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ELENA E MALVINA
melodramma semi-serio in due atti, libretto di Felice Romani
musica di Carlo Evasio Soliva

CARLO EVASIO SOLIVA, UNA PICCOLA SCOPERTA

di Isidoro Ferrante

> locandina > trama > libretto

12 novembre 1816. - (...) M. Soliva (...) a vingt-cinq ans. Sa musique est la plus ferme, la plus enflammée, la plus dramatique que j'aie entendu de ma vie.
Il n'y a pas de moment de langueur. Est-ce un homme de génie ou un simple plagiaire? On vient de donner a Milan, coup sur coup, deux ou trois opéras de Mozart, et la musique de Soliva rappelle à tout moment Mozart. Est-ce un centon bien fait? est-ce un oeuvre de génie?
12 novembre 1816. - C'est un oeuvre de génie: il y a là une chaleur, une vie dramatique, une fermeté dans tout les effets, qui décidément ne sont pas du style de Mozart. Mais Soliva est un jeune homme; transporté d'admiration pour Mozart, il a pris sa couleur; si l'auteur à la mode êut été Cimarosa, il êut semblé un nouveau Cimarosa. (...) Soliva (...) triomphe dans les morceaux d'ensemble et dans le récitatifs obligés, peignant le caractère. Aucune parole ne peut rendre l'entrée de Galli (...), c'est du sublime. Les tragédies sont bien froides auprès de cela.
Soliva, comme le Corrège, connait le prix de l'espace; sa musique ne languit pas deux secondes, il syncope tout ce que l'oreille prévoit; il serre, il entasse les idées. Cela est beau comme les plus vives symphonies de Haydn.
12 novembre 1816. - Ce petit Soliva a la figure chétive d'un homme de génie.
Queste annotazioni di Stendhal, tratte da Rome, Naples et Florence, si riferiscono alla prima visita di Stendhal alla Scala, per assistere all'opera di debutto di Carlo Evasio Soliva, La testa di bronzo, o sia la capanna solitaria, su libretto di Felice Romani.
Carlo Soliva era nato nel 1791 a Casale Monferrato, figlio di una famiglia di cioccolatai svizzeri emigrati dal canton Ticino. Fu il primo diplomato del conservatorio di Milano, e come premio di diploma ottenne la rappresentazione del suo primo melodramma alla Scala, appunto quella Testa di bronzo che tanti entusiasmi suscitò in Stendhal. Il librettista fu scelto tramite un concorso, di cui risultò vincitore il giovane Felice Romani. Negli anni successivi, Soliva compose altri melodrammi: Berenice d'Armenia (1817 Teatro Regio, Torino), La zingara delle Asturie (1817, Teatro alla Scala, Milano), Giulia e Sesto Pompeo (1818, Teatro alla Scala, Milano). Nel 1821 emigrò a Varsavia, dove diresse la scuola di canto del locale conservatorio e divenne amico di Chopin, con cui collaborò come direttore d'orchestra. Nel 1824, fece un'ultima trasferta in Italia per la rappresentazione del suo ultimo melodramma, Elena e Malvina, sempre su libretto di Felice Romani. Nel 1830 si spostò a San Pietroburgo, per poi finire i suoi giorni a Parigi nel 1853.
Il libretto dell’opera, anche questo di Felice Romani, non brilla certamente per linearità dello svolgimento e chiarezza delle situazioni: è significativo che, anni più tardi, Romani abbia proposto lo stesso libretto a Bellini, ottenendone un rifiuto………………
Quando Elena e Malvina fu data alla Scala, Rossini era già emigrato in Francia, Bellini stava per diplomarsi, e Donizetti aveva già dato i primi melodrammi. Nella stessa stagione, alla Scala, venivano date ben sette (sette!) opere del pesarese, e di conseguenza Soliva dovette accontentarsi della compagnia scritturata, che ricalcava quelle adoperate da Rossini nei suoi anni napoletani: due tenori, uno grave e uno acuto, due soprani, uno lirico e l'altro sfogato (soprano Colbran), e infine un paio di bassi. Della compagnia, l'unico nome di spicco era quello di Teresa Belloc, nelle parti Colbran, che interpretò il ruolo di Malvina. Alla primadonna venne riservata la parte più importante, con una vocalità che a tratti anticipa quello che sarà poi il soprano romantico e che verrò incarnata nelle parti scritte per Giuditta Pasta e Maria Malibran. Gli altri ruoli ricalcano invece i modelli rossiniani, non discostandosene significativamente.
Questa, in breve è la struttura dell’opera, come risulta all’ascolto: dopo la sinfonia, il sipario si apre su un coro di contadini che festeggiano Malvina; segue la cavatina della protagonista. Dopo un intermezzo strumentale chiaramente ispirato alla Pastorale di Beethoven, vi è una lunga scena ed aria di Enrico. Un duetto con Malvina chiude la prima parte del primo atto. La seconda parte si apre con la cavatina di Elena, seguita da un’aria di Donaldo. Il duetto tra Malvina e Donaldo, che costituisce lo snodo drammatico dell’opera, è molto lungo ed articolato. Un classico lungo concertato, in cui tutti i personaggi intervengono, chiude il primo atto. Nel secondo atto finalmente arriva il primo pezzo solistico di Edvino, introdotto da un coro di damigelle e seguito da un coro di paesani che annunciano la fuga di Enrico. L’opera continua con un lungo duetto tra Edvino ed Enrico, che con l’arrivo di Donaldo si trasforma in un terzetto con coro dai ritmi molto veloci. A questo fa seguito immediatamente il concertato finale che porta l’opera ad una rapida conclusione. Tutte le scene sono costruite sulla ripartizione recitativo/aria/tempo di mezzo/stretta che diverrà classica con le opere di Bellini e Donizetti.
L'opera nel suo complesso si è rivelata un ascolto interessante: non è un capolavoro (Rossini è su tutt’altro livello), ma non si tratta neanche di un lavoro scadente o raffazzonato: Soliva è un compositore di mestiere, che conosce la musica sinfonica (sulla strada di ritorno per Varsavia si fermò a visitare Beethoven, da cui ottenne un attestato di amicizia) e sa come trattare l'orchestra. La vena melodica è fresca, anche se poi nello sviluppo si sentono i soliti cliché rossiniani. Il livello dell'invenzione si alza nelle arie di Elena e di Enrico, ma rimane convenzionale nelle altre parti. Insomma, si tratta di un'opera che non sfigura accanto ai migliori lavori di Pacini, Mercadante, Mayr, di recente oggetto di riscoperte.



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