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IL CARTELLONE MUSICALE
OGGI E DOMANI:

«Šárka»
di Leóš Janácek

La trama dell’opera si affida a una vicenda presente nella mitologia ceca: la guerra delle fanciulle. Il potere delle donne è declinato dopo le nozze e ancor più dopo la morte della principessa Libuše, che aveva lasciato al suo consorte Premysl l’intero comando delle terre ceche. Come atto di protesta, le donne, guidate dalla selvaggia Vlasta, avevano creato un esercito di donne guerriere, la più impavida delle quali era Šarka. La guerra tra i sessi aveva segnato la fine di un’età dorata, un declino della civiltà, costernazione tra gli uomini. Questa la premessa. All’aprirsi del sipario Premysl tra i suoi soldati piange la morte di Libuše. Giunge Ctirad, giovane guerriero, che viene accolto con calore. È stato inviato dal padre in aiuto di Premysl. A lui spettano la magica spada e lo scudo che giacciono nella tomba di Libuše. Ctirad, rimasto solo sulla scena, leva un canto nostalgico all’ormai perduto tempo dell’amore alla corte del padre. La sua aria è tuttavia interrotta dall’arrivo delle donne guerriere. Eroe senza paura, Ctirad si inoltra nell’antro dove si trova la tomba di Libuše, coperta da un velo, la testa incoronata d’oro, al suo fianco le armi magiche tanto ambite. Ctirad afferra le armi, implorando perdono per aver varcato le soglie della tomba. Guidate da Šarka, giungono le donne cui Šárka ordina di seguirla nella tomba senza porre domande. Ctirad si avvede del loro arrivo e si nasconde. Le donne ammoniscono Šárka a non andare oltre. Ignorando il consiglio, la giovane protende la mano sulla corona di Libuše. Ma appare Ctirad, brandendo la spada. Šárka lascia cadere le armi, ma tenta ancora di afferrare la corona. Misteriosamente la regina morta si erge e poi svanisce terrorizzando le donne che fuggono. Ctirad, lasciato solo, cantala bellezza di Šárka che lo ha fatalmente colpito. Il secondo atto mostra l’inquietudine impaurita di Šárka e delle donne, che tuttavia ritrovano vigore. Šárka resta sola, immersa nell’ascolto dei suoni della foresta. Inatteso giunge Ctirad. Šarka, terrorizzata, lo implora di ucciderla, ma il giovane esita. Ctirad, impietosito, ascolta Šárka che gli narra di essere stata punita da Vlasta dopo il fallimento dell’impresa sulla tomba di Libuše. Ctirad le confida il suo trasporto per lei, ma Šárka rifiuta di seguirlo come sposa: vuole solo morire. E tuttavia la sua ostile fermezza si attenua via via in un clima di sensuale reciproca attrazione. Ctirad le dice che morirà per lei e la resistenza di Šárka vacilla. Improvvisamente Šárka suona il corno, segnale di richiamo per le donne. Ctirad la difende, ma viene mortalmente ferito. Sul punto di morire, esprime rimpianto per la sua giovinezza ed ancor più per il tradimento di Šarka. Ferocemente, le donne pongono fine alla sua agonia. Šárka ordina alle donne di allontanarsi; lasciata sola cade affranta sul corpo di Ctirad. Il terzo atto si apre nel crepuscolo; siamo a Vyserhad. Premysl è tra i suoi guerrieri. Al suo comando i cancelli si aprono lasciando entrare Lumir e altri guerrieri che portano una bara: il corteo funebre di Ctirad. Lumir narra di come avvenne la sua morte. Gli uomini chiedono vendetta. Si leva un lamento funebre. Appare a quel punto una fanciulla misteriosa – Šárka – le cui armi fatate, sottratte a Ctirad, hanno potuto dischiudere magicamente le porte. La fanciulla affianca la sua voce al lamento dei guerrieri. Poi, nello stupore generale, si getta sul fuoco della pira funebre accesa da Lumir che ora vede in quel fuoco un simbolo d’amore. E alla potenza dell’amore inneggiano Premysl e il coro nell’apoteosi finale.

 



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