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L’UOMO SACCHETTO DI CARTA MARRONE
gli IDENTIKIT

ARIANNA

L 'USCM e' un computer! L'ho visto io mentre passegiavo per la mia città (Udine!), aveva un cavo che gli pendeva dalla nuca! La sua missione? Semplice! Farsi pubblicità! Infatti, secondo me, è il primo di una serie di computer e per essere venduti hanno bisogno di pubblicità! Il vero problema è capire cosa c'è sotto il sacchetto! Io... non oserei toglierlo.

POZZA

È privo di braccia e mani.
Ha la scatola cranica molto capiente e questo, sul suo pianeta, significa avere un'intelligenza superiore. Si nasconde per evitare che il collo gli si pieghi sotto lo sguardo della gente incuriosita. Non si è mai capito se sia buono o malefico. A prima vista può sembrare un individuo retto ed equilibrato. I piedi sono molto lunghi, per permettergli di non sbilanciarsi (per via del collo e della testa). Sul suo pianeta, il perfido globo Zong VII, svolge la professione di becchino (la peste bubbonica è molto diffusa).
Rimane un solo mistero: come fa, senza braccia, a spingere la carriola con i cadaveri?
Suo unico nutrimento è un budino alla vaniglia; di domenica ingoia anche un mazzo di carte da poker mentre legge una copia del "non consentiteglielo", quotidiano stampato dalla redazione del "manifesto" (filiale di Zong VII). Il sabato sera segue un corso di ballo liscio presso un famoso auditorium del globo, mentre ripassa mentalmente la sequenza dei concerti per ocarina e orchestra che dovrà esporre alla quattordicesima fiera interplanetaria dei compositori cubici.
In uno scaffale in soggiorno tiene una ricca e originale collezione di malleoli di ogni specie, che estrae con grande cura dai corpi dei morti.
E qui si ripropone l'enigma: come fa a estrarre i malleoli se non ha le mani?

Pozza (17 anni)

ENRICO DA GENOVA

Breve storia vera dell'U.S.C.M.
in realtà si chiama Carlo Marrone. Si svegliò un giorno con una raccapricciante deturpazione alla testa e a nulla servì un primo strizzacervelli che gli estorse una seppur modica parcella.
Decise di celare al mondo l'orribile deformità calandosi sul capo un sacchetto di carta che scelse marrone per coerenza onomastica.
Il medico specialista, avendo intuito che la deformità era l'incarnazione di una sua ossessione maniacale, gli prescrisse una virile esperienza di carattere paramilitare in un soft-air club.
Qui il mistero della sua identità celata gli valse la riverente ammirazione di tutti i soci del club e lo portò a diventare leader: capo rispettato in ogni missione.
Scomparsa la deformità tolse il S.C.M. ed affrontò il mondo con il suo vero volto.
Tutti però ne furono delusi: perse sicurezza ed autorità e, forse,
impazzì.


ROBERTO SCHIAVI da ANVERSA (B)

Per farla breve sono Roberto Schiavi e abito ad Anversa. Ho visto e avuto tra le mani una Polaroid dell' uomo sacchetto di carta marrone, già prima che se ne sentisse parlare alla radio.
Visto che ne avete fatto un caso ho deciso di scrivervi questa lettera. Ho dato anche un'occhiata al sito dedicato in cui ci si chiedeva come fosse in realtà; Io ho visto la foto: è uno con un sacchetto del pane in testa, senza buchi.
La foto non l'ho scattata io e non ce l'ho io, ma conosco chi ce l'ha, che è lo stesso che me l'ha fatta vedere cioè il mio amico Paul, uno di Anversa che ho conosciuto perché è stato uno dei miei studenti di un corso di conversazione (di italiano), ha un negozio di alimentari e un giardino con una serra.
Paul avrà una cinquantina d'anni e la foto ne ha sicuramente più di tre perché l'ha fatta prima che io venissi ad abitare qui, e questa è la prima cosa che so per certo.
La seconda è che nella foto non c'è uno scemo con un sacchetto sulla testa, ma proprio l'USCM: Paul non racconta mai balle ( io si, ma non questa volta).
La terza è che se gliela chiedessi, me la darebbe e se me la desse, ve la spedirei se solo conoscessi il vostro indirizzo normale. Quindi, se vi frega, mandatemi una rispostina con su l'indirizzo e io ve la spedisco.

GABRIELLA PIRONI

E' un "disobbediente" che vaga per l'Italia coprendosi il volto, segnato dall'indelebile Z del potere impressagli dall'Innominato.
Sebbene l'abbigliamento gli conferisca un'aria dimessa e squattrinata, alcuni lo scambiano per il figlio del regista TV che ne proietta il film della vita dalla nascita al matrimonio.
Molti disoccupati gli vorrebbero chiedere una raccomandazione e mostrare i loro sacchetti di carta marrone, con cui fanno le prove davanti allo specchio per poter un giorno sostituire l'attore principale. E' possibile infatti che il sacchetto si deteriori, si incendi a contatto di sigarette o fiamme o che l'incauto protagonista dimentichi l'ombrello quando piove.
I disoccupati ( il bisogno aguzza l'ingegno) si sono muniti di sacchetti plastificati, ignifughi e resistenti agli urti e gli danno la caccia, non riuscendo mai a scovarlo perché il nostro uomo si nasconde nei magazzini, non "grandi", a causa della penuria di sacchetti che lo esporrebbe a rischi di esproprio del suo, o nelle cantine non adibite ad alloggio per extracomunitari.
Da mesi ormai non si ciba più perché l'unto potrebbe devastare il sacchetto propagandosi, come un'infezione, dagli angoli della bocca in su. Infatti il sacchetto gli sta largo di una misura.
Il mercato ha pensato a crearne un modello di taglia small, ma ne attende la maggior diffusione, auspicando nel paese l'aumento della disobbedienza e dei relativi arresti.
Sono pronti anche gli spot della pubblicità progresso: la disobbedienza dilaga: fatti un amico, adotta un sacchetto.
Durante l'ultima manifestazione no global è stato individuato al fianco di alcuni operatori ecologici, gli unici a ritenerlo uno di loro, per la nota abitudine a rovistare nei sacchetti.
Chi vuole nascondere la verità lo sta inseguendo, per costringerlo a farsi una plastica e cancellare la Z, ma il nostro eroe vuole testimoniare sino in fondo la sua estraneità al sistema e, ad eccezione delle giornate ventose, compare in ogni città per ricordare a tutti che un uomo non può essere messo nel sacco.


BATHOR
La vera storia dell'Uomo Sacchetto di Carta Marrone raccontata da
suo fratello

Sin dall'inizio sospettai di mio fratello. Mano a mano che le notizie e gli elementi si accumulavano, poi, assemblando le tessere di quell'astruso puzzle distopico-escheriano che è il volto dell'USCM, il sospetto diventava certezza.
Mio fratello se ne andò via di casa in una fredda e ovviamente uggiosa serata novembrina di tre anni fa. Uscì dicendo che andava al Palazzetto, per il concerto di Vasco Rossi. Quando l'indomani mattina, alle otto, ci accorgemmo che non era ancora rientrato, chiamammo gli amici con cui pensavamo fosse uscito e ci sentimmo rispondere che non c'era stato nessun concerto, e che comunque Minesh (era così che lo chiamavamo, affettuosamente) non lo avevano visto per niente.
Da allora ci manda qualche cartolina, ogni quattro-cinque mesi, sempre da una città diversa e avendo cura di avvertirci che non si tratta della città in cui abita.

Ahimè, povero Minesh!

Fin dalla più tenera età Minesh si dimostrava straordinariamente incline al mondo della grande distribu-zione. Mentre i suoi coetanei chiedevano di andare al parco-giochi, o al cinema a vedere i film di Walt Disney, egli pretendeva - con grida e pianti ininterrotti - che nostra madre lo portasse almeno tre volte al giorno in un supermercato; ivi giunto, si rasserenava ipso facto, assumendo i tratti della più profonda beatitudine.
La crescita, con nostro grande disappunto, non fece che peggiorare le cose. Spesso, invece di andare a scuola, girava tutta la mattina per i supermercati. Non comperava nulla - anche perché non aveva soldi - ma comunque non era questo che gli interessava: semplicemente passava in rassegna tutti i reparti, uno ad uno, estasiato. Col tempo, poi, definì la sua passione e ne sviluppò una coscienza entomologica: a soggiogare i suoi sensi e la sua volontà con incoercibile forza compulsiva non era esattamente il supermercato, bensì la sua versione ipertrofica e sublimata nell'era della tecnica trionfante: il centro commerciale quale provvida cornucopia, epifania merceologica di Mammona finalmente riconciliata con Dio; l'ipermercato come qualcosa di più, di oltre il mercato, non la sua mera elefantiasi, la sua elevazione all'ennesima potenza. Übermarket, non supermarket.
Ecco ciò che lo affascinava sopra tutto: il supermercato come onnidispensatore divino in trentaduesimo, una sorta di Eta Beta superanimato, la perfezione preadamitica del Giardino che non conosce pòros e penìa.
Logico che mi sia dato una precisa risposta alla domanda che tutti, da un po' di tempo a questa parte, si fanno: perché l'USCM fa quello che fa? Mi pareva evidente che la foia consumistica oggi imperante dovesse apparirgli come una squallida profanazione, un insozzamento di quel mondo di perfezione ideale, provocando la sua disperata e inconsulta protesta.
Qualche giorno fa, finalmente, mi sono deciso a tentare di contattarlo per farmi spiegare tutto direttamente da lui. Ci sono riuscito, dopo molte difficoltà e trattative, grazie ad alcune vecchie conoscenze. Dopo avermi tolto l'orologio mi hanno fatto viaggiare, per un tempo che mi è sembrato infinito, nel vano chiuso di un furgone; quando finalmente ci siamo fermati e mi hanno fatto scendere, mi sono ritrovato in un garage sotterraneo. Minesh, seduto su una vecchia sedia impagliata e con un'aranciata in mano, mi guardava con occhi ironici e curiosi.
"Scusa per il viaggio orribile, Bathor, ma non voglio che mi rintracciate".

Vi riferirò solo l'essenziale della chiacchierata di ieri sera con mio fratello.
Mi ha fatto capire due cose, soprattutto. La prima è che Minesh è veramente l'USCM, ma di questo ero già intimamente certo. La seconda, invece, ha sbriciolato le mie (e di molti altri, per la verità) convinzioni circa i motivi del suo comportamento: quando gli ho riferito la mia interpretazione al riguardo, Minesh, dopo aver riso a lungo, ha commentato: "Vedo che non hai smesso di fare l'intellettuale da quattro soldi". Poi mi ha ricordato una cosa che io, in effetti - obnubilato da un eccesso di teoria - avevo del tutto scordata (già, è proprio vero che il concetto ha molti occhi ma anche molti denti): quasi subito, appena rag-giunta l'età minima, Minesh era riuscito a coronare il suo sogno, che - naturalmente - era di essere il più possibile intrinseco all'Eden. Era stato assunto, infatti, nel supermercato di un centro commerciale, e nei primi tempi egli era l'immagine vivente della felicità. "Questo è il mondo perfetto, dove non manca proprio nulla" diceva spesso, raggiante. "La gente viene da noi, e noi abbiamo la soluzione per ogni proble-ma". Poi, stranamente, andò via da quel luogo che amava tanto e ben presto prese a cambiare posti di lavoro con una frequenza sempre maggiore.
Devo confessare che non mi ero mai interessato granché ai motivi di questa frenetica mobilità lavorativa. Ricordo di aver pensato, distrattamente, che forse gli piaceva cambiare spesso posto di lavoro in modo da esperire e godere il maggior numero possibile di supermercati.
Ieri, però, davanti al mio sguardo incredulo, Minesh mi ha spiegato la verità: egli non decideva di cambiare impiego; veniva licenziato. Già. Con tutta la sua immane passione per quel lavoro! Com'era possibile? vi chiederete. Ecco cos'era successo: si era venuta a creare una malefica miscela tra una sua certa tenden-za alla maldestraggine (in effetti è sempre stato un po' goffo e distratto), e una serie incredibile di sfighe, una vera e propria persecuzione della malasorte. Insomma, fatto sta che Minesh, sul lavoro, ne combinava veramente di tutti i colori: se manovrava il carrello elevatore investiva almeno una vecchietta al giorno; quando doveva sistemare le merci sugli scaffali, quasi sempre metteva la pasta al posto del caffè o la marmellata al posto della trippa ecc.; se poi lo mettevano a fare le pulizie, esagerava col detersivo trasformando il supermercato in una pista di pattinaggio su ghiaccio. Quel che è peggio, però, è che a un certo punto presero ad accadere cose al limite del paranormale. Dove si trovava lui, senza che facesse nulla, si verificavano le cose più assurde: cadevano interi scaffali, le buste del latte si bucavano e allagavano il pavimento; si guastavano i congelatori e quintali di surgelati erano da buttare; la gente si ammalava, faceva causa al supermercato e si scopriva che i filtri dell'aria condizionata erano sporchi e trasmette-vano infezioni (con conseguenti risarcimenti milionari); persino il numero dei furti aumentava in modo esponenziale. Insomma, Minesh si era conquistato la poco invidiabile fama di portasfiga, di iettatore. Questo era stato il motivo della sua fuga: lontano da casa, egli sperava che la iella smettesse di perseguitarlo. Purtroppo per lui, tale speranza doveva andare delusa. Non cambiò nulla, e in breve Minesh si trovò ad essere proscritto e respinto definitivamente da quel mondo che era il suo mondo, la sua unica possibilità di vita, il suo ubi consistam.
Nel Luogo da sempre e per sempre bramato, non gli restò altra possibilità che introdursi in incognito: diventò un clandestino dell'Eden, un Bernardo l'Eremita dal guscio supermercatizio; non un Diogene squatter ante litteram che si è infilato nella botte sottratta al vicino, però, attenzione! Minesh-Sacchetto di Carta Marrone non cerca nulla - tantomeno l'Uomo - e non vuole nulla se non continuare a stare nell'unico posto al mondo dove si senta a casa sua. Se poi, al suo passaggio, cadono gli scaffali e accadono altri disastri, non è per sua volontà ma per un triste decreto del Fato. Non facciamo dell'USCM il con-tenitore della nostra cattiva coscienza, il riflesso della nostra immensa coda di paglia epocale, l'alibi per le nostre pochezze e inettitudini. L'USCM non è un supereroe, e non è neppure un ipoeroe. L'USCM non è un monito di nulla e per nessuno. Dobbiamo smetterla di credere che esista un qualcosa che vegli sulla nostra vicenda umana quasi ne fosse la coscienza di riserva, e che erompa di quando in quando sotto le spoglie di questo o quel Salvatore.
L'USCM non è angelo né demonio, né buono né cattivo, né bianco né nero.
L'USCM è solo un uomo.
E' mio fratello.
E' vostro fratello.

PANCREAS

L’uomo sacchetto di carta marrone è un individuo apparentemente innocuo.
In realtà è arrabbiato. Incazzatissimo.
(Forse è anche per questo motivo che porta il sacchetto in testa: una volta a causa della sua smorfia diabolica e arcigna un’anziana signora è svenuta: la polizia ha obbligato il povero USCM a coprirsi la faccia, pena la galera).
Ma forse, più che per l’espressione facciale (che ormai gli ha pietrificato il viso), è per la vergogna che porta quel ridicolo sacchetto di carta in testa.
Si è stufato del mondo-giungla.
Vuole che le cose cambino.
Che la testa delle persone cambi.
Ecco, volendolo definire un po’ di più, si potrebbe dire che è un anarchico "cageano", anche se non possiede quell’ottimismo che contraddistingue il compositore- filosofo- pittore (e quant’altro) "Giovanni Gabbia".
Perché vede che la situazione continua a stagnare.
L’Uomo commette sempre gli stessi errori (ma è davvero cattivo per natura?)
E poi: si arriverà mai al giorno in cui masse di persone (che la pensano come il nostro USCM: e ce ne sono tantissime) la smetteranno di pensare soltanto e invece cominceranno ad agire, a cambiare tutto per il miglioramento della vita di tutti?
Questo non lo sapremo mai.
A meno che l’USCM non sia proprio lui: l’uomo di cui parla Svevo ne "LA coscienza di Zeno", che nascosto in qualche angolo del pianeta sta progettando la famosa bomba disinfestatrice.
Ma allora l’USCM sarebbe proprio cattivo


disegno di pancreas


ROBERTA BOCCACCI

Da dove proviene? Non da Crypton. Non è un frammento di meteora da adorare né un angelo caduto. Non scende dal cielo come un emissario di Dio, come la pioggia, il tuono del dies irae.
Non vola.
Cammina.
Piuttosto viene dalla terra come un fungo, la Manna…

Vive nella cripta di una chiesa dismessa, in parte anche crollata, rovinata al suolo quando lui abitava già lì. In un certo senso è stata una fortuna perché adesso l'entrata è protetta da cumuli di detriti e ci sono buone speranze che nessuno si accorga mai della sua presenza.

Il sacchetto che porta, lo possiede da quando era bambino, non è proprio lo stesso, il primo lo conserva nel ciborio…la prima volta che entrò in un supermercato l'unica cosa che poté acquistare fu quel sacchetto…
Rimase per sempre il suo unico e inseparabile giocattolo.

Naturalmente ora possiede un horto, la cripta è arredata da Dio (cioè da dio, nel senso…bene…va beh, in tutti i sensi…), può contare su alcuni bauli di chincaglierie d'oro e di gemme.. ehm.. dimenticatidadio …

Per sopravvivere alla pace, al silenzio, alla bellezza, alla sacralità, della sua custodia, per non soccombere ai tesori nascosti, per sottrarsi all'essere tesaurizzato e occultato dal luccichio, lo shining del delirio, per alleviare l'anima in penombra dallo straniamento, dalla vertigine indotta dal sole rotante sull'oro del calice e sulle terre policrome che velano svelano i muri consunti come i volti ritratti e i pizzi sugli orli dei paramenti, dalle fiammelle che zampillano dalla lebbra dei santi ,dagli occhi dei profeti e come profezie consumano lente colonne di cera albata e incensata, colante di lacrime sangue, come neve sulle aiuole così sulle ali angeliche e le aureole lievi… di tanto in tanto, per poter avere fame, solleva le dita dall'organo (l'insonorizzazione è il miracolo delle macerie) e sui tasti del laptop libera lo spirito dalle reti auree dell'armonia barocca e lo osserva precipitare come una farfalla ferita nella rete del pescatore (di farfalle) abbandonato al cullio di un'amaca fra le palme da cocco per sognare reticolati urbani, autostrade di allucinazioni algoritmiche trigonometriche, binari per codici ad alte prestazioni, mondi trasversali, strisce pedonali, corsie doppie, gallerie cunicoli catacombe, sbarre d'acciaio, tronchi cavi, tane di gnomi, nervi di leone, sciabole sepolte in fondo all'oceano le cui tarsie profonde come il gran canyon riproducono l'intero catalogo dei cerchi del grano presenti e futuri, scudi spaziali e alabarde spaziali con incisioni a laser in alfabeto runico delle pagine più verosimili di Huxley e in versione egiziano ieratico dell'alto regno, l'edizione unica e integrale del manuale per cuochi di corte "1000 modi, e oltre, per cucinare servire, consumare, smaltire il peyote"… e…armature in titanio rivestite da mosaici di squame di cobra reale composte in cangianti impermanenti mandala decifrabili come mappe di costellazioni in divenire…
e…e…tavole di alabastro… ora dopo ora dall'inizio dei tempi dallo scorrere delle acque primordiali dall'ebollizione delle viscere terrestri, dall'appena arrotato vento metallico dell'era glaciale, da radiazioni nucleari solo sperimentali abbandonate sperimentalmente in un ex acceleratore di particelle pluriperforato da uno estenuante davvero efferato bombardamento di neutrini da parte di fisici euforici iperefficienti, deficienti e infelici, affetti gravemente in forma acuta e epidemica da bipolarismo…ah sì ..!! tavole di alabastro incise in modo del tutto naturale e ovvio ora dopo ora dall'incedere del tempo con la sintetica conclusiva rivelatoria liberatoria intimidatoria asserzione del Nobel per la fisica Leon Lederman, "nulla sorprenderebbe meno uno scienziato, che scoprire l'esistenza di antiche civiltà…dentro a un Quark…" :

…quindi???!! Quindi…
quindi:
è un hacker.


...È un hacker.
D'accordo… ma lo spionaggio industriale, finanziario, politico, militare sarebbe un po' mortificante per un semi sepolto vivo, perfettamente a suo agio fra tuberi e bulbi principi di ogni cosa, ma totalmente disadatto al budjng jumping dalle vacillanti torri del potere, tanto lontane dalla terra, e tanto esposte ai fulmini di Zeus; torri aeree al di là delle nuvole, che gettano sul mondo una fitta rete d'ombra e luci artificiali, un trucco del buio che tenta di passare inosservato…questo eroe cerca un varco fra le maglie, scava paziente e assorto sotto le fondamenta.. ma quasi senza saperlo. È solo un ingenuo giocherellone.. un uomo di carta, semplice delicato concreto essenziale versatile, un carattere open space, un confortante carnato tinta pane… più o meno un poeta.
È l'eroe busybody, sociale e famigliare, domestico, intimistico, spia viscerale, indagatore dell'ingovernabile, dei piccoli gesti e dei sussulti, il bianchetto delle occhiate no panic, no pang , no pant, il palmist delle mani che si attaccano alle cose, delle cose che afferrano le mani mentre una dopo l'altra mani e cose assemblate, tracciano con sequenze di barattoli, scatole, vasetti lattine pacchetti, tutta una strategia di sopravvivenza…
L' uscm è un hacker ticket decoder, filologo dello scontrino, ermeneuta della lista, l'esegeta di configurazioni tipologiche fra le scelte e relative relazioni, un analista intuitivo che al termine di qualsiasi elenco di articoli, radunati scriteriatamente come su un treno , nella comunanza transeunte di uno spazio, un carrello, un progetto, un'etica…sa con chi ha anche fare.
Si delinea nella mente una storia.. la sua volontà è renderla reale…colmarla di senso , aprirla al mondo con una chiave di lettura, un segno per procedere, oltre..
Dal sacchetto come da un cilindro affiora la formula magica,, impressa sullo scontrino. Indelebilmente tatuata sul destino del compratore.
Scripta manent.
Dopo i convenevoli del sistema " magnifico signor cliente, complimenti per la scelta del discount, ecco il suo resto, torni presto, grazie auguri buona giornata, buon lavoro saluti a casa, stia bene , non lesini sui consumi, si ricordi di noi, le siamo vicini" compare, sullo scontrino del prescelto un messaggio ispirato all'articolo più trasgressivo dell'approvvigionamento: la felicità della spesa, l'oggetto inatteso.. la forza dell'incoerenza, il titolo..
"gentile persona.. presti attenzione al pomodoro che ha acquistato, perché.. "quanto più.. fissato nella sua forma sta solitario in se stesso, quanto più puramente esso sembra far dileguare ogni rapporto con gli uomini…ci colpisce l'urto del prodigioso, respingendo ciò che fino allora appariva normale."". (Heidegger)
messaggi minaqtori??
Certo!! Attentato allo squilibrio psicosociale dell'innocente compratore?? Sì!
Un ingiuria allo spesista professionale?? Ovvio.
"una sottomarca di biscotti? Si corregga…prego.. "quando la bilancia passa dalla mano alla mano del mercante a quella dell'Angelo, che dall'alto dei cieli, la calma e l'acquieta con l'equilibrio dello spazio…" (Rilke)

EDOARDO ACOTTO

Nella realtà di tutti i giorni egli si chiama Pino Albicocco. È un timido ragazzo di quarantatre anni che non ha combinato nulla nella vita. Si è disperso, ha sbagliato studi, strategie, tattiche, compagnie: recentemente la sua ragazza lo ha lasciato dicendogli che è autoritario come Goebbels, poiché Pino ha osato dirle che bisognava fare la raccolta differenziata dei rifiuti.
Così Pino Albicocco è impazzito perdendo di colpo i freni inibitori e il principio di realtà.
Nel supermercato c'era una commessa dagli occhi dolci, addetta al reparto Polleria e Filosofia: Pino l'aveva sempre trovata carina ma ella prediligeva evidentemente i tipi atletici e rozzi.
Dopo essere stato abbandonato dalla fidanzata Pino si è innamorato della commessa.
Per conquistarla, la psiche di Pino Albicocco ha inscenato la metamorfosi identitaria, partorendo l'Uomo Sacchetto di Carta Marrone.
USCM rovescia gli scaffali per due ragioni: 1) per farsi notare dalla commessa e così avvolgerla in un'atmosfera supermercatizia di sottile inquietudine; 2) quando è incazzato con lei perché in incognito, cioè in abiti civili, l'ha lumata con sguardo di intesa (si è convinto di piacerle) e invece lei ha riposto il quarto di pollo accanto al volume tascabile di Essere e tempo in offerta della settimana per gli acquirenti del pollame in via di scadenza.
La missione di USCM consiste, oltre che nel conquistare la bella commessa per poi rivelarle la sua vera identità, nel correggere errori di collocazione dei prodotti all'interno del reparto; nel segnalare con appositi messaggi minatori, scritti su lacerti di sacchetti di carta marrone, l'eventuale avarìa di taluni prodotti avicoli e la certa perdita di interesse di non pochi capolavori filosofici.
USCM svolge anche attività ideologica di trasformazione delle abitudini al consumo, sussurrando subliminalmente all'orecchio di ingannate vecchiette e ignare massaie frasi come "non comprarlo non comprarlo non comprarlo non comprarlo" oppure "fa male alla salute sfrutta i lavoratori imbroglia i consumatori", e simili.
L'USCM non si considera un supereroe, bensì un vero postmoderno IPOEROE (il primo al mondo, se si eccettua Superciuk).
Pino è un tipo di sinistra, dunque ha inteso dare un segnale contro il lusso americanista dei costumi supereroici: i sacchetti del pane svuotati delle loro fastidiose bricioline andavano a costituire per lui un patrimonio indumentale di prima scelta, parsimoniosamente pinzati e abbastanza abilmente cuciti con cordicelle e spaghi di recupero.
Due, come si conviene alla fantasia e alla tradizione, sono le versioni possibili del suo ipocostume, poiché Pino USCM è mingherlino, e alterna fasi di orgoglio per la sua magrezza (fasi in cui si sente vicino a Kafka) durante le quali indossa il costume a) per esaltarla, a fasi nelle quali se ne vergogna assai e il costume b) diviene un acconcio schermo psichico.

Small-version:
In questa versione il costume prevede una maschera di sacchetti di carta unita ad un mantello formato anch'esso di sacchetti, più guanti di sacchetti di carta e calosce di sacchetti di carta indossate sopra le scarpe da ginnastica; invece il corpo è ricoperto solo da slip e canottiera di cotone bianco, lasciando così nude le braccia, dalla spalla fino al polso inguantato, e le gambe stecchite, dallo slip fino alla calosce.
La small-version va indossata essenzialmente nei giorni in cui l'impianto di riscaldamento del supermercato funzioni a pieno regime; dato che ciò accade raramente USCM ha fabbricato false chiavi della stanza delle caldaie e prima di apparire in small-version dà un colpetto alle leve del termostato.
Poi indossa il costume e inizia ad aggirarsi quatto quatto per gli anditi più deserti del supermercato, prediligendo scale di servizio e piccoli ripostigli disusati: da lì tiene d'occhio il reparto polleria e filosofia, e si proietta in rapide incursioni sugli scaffali circostanti la sua bella preda, evitando però di farle precipitare addosso le merci.

Full-version.
Nei giorni di tristezza USCM si sente scheletrico, perciò il suo corpiciattolo vuole celarlo a tutti, specialmente alla ragazza della Polleria e Filosofia.
Allora indossa il costume pesante, costituito da molti strati interamente cuciti a macchina. Per contrasto con la pesantezza del costume marrone (conferente un aspetto non dissimile da quello dello scimmione stellare Chewbacca) la maschera si presenta quasi ironicamente composta da un unico, semplice, elegante sacchetto di carta con due buchi per gli occhi e uno per bocca e naso.
Costume profumato al tamarindo, lo spargersi all'intorno della cui fragranza accerta gli avventori del supermercato che l'Uomo Sacchetto di Carta Marrone esiste davvero e vigila sulle decisioni al consumo. Nonché sulla sua meta amorosa.
Pare che i dolci occhi della commessa si addolciscano vieppiù al sentore di un leggero odorino di tamarindo, così lieve e simpatico da parere quasi un'illusione olfattiva.


 


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