Flavio Caroli, ordinario di Storia dell'arte moderna presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano, affronta il tema della rappresentazione del paesaggio nell'arte occidentale. Dalla pittura dell'antica Roma, ad Ambrogio Lorenzetti, a Van Eyck, a Giovanni Bellini, a Leonardo, a Tiziano, a Poussin, a Rembrandt, a Vermeer, a Canaletto, a Goya, a Friedrich, agli impressionisti, fino a Pollock e a grandi registi come Antonioni, Kubrick e Ridley Scott, il "pensiero in figura" occidentale (a differenza di quello buddhista, che ha nutrito la pittura cinese) si è identificato con la rappresentazione del primo referente di ogni essere creato: la Natura. Il paesaggio è così diventato lo schermo sul quale si sono proiettate le passioni che agitano il cuore dell'uomo. Per precisare le valenze introspettive di tale viaggio, a un certo punto della sua storia, in epoca romantica, l'uomo-artista ha anzi inventato la formula "paesaggio-stato d'animo". La rappresentazione della natura è così diventata il cammino complementare all'altro grande viaggio che l'uomo di Occidente ha compiuto nei secoli, il viaggio nella rappresentazione dei "moti dell'anima". Dall'unione di queste due avventure creative (entrambe guidate dai principi a loro volta complementari del Tragico e della devozione alla Ragione), è maturato il senso che l'uomo-artista occidentale ha voluto e saputo dare alla propria esistenza su questo pianeta.