trangugia lui il grano migliore. Vi chiama solo perché prendiate poi quel che resta.

GALLO
(andando in collera)
Ghiottona, promette di eliminare l'uomo per poi meglio divorarci!

GALLINE
(si disperdono nel cortile)
Sì!…

BYSTROUŠKA
Piuttosto che vedere questa gentaglia,
(Comincia a scavarsi una tana nell'immondizia.)
mi seppellisco viva!

(Tenta di trincerarsi.)

CHOCHOLKA
(terrificata)
Vigliacca! Guardate se è già morta!

(Le galline corrono a vedere. Bystrouška afferra il gallo e poi uccide una per una tutte le
galline.)

CHOCHOLKA
(comincia a correre intorno come impazzita)
Coccodè!…

(La moglie del guardacaccia corre fuori inorridita.)

CHOCHOLKA
Cocco-cocco-dè!

MOGLIE DEL GUARDACACCIA
(quasi svenendo)
Oh!…

BYSTROUŠKA
Ah ah ah!

MOGLIE DEL GUARDACACCIA
Bestiaccia! Canaglia! È questa la ricompensa per aver dato retta al mio stupido vecchio!?

CHOCHOLKA
Perderò il suo amore! Non un pulcino uscirà dalla covata di uova vuote!

MOGLIE DEL GUARDACACCIA
Di te farò un bel manicotto! Aspetta, bestiaccia! Ti caccerò a calci! Bestiaccia!

BYSTROUŠKA
(fa un balzo e si decide a scappare)
Adesso o mai più!
(Cerca di strappare la corda.)

MOGLIE DEL GUARDACACCIA
Sparale!

(Il guardacaccia arriva con un bastone e comincia a picchiare la volpe.)

BYSTROUŠKA
Non ho paura di te. Neppure se tu fossi grosso il doppio!

GUARDACACCIA
Aspetta che ti picchi sulla testa!

BYSTROUŠKA
(strappa la corda)
Meglio: che picchi io la tua!

(Manda a gambe all'aria il guardacaccia, gli passa sopra e corre verso la foresta.)


Sipario

ATTO SECONDO

QUADRO III

La foresta. Tana del tasso. Tardo pomeriggio.

BYSTROUŠKA
(scrutando dentro la tana del tasso)
Oh!

TASSO
Chi fa tanto rumore?

BYSTROUŠKA
(sbircia dentro con gentilezza)
Io, signore!

TASSO
(grida)
Vile, pulciosa vagabonda! Aspetta! Finiscila di guardarmi!

BYSTROUŠKA
Ah ah ah!… Continua, continua, pigrone! Guàrdati, ozioso come un signore!

ANIMALI DELLA FORESTA
Parli troppo! Come un signore!

BYSTROUŠKA
La sua casa basta per tre, ma non permette a una povera creatura come me nemmeno di dare un'occhiata dentro!

ANIMALI DELLA FORESTA
Un signore!

BYSTROUŠKA
Ci nuota come una vacca nell'erba!

TASSO
Ti darò una lezione, così non ti comporterai male davanti alla mia dimora!
(Picchia la volpe.)
Vattene o ti consegno al mio avvocato. Ti citerò in giudizio!

(La picchia ancora.)

BYSTROUŠKA
(sollevando la coda)
Sporco bastardo, lurido volgare bruto! Perché mi picchi? Che ti faccio, sporco furfante? Perché mi picchi? La foresta è grande
abbastanza ma tu hai deciso che a nessuno sia permesso di passeggiare presso le tue finestre! Dovrei portarti in tribunale! Ma
non ne vale la pena!

ANIMALI DELLA FORESTA
Sporca bestiaccia, lurido volgare bruto! Perché la picchi? Che ti fa, sporco furfante? La foresta è grande abbastanza ma a
nessuno tu permetti di passeggiare presso le tue finestre! Fagli causa!

BYSTROUŠKA
(c.s.)
Eccoti qualcosa di femminile, giusto per mostrarti la mia riconoscenza!

(Si rifugia su un rialzo.)

TASSO
(emerge dalla sua tana, indignato)
Sono sconvolto, la mia morale è offesa! Lascerò questa sgradita vicinanza.

(Si asciuga una lacrima dal viso e s'incammina verso la foresta con la sua pipa infilata sotto il braccio. – Bystrouška, trionfante,
scivola dentro la tana del tasso abbandonata.)
Cambiamento di scena
QUADRO IV

Il brusìo d'un'osteria. L'osteria di Pásek possiede una stanza per i signori e un bar per gli avventori. Il maestro di scuola gioca a
carte col guardacaccia.

PARROCO
(entra fumando la pipa; ha una stretta somiglianza col tasso)
Sì, a StránŠ le cose mi andranno molto meglio!

GUARDACACCIA
Reverendo!… Avremo solenni sponsali! Penso che una ragazza stia dietro al maestro.

PARROCO
«Non des mulieri corpus tuum!»

GUARDACACCIA
Parla, astuto sornione: di' se ne hai una! Te lo farò dire a ogni costo. Tanto, tanto tempo fa. Ora è tutto cambiato, da quando tu,
Verunka, la notte volevi vegliare. Il mondo è cambiato assai, tutto muta, il larice era verde a maggio. Ora Verunka è invecchiata, è
nudo il larice; mi chiedo com'egli possa chiamarla adesso dopo tutti questi anni?!

MAESTRO DI SCUOLA
(con rimprovero)
Guardacaccia!

GUARDACACCIA
Veronika tace quando lo incontra.

MAESTRO DI SCUOLA
I signori guardacaccia, dicono, hanno avuto disavventure peggiori. Ho sentito che vi siete portata in casa una volpe. Come va la
faccenda?

GUARDACACCIA
(irritato)
Non ne voglio sentir parlare. Mi ha fatto perdere la testa, quella bestiaccia! Sono contento d'essermene liberato. Meglio non
pensarci più. Era come una creatura umana. Quando ci si innamora, si diventa stupidi. Guardate il maestro di scuola! È forse un
uomo saggio? Ora ha passato un asso a me invece che a voi! Ah ah!…
(Entra Pásek, l'oste.)

Maestro, signor docente, stai instupidendo!

PARROCO
«Non des mulieri corpus tuum!»

GUARDACACCIA
Non capisco una parola! Latino o greco, è tutto greco per me…


PARROCO
Tradotto significa: «Non darai il tuo corpo a una donna».

GUARDACACCIA
È troppo tardi!
(sollevando le falde dell'abito del maestro di scuola)
Chiamate corpo questo scheletro? Scarno e scipito come un ramo secco.

MAESTRO DI SCUOLA
Ti diverti a prenderti gioco di me, eh?
(Va verso la finestra.)
Il gallo canta, è ora d'andare a casa!
(Prende il cappello, paga il conto ed esce dall'osteria.)
Addio!

GUARDACACCIA
Dannazione! Lascia che il gallo canti! Pietro per un gallo ha tradito Cristo!

PÁSEK
(sussurrando all'orecchio del parroco)
Reverendo!… I vostri nuovi inquilini vi cercano.

PARROCO
(prende il cappello ed esce)
Grazie di avermelo detto.

(Brusìo nell'osteria.)
(Gli ubriaconi tentano di passare dal bar alla stanza dei signori.)

AVVENTORI
Un signore!

GUARDACACCIA
(ubriaco)
Solo per un po' di sonno? Maestro, sei come Giuda! Penso che venderesti le tue vecchie ossa a una donna invece che a un
giudeo!
Lo neghi?
(rivolgendosi a Pásek)
«Mangerai il tuo pane col sudore della fronte.» Ma Lui sul bere non ha detto una sola parola. O no? Se il Signore avesse fatto
almeno un accenno al bere, «con paura e tremore». Ma Lui non l'ha fatto, vero? Pásek, portamene un'altra!

PÁSEK
Ma ti devi ricordare di dirci qualcosa sulla volpe, una buona volta.

GUARDACACCIA
(monta su tutte le furie)
Dannazione, non c'è niente da ricordare! ÈÊcorsa via! E questo è tutto! Non vado a cercarla! Dio vi benedica! Arrivederci!

(Esce.)

Cambiamento di scena


QUADRO V

La foresta. Sulla sinistra un sentiero porta verso l'alto, lungo una siepe di girasoli in fiore. Notte; chiaro di luna.

MAESTRO DI SCUOLA
(camminando lungo il sentiero)
O è il mio centro di gravità a muoversi o è la terra a girare da ovest a est. Oggi qualcosa sembra andare alla rovescia. Perché ho
trascorso la sera all'osteria? Perché mai dovevo vegliare mentre tutti dormivano?
Perché sono costretto a farmi la strada verso casa al buio, e forse finire per slogarmi un piede o un braccio?
(Si ferma.)
È incerto il sentiero, la pioggia l'ha cancellato. NonÊsaprei tornare a casa senza un bastone o un qualche appiglio. Due gambe e un
bastone o un qualche appoggio: ecco i miei tre punti di sostegno. Tre punti che assicurano la mia posizione eretta. Voglio fare un
tentativo senza il bastone.
(Scivola, prima in avanti, poi all'indietro, e cade.)
Dannazione!

(Bystrouška fa irruzione e si nasconde dietro un girasole.)

MAESTRO DI SCUOLA
(fissa il girasole, sorpreso)
Staccato!
(Si ferma un poco e solleva l'indice.)
Flageoletto!
(Il vento soffia: il girasole si muove misteriosamente. Il maestro di scuola, sbalordito, solleva lo sguardo.)
Oh!… Terynka, amor mio! Se solo avessi saputo che t'avrei incontrata qui, già da tempo avrei abbandonato quei due ubriaconi!
Tu mi ami? Ti prego, parla!
(La misteriosa apparizione scuote la testa.)
Sono anni che ti amo! Il mio destino è nelle tue mani, aspetto la tua risposta. Perdona un uomo debole che brucia d'amore. Ti
seguirò, oh sì! Ti terrò fra le braccia.

(Il girasole si sposta dalla siepe.)

IL MAESTRO DI SCUOLA
(fra sé)
Oh, si è spostata per farmi posto. Che altra sorpresa m'attende?

(Nel turbine della passione che scuote il maestro di scuola, il bastone gli cade dalla mano; il maestro di scuola si mette a correre verso la
siepe e vi capitombola sopra. – Bystrouška con un balzo si stacca dal girasole e si nasconde dietro la siepe.)

PARROCO
(arriva dal sentiero)
«Ricorda ch'è tuo dovere essere un bravuomo!»
(Il maestro di scuola si contorce dietro la siepe.)
Santo cielo! Chi dei classici lo scrisse?
(Accende un fiammifero e si siede bruscamente.)
Non brucia! Quante volte mi sono seduto qui? Ero uno studentello, e lei aveva una treccia come l'oro e certi occhi innocenti…

(Gli occhi della volpe brillano dalla siepe.)

PARROCO
(con la mente altrove)
È stato tanto tempo fa. Poi tutto finì. I suoi occhi erano come un lago dal fondo azzurrino, ma ancora più profondo fu il suo
perverso tradimento: come il melmoso fondo d'un lago. Col garzone d'un macellaio! E hanno sospettato di me! Io, il seminarista
Alois!
(con amarezza)
Gattina, su un salice…
(Gli occhi della volpe lampeggiano nel buio.)
La casta Susanna al bagno! Da allora non son riuscito a guardare una donna senza altri pensieri. Ora tutto è passato. Sono qui
come una scopa lasciata in un angolo. «Memnesthó anér agathós einai!»
(con gioia)
Ora lo so; è dall'Anabasi di Senofonte!
GUARDACACCIA
(dietro la scena)
Bestiaccia, ti prenderò!

(Bystrouška attraversa la scena.)

MAESTRO DI SCUOLA
(alzandosi)
Mio Dio!

PARROCO
(alzandosi)
Mio Dio!

MAESTRO DI SCUOLA
Devo andarmene!

PARROCO
Devo andarmene!

MAESTRO DI SCUOLA
Non capisce che l'uomo è un fragile vaso.

PARROCO
Non capisce che l'uomo è un fragile vaso.

(Il maestro di scuola scavalca la siepe e corre via barcollando.)

GUARDACACCIA
(dietro la scena)
La volpe!

(Il parroco corre nella direzione opposta. Un colpo di fucile, poi un altro.)

GUARDACACCIA
(emerge dalla foresta, col fucile in mano)
Scommetto ch'era la nostra volpe!

Cambiamento di scena
QUADRO VI

Coro dietro la scena. La tana della volpe. Notte d'estate, chiaro di luna. La volpe accovacciata posa il muso sulle zampe anteriori. Rumori
fra i cespugli.

BYSTROUŠKA
(tremando tutta)
Mio Dio, com'è bello!
(Gli occhi gialli e lucenti del volpe maschio scintillano nel fitto del bosco. La volpe lo divora con gli occhi.)
Com'è bello!

VOLPE MASCHIO
(entra; con signorilità)
Vi disturbo, signorina?

BYSTROUŠKA
(con aria innocente)
Oh no!…

VOLPE MASCHIO
Son sicuro che qui c'è un nido d'uccelli!

BYSTROUŠKA
(con modestia)
Sì.

VOLPE MASCHIO
Ma ora ce ne sono molti.

BYSTROUŠKA
Sì. Conosco bene il posto: io vivo qui vicino. Ho deciso di fare una passeggiata perché avevo un feroce mal di testa.

VOLPE MASCHIO
Mi permettete d'accompagnarvi? Ora i cacciatori attraversano i boschi; s'uno è assorto nei suoi pensieri, viene facilmente colpito.

BYSTROUŠKA
(balbettando)
Se sarete così buono…

VOLPE MASCHIO
(presto)
Naturalmente… Sempre che vostra madre non se la prenda.

BYSTROUŠKA
Oh no! Da qualche tempo vivo tutta sola.

VOLPE MASCHIO
(fra sé)
Tutta sola…

BYSTROUŠKA
Ho perfino una mia casa. L'ho ereditata da mio zio, il tasso.

VOLPE MASCHIO
(con sincera ammirazione)
Proprietaria di una casa?!

BYSTROUŠKA
E poi, la dimora del guardacaccia era come casa mia.

VOLPE MASCHIO
(inchinandosi con stupore)
La dimora del guardacaccia?!

BYSTROUŠKA
(sollevandosi)
Vi sono cresciuta. Sono stata allevata come una creatura umana.
(a bassa voce)
Di solito rubavo! Una volta – a pensarlo mi viene la pelle d'oca – m'han colta in flagrante!
Ma una volpe sa come badare a se stessa! E io l'ho fatto! So come tirar fuori la lingua. M'hanno picchiata! Ci ho rimesso la punta
della coda. Il forestiero m'ha minacciato: «Aspetta, ti ucciderò! – Quando sarà morta, le strapperò la sua lingua ingorda. E tu,
moglie mia, avrai una veste di pelliccia, degna d'una contessa». «Non ti vergogni, vecchio, a torturare un animale?»
(Volpe maschio la fissa con crescente stupore.)
«Se mi picchierai ancora, mi difenderò. Sei così spilorcio da lesinarmi un brandello di carne? Tu hai di tutto a sufficienza, e io
niente. Non sono una mendicante, quindi mi prendo
un boccone. Picchiami se vuoi! Ma poi verrà la volta tua!» E quello mi picchiava.
(strillando)
«Tiranno! Avrai quel che ti meriti!» Si mise a vacillare come un albero abbattuto: io scappai via. Da allora sono di nuovo un animale. La
foresta era più oscura della notte, ma mi sentivo libera!

VOLPE MASCHIO
(pieno d'ammirazione, s'inchina profondamente e si presenta)
Il mio nome è Zlatohrbítek, Volpe dal Ricciuto Pelo. Vengo dal Burrone Profondo.

BYSTROUŠKA
Sono molto lieta di fare la vostra conoscenza.
(Gli porge la zampa destra.)
Io sono Bystrouška della Foresteria del Lago.

VOLPE MASCHIO
(tremando, bacia la zampa della volpe)
Spero non vi dispiaccia se vi farò visita ancora?!

BYSTROUŠKA
(con vergogna)
Oh no!
VOLPE MASCHIO
Venite spesso nella radura?

BYSTROUŠKA
Fra mezzanotte e l'una. Non ho un amico, ci vengo sola soletta. Non permetto a nessuno d'accompagnarmi.

VOLPE MASCHIO
Siete la donna moderna ideale. Fumate?

BYSTROUŠKA
Non ancora…

VOLPE MASCHIO
Mangiate conigli?

BYSTROUŠKA
Mi piacciono!

VOLPE MASCHIO
(accomiatandosi)
Addio, signorina!
(Scappa via.)

BYSTROUŠKA
(si distende per terra sollevando la coda)
Ma sono così bella?
(Si rotola nella sabbia e si pulisce.)
Che c'è di speciale in me?
(Si distende ancora, accarezzandosi e lisciandosi il pelo.)
Sono davvero così bella? Devo avere un fascino speciale. Che strano, meraviglioso pensiero!

VOLPE MASCHIO
(fra sé)
È graziosa, graziosa davvero. Non devo lasciarmela portar via.

BYSTROUŠKA
(fra sé)
Sono davvero così bella? Mio caro! Se solo tu
sapessi quanto sono innamorata di te!

(Si rialza, messa in allarme.)

VOLPE MASCHIO
(entra con timidezza)
Vi bacio la mano, signorina…

(Le mostra un coniglio.)

BYSTROUŠKA
Perché siete tornato così presto?

VOLPE MASCHIO
Ah ah ah!… Vi ho portato qualcosa da mangiare.

(Si arriccia i baffi con civetteria e guarda amorosamente la volpe.)

BYSTROUŠKA
Ah ah ah!… Non è proprio il caso… che vi prendiate tanto affanno per me.

(Volpe maschio e Bystrouška si accomodano per mangiare assieme.)

VOLPE MASCHIO
Avete freddo?

BYSTROUŠKA
(in un sussurro)
No.

(Cielo mattutino.)

VOLPE MASCHIO
(piega la testa e mette la coda lungo quella della volpe; poi le bacia l'orecchio: è il primo bacio)
Non siete mai stata innamorata prima?

BYSTROUŠKA
(timidamente)
No. Voi invece? Tante volte?

VOLPE MASCHIO
Mai!

BYSTROUŠKA
Perché?

VOLPE MASCHIO
Perché non ho mai trovato nessuna da rispettare e onorare: cui sacrificare la mia vita. Se la trovo…

BYSTROUŠKA
(con voce rauca)
Allora…

VOLPE MASCHIO
… allora, senza pensarci due volte, le chiederò: Mi amate?

(Bystrouška sta per svenire.)

VOLPE MASCHIO
(abbraccia la volpe)
Perché non parlate?

(Stringe la volpe con furiosa passione.)

BYSTROUŠKA
Andate! Vi prego d'andare! Siete terribile! Ho paura di voi! Andate via! Non voglio più rivedervi!

VOLPE MASCHIO
(lasciando la presa, con tristezza)
Andate allora, portate via con voi la mia felicità! Distruggetemi! Rovinatemi! Non voglio più vivere!

BYSTROUŠKA
Davvero? Perché non me l'avete detto prima?
(Si strofina il muso.)

VOLPE MASCHIO
Parola mia d'onore, mia cara Bystrouška!
Mi sono innamorato di voi.

BYSTROUŠKA
Di me?!…

VOLPE MASCHIO
(con passione)
Di voi, BYSTROUŠKA! Mi sono innamorato di voi perché voi siete proprio quella che ho sempre desiderato.

BYSTROUŠKA
Perché mi avete scelta?

VOLPE MASCHIO
Non sono un volpe maschio bugiardo… ParloÊcome sento. Amo la tua anima, non il tuoÊcorpo. Non scuotere la testa! Vedrai,
miaÊBystrouška, vedrai: su di te in futuro scriveranno opere e romanzi. Vieni qui: smettila di fuggirmi! Vieni, siediti accanto aÊme!
(Abbraccia Bystrouška e la bacia appassionatamente.)
Mi desideri? Non piangere! Anch'io vorrei piangere di gioia. Mi vuoi?

BYSTROUŠKA
(umilmente)
Sì, ti voglio!
(Si rifugia nella sua tana insieme al volpe maschio.)
Sì, ti voglio!

(La libellula azzurra: balletto. – La civetta sopraggiunge come un'ombra. – La ghiandaia segue la civetta.)

CIVETTA
(gridando in direzione della foresta)
Se sapeste quel che ho appena visto con i miei occhi! Io, alla mia età… Bystrouška è alle strette…

GHIANDAIA
Con chi?

(Sorge il sole. Gli scoiattoli ridacchiano dietro il ceppo d'un albero; il riccio mostra la lingua.)

BYSTROUŠKA
(mentre ricompare uggiolando dalla sua tana)
Aooo!…
VOLPE MASCHIO
(mentre esce strisciando dalla tana della volpe)
Perché piangi? Perché ti lamenti? Che ti è successo, cara? Perché le lacrime scorrono dalle tue guance?

BYSTROUŠKA
Non lo sai? Non lo indovini?

VOLPE MASCHIO
No, dimmi!

BYSTROUŠKA
(gli sussurra qualcosa nell'orecchio, e lo abbraccia)
Che farai di me, adesso?

VOLPE MASCHIO
(abbassando le zampe anteriori)
In quel caso andremo dritti dritti dal parroco.

PICCHIO
(sporge la testa da un sorbo selvatico, e dice con voce risentita:)
Era ora! Cosa volete?

VOLPE MASCHIO
Vogliamo… ehm… ecco… sposarci!

VOCE DELLA FORESTA
Oh!…

PICCHIO
Intendete fare le pubblicazioni, vero?
(Li sposa.)
Ehm… Zlatohrbítek prende in moglie Bystrouška!

(Voci della foresta. Festa nuziale. Balletto.)

Sipario


ATTO TERZO

QUADRO VII

Ai margini della foresta. Autunno. Mezzogiorno. Cielo sereno.

(Harašta, venditore ambulante, sale la collina con una cesta vuota sulla schiena; il guardacaccia scende dalla collina, con il fucile
a tracolla; scorge Harašta da lontano.)

HARAŠTA
Quand'ero un vagabondo,
l'amor mio caro
mi faceva cenni dalla finestra.
Basta far cenni,
vieni con me,
ti comprerò
una bella gonna verde
di lana calda,
così puoi venire con me
e non sentir freddo.

(Sta per raccogliere una lepre che giace morta per terra quando s'avvede del guardacaccia.)

GUARDACACCIA
Come stai, Harašta?

HARAŠTA
Starei proprio bene, non fosse per i miei affanni.

GUARDACACCIA
Ma come fai senza una moglie?

HARAŠTA
Tiro avanti… Ma adesso mi sposo. Mi sposo perché ho trovato la donna migliore del mondo.
(Scuote la bottiglia, osserva le bollicine, e beve un buon sorso; poi, in confidenza:)
È Terynka.

GUARDACACCIA
Terynka?

HARAŠTA
Sì, Terynka!

GUARDACACCIA
(incredulo)
Terynka?

HARAŠTA
(allegramente)
Terynka! Terynka!

GUARDACACCIA
(con serenità)
Mi auguro che tu non faccia il bracconiere nella mia foresta, Harašta?!

HARAŠTA
(con ipocrisia)
Giuro su Dio in cielo e sulla salda terra sotto i miei piedi… Non un sol colpo. Ma penso che forse lo dovrei.

GUARDACACCIA
Che stai dicendo?

HARAŠTA
(con aria di mistero)
C'è una lepre a pochi passi da qui. Una lepre morta! Volevo raccoglierla, ma una voce mi disse: «Non farlo, Harašta, ti metti nei
guai!».

GUARDACACCIA
Buon Dio!
(Gli punta il fucile quasi sotto il naso.)
Dannazione! Non raccoglierla, Harašta, ti metti nei guai!
(Rimette il fucile in spalla e procede in direzione della foresta; poi, con tono lamentoso:)
Morta?

HARAŠTA
(con astuzia, esagerando ad arte)
Morta!

(Una lepre giace morta sul margine della foresta; nei pressi, le impronte di una volpe.)

GUARDACACCIA
Quando la finirà, quell'assassina?!
(Trae dalla sacca una trappola e la monta.)
Bystrouška! Metteremo una trappola per lei. Verrà pure a riprendersi la lepre!

(Aggrotta le ciglia e scende a valle.)

HARAŠTA
(osserva il guardacaccia che si allontana)
Ah ah ah!…
(Se ne va nella direzione opposta.)
Ah ah ah!

VOLPACCHIOTTI
(irrompono in scena a passo di danza; assieme al volpe maschio e Bystrouška)
Una volpe corre per i boschi
con un sacco di patate;
corri, leprotto, seguila,
rubale il pepe!
Una volpe corre per i boschi
con un sacco di patate;
un riccio la rincorre,
vuole strapparle il sacco.
(Corrono verso la lepre morta.)

BYSTROUŠKA
Davvero molto strano!

(Ispeziona la lepre morta.)

VOLPE MASCHIO
Molto strano!

VOLPACCHIOTTI
Molto strano!

VOLPE ASTUTA
Un uomo è stato qui e ha abbandonato la lepre! Possibile? L'ha raccolta, poi l'ha rimessa giù!

VOLPE MASCHIO
Attenta! È una trappola!

VOLPACCHIOTTO
So cos'è: una trappola!

BYSTROUŠKA
(annusa la catena)
Per chi ci prende il vecchio?

VOLPACCHIOTTI
Una trappola!… Per chi ci prende il vecchio?

BYSTROUŠKA
Mi prende per un tasso?

VOLPACCHIOTTI
Ti prende per un tasso?

BYSTROUŠKA
Certo che no!

VOLPACCHIOTTI
Certo che no!

BYSTROUŠKA
(fa una smorfia)
Che bestia! Sulla catena c'è l'odore della sua pipa.

VOLPACCHIOTTI
Che bestia!

BYSTROUŠKA
Pensa magari ch'io non sia più una volpe?!

VOLPACCHIOTTI
(correndo intorno)
Che bestia!

VOLPE MASCHIO
(abbrancando la volpe)
Quanti figli avremo? Lo sai, vecchia mia?

BYSTROUŠKA
Lasciami sola! Qualcuno ti potrebbe sentire! Sai che bestie chiacchierone sono! L'intera foresta sparlerà di noi prima dell'alba!

VOLPE MASCHIO
Ehi! Dimmi quanti?! Sei sempre così bella!

BYSTROUŠKA
Aspetta! Vedremo il prossimo maggio!

VOLPE MASCHIO
Aspetterò! Aspetterò fino al prossimo maggio!…

HARAŠTA
Un giorno andavo
per il verde boschetto,
raccolsi foglie verdi
nel mio bianco fazzoletto.

BYSTROUŠKA
Chi fa tanto rumore? Fila via, nasconditi!

(Harašta si avvicina con una cesta di polli.)

BYSTROUŠKA
Perché non dovrei andare a vedere di che razza d'uomo si tratta?

(Si distende in modo che Harašta la veda.)

HARAŠTA
Le porterò alla mia bella,
sta dormendo nel suo letto.
Apri la porta, mia cara…
(S'avvede della volpe e subito depone la cesta per terra.)
Deponi la cesta, Harašta! Harašta, prendi il fucile!
(Prende il fucile dalla cesta e lo carica.)
L'avrò! Ne farò un bel manicotto per Terynka!

BYSTROUŠKA
È quello che vuoi?

(Avanza lentamente lungo il sentiero. Fa dei balzi goffi, quasi non potesse camminare sulle quattro zampe. Harašta tenta di
afferrarla; prende la mira; abbassa il fucile quando la volpe si nasconde per poi ricomparire.)

BYSTROUŠKA
Picchiata e uccisa solo perché sono una volpe!
(Harašta insegue la volpe lungo il declivio.)
Picchiata… Uccisa…

HARAŠTA
(incespica e cade)
Buon Dio!

BYSTROUŠKA
Bada al tuo naso! Attento al tuo cesto!

(Si precipita verso il cesto. I volpacchiotti arrivano di corsa e uccidono i polli.)

HARAŠTA
Oh oh oh!
(Con le dita si palpa il naso contuso.)
Buon Dio! Che dirò a Terynka? Oh Dio!… Il diavolo in persona l'ha mandata sulla mia strada!

(Barcollando pesantemente torna verso la sua cesta.)

BYSTROUŠKA
Picchiata… Uccisa…
(Le piume volano dalla cesta.)
… solo perché sono una volpe!…
(Harašta resta fermo, immobile, senza parole.)
Se rubo un pollo, qualcuno piangerà?

HARAŠTA
(in un momento di rabbia e di tormento, spara ai volpacchiotti senza prendere la mira)
Prendete questo!

(I volpacchiotti corrono via in una nuvola di piume. - Bystrouška giace in fin di vita.)

Cambiamento di scena


QUADRO VIII

In un giardino, in casa di Pásek: vialetto del gioco dei birilli. Insolito silenzio.

GUARDACACCIA
(alla signora Pásek che serve la birra)
Dov'è tuo marito, signora Pásek?

MOGLIE DI PÁSEK
È a Brno. Siamo molto occupati… a ridipingere… abbiamo poco tempo per parlare.

(Esce.)

GUARDACACCIA
(al silenzioso maestro di scuola)
Ho seguìto le tracce della volpe e ho trovato deserta la sua tana. Dunque, maestro, avrai la tua lingua essiccata di volpe. Sai che
la lingua essiccata di volpe rende invisibili, vero? E la mia vecchia avrà il suo manicotto. Vedrai, maestro, ti tornerà buona quando
corteggerai ancora i girasoli.

MAESTRO DI SCUOLA
È acqua passata…

(Entra la moglie di Pásek.)

MAESTRO DI SCUOLA
Oggi si sposa la signorina Terynka.

MOGLIE DI PÁSEK
Ha ricevuto un manicotto nuovo!

(Il maestro di scuola si gira verso la siepe e, proteggendosi gli occhi con la palma, guarda verso il giardino.)

MOGLIE DI PÁSEK
Un nuovo manicotto!

MAESTRO DI SCUOLA
(fra sé)
Spero ch'egli non abbia visto niente…

(Si rivolge al guardacaccia.)

GUARDACACCIA
(stringendo la mano al maestro di scuola)
Mio Dio! Secco come un bastone, eppure domina le lacrime! Non è nulla, vecchio mio! Hai fatto bene. Che faresti con una donna
come quella? Sarebbe un bel "contrappunto"! Qui torna a fagiolo il latino del parroco!
(affrontando la signora Pásek)
Come sta il parroco?

MOGLIE DI PÁSEK
Ha scritto a mio marito. Si sente solo.

GUARDACACCIA
(all'improvviso)
Vado. Quant'è?

MAESTRO DI SCUOLA
(sorpreso, con gentilezza)
È presto: dove andate?

GUARDACACCIA
(pagando il conto)
Dove? Nella foresta, poi a casa. Ho lasciato a casa il cane, ha male alle zampe. Deve riposare. Sta invecchiando, proprio come
noi. Ne è passato di tempo da quando eravamo giovani e pazzi! Ora siamo felici di sdraiarci per un riposino, e non ce la sentiamo
di uscire di casa!
(Esce.)

Cambiamento di scena
QUADRO IX

Vallata arida, cupa, la stessa dell'Atto I. Raggi di sole dopo la pioggia.

GUARDACACCIA
(salendo l'altura, di buonumore)
Non avevo sognato?
(Accarezza un bel fungo.)
Come un soldatino di latta!
Con la testa color nocciola, come quella d'un bimbo! – È una fiaba o è tutto vero?
Fiaba o verità? Quanti anni son trascorsi da quando due giovani son passati da qui?
Lei era come un giovane abete.
Lui come una cupa foresta.
E raccoglievamo funghi, li calpestavamo, liÊschiacciavamo, perché… l'amore ci aveva acciecati. Ma molte volte coglievamo baci:
quanti baci coglievamo!
Era il giorno dopo le nostre nozze.
(Sale in cima alla collina, si siede e appoggia il fucile contro il ginocchio.)
Non fosse per le mosche, in questo momento mi potrei addormentare.
Sono felice quando il sole brilla nella sera… Come appare splendida la foresta!
Quando le ninfe del bosco, coperte di vesti leggere, torneranno alle loro sedi estive, insieme torneranno maggio e amore!
Ci saluteranno versando lacrime di gioia! Riverseranno ancora dolce felicità
in migliaia di fiori: nelle primule, nelle violette, negli anemoni.
Ogni creatura passerà oltre a capo chino e capirà che una soprannaturale beatitudine è sopraggiunta nella vita.

(Si addormenta sorridendo. Gli alberi si agitano appena. Sullo sfondo compare un sorbo; e il picchio, la civetta, la libellula e tutti
gli animali dell'Atto I.)

GUARDACACCIA
(si ridesta dal sogno)
Oh! Ma Bystrouška non è qui!?
(Una giovane volpe corre verso il guardacaccia.)
Eccola! Piccola, viziata… sogghignante… l'immagine vivente di sua madre…
Aspetta, ti catturerò come tua madre, ma ti alleverò meglio, così non scriveranno
di me e di te sui giornali!
(Si alza; allunga le braccia per catturarla, invece afferra un ranocchio. Gli animali cominciano a svegliarsi.)
Gelida bestiola! Come mai tu qui?

PICCOLA RANA
Non sono quello che pensi…
quello era mio nonno…
Mi hanno ra-ra-raccontato molto di voi…

(Il guardacaccia si scorda del fucile che finisce a terra.)


Fine


Per gentile concessione del Gran Teatro La Fenice di Venezia



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