
Compositore americano (New York, 12 gennaio 1926), ha studiato pianoforte con V.Maurina-Press, e composizione con S.Wolpe e W.Riegger, dedicandosi contemporaneamente alla pittura con Ph.Guston. Nell'inverno 1949-50 è entrato in contatto con Cage e si è quindi dedicato alla composizione. Attualmente insegna alla New York State University a Buffalo e dirige il Center for Creative and Performing Arts.
Per le sue concezioni musicali è stato decisivo l'incontro con John Cage. La ricerca di una musica libera da motivazioni intenzionali che ha come estremo punto d'arrivo il silenzio ha influenzato le prime sperimentazioni musicali di Feldman, il quale però ha sempre mantenuto differenze significative nei confronti sia della prassi sia della teorizzazione di Cage. Riguardo all'ultima va sottolineato che per Feldman essa non ha la preponderanza attribuitale da Cage, ponendosi piuttosto come constatazione a posteriori che come dichiarazione di principio, e rifuggendo da generalizzazioni filosofiche per insistere sugli aspetti specifici dell'esperienza musicale. Per quanto concerne la prassi è invece significativo che Feldman negli Anni '50 e nei primi Anni '60 si sia valso dell'alea soprattutto come estemporaneità esecutiva e non sotto forma di scelte casuali esattamente trascritte. In “The Swallows of Salagan” (1961) per strumenti e coro senza parole sono indicate le altezze ma non i valori ritmici, da eseguire a piacere degli esecutori: ciò mette in luce l'attenta cura dell'intervallistica che avvicina sensibilmente Feldman a Webern.
Nella musica di Feldman l'aspetto predominante è quello armonico, a volte persino sottolineato dal titolo (“Vertical Thought”, 1963): melodia, ritmo e ogni possibile elemento discorsivo sono volutamente negati, sostituiti dalla “durata” come unica concessione alla dimensione temporale. Il maggior contrasto con il pensiero di Cage si ha nell'emergere di una precisa soggettività musicale: la dinamica ferma su estenuanti pianissimo, l'estrema staticità, la fluida densità dell'impasto timbrico-armonico rendono inconfondibile ogni lavoro di Feldman e, allo stesso tempo, ne segnalano la fiducia nell'autosufficienza e nella validità dell'esperienza musicale fine a sé stessa.
(dal DEUMM)