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Cap. I pag. 15

Giravo sotto l'effetto di oppiacei per il centro trafficato di Cleveland, Ohio. Beef mi aveva detto che ci saremmo visti a mezzogiorno al McDonald's di Superior Avenue. Era una giornata umida, di quelle che l'aria ti sbatte in faccia tutto il suo peso immateriale, Beef era in ritardo. Gli oppiacei no. Quelli arrivano sempre puntuali. All'ingresso salutai con affetto il grande pupazzo di Ronald McDonald, ma lui fu molto scortese e mi rinfaccio' che gli dovevo ancora un mucchio di soldi. Non doveva farmelo. Gli mollai un destro sul naso da pagliaccio e lo finii con uno di quei coni che i tipi delle pulizie mettono sulla zona di pavimento bagnata. Quelli gialli con su scritto "cauzione"*

* N.d.T. Per precisione, il traduttore ha qui scelto di non riportare l'originale inglese "Caution" con la parola corretta ("Attenzione"), ma di lasciare intatto lo strafalcione linguistico dei McDonald's italiani, che espongono la scritta "Cauzione" sui coni gialli delle pulizie.

Cap. I pag. 43

Dieci e mezza del mattino, sabato, casa di Beef a Cincinnati, Ohio. Stavamo aspettando la scatola. Nella scatola doveva esserci un uomo. Un uomo vivo. Un uomo con cappotto, giacca, camicia e cravatta. Di solito DHL passava alle dieci e un quarto. Beef riceveva spesso pacchi da più parti del mondo. Lui e il tipo della DHL si conoscevano, una volta si erano fatti anche una canna insieme. "Arriva fra un po', tranquillo", continuava a dirmi Beef. Poi aggiunse: "Pensa se si è abituato a stare nella scatola, il nostro uomo, pensa se si è creato un mondo tutto suo dentro la scatola… che cosa penserà del fuori?"

Da pag. 109

Il vecchio continuava a parlare, anche quando si piegava per prendere la fiaschetta sotto il bancone. Parlava e parlava, mentre Beef ed io ci guardavamo attorno sconcertati. Da Cincinnati ci avevano assicurato che l'unico posto dove potevamo trovare quello che ci serviva era il negozio di quel vecchio, a Cheyenne, l'angolo in fondo a destra di quel quadrato chiamato Wyoming.
"Quando ho iniziato nel drugstore del vecchio Cooper, io avevo quindici anni e lui settantacinque. Adesso, fosse ancora vivo, ne avrebbe quasi 150!"
A un certo punto Beef perse la pazienza e gli disse: "Vecchio, tu lo sai perche' siamo qua. E noi sappiamo che tu sai… vogliamo quel dannato bazooka, e' chiaro? Il dannato bazooka che tieni da qualche parte qua dentro, chiaro? Non ci interessa del drugstore e del vecchio Cooper. Tu hai un bazooka nascosto. Lo vuoi vendere. Noi vogliamo comprarlo. E questo e' tutto. Chiaro?


Da pag. 135

La ragazza più bella del mondo è in piedi con le cuffie a un posto d'ascolto del Tower Records di Cheyenne, Wyoming. Ha le gambe fasciate da un paio di pantaloni alla Capri color melone che finiscono dentro un paio di stivaletti neri, avvolta in un cappotto Todd Oldham viola-beige, aperto, Mentre mi avvicino vedo che hascelto cd di Diana Ross, Donna Summer, Quincy Jones e Marvin Gaye.. Le arrivo alle spalle proprio mentre si toglie le cuffie.
- Questo è il migliore, - dico indicando il cd di Marvin Gaye. - I brani tre, quattro, cinque, e dieci sono eccellenti.
Lei si gira, sorpresa,
- Ci conosciamo?
- Temo di no… rispondo io e poi le spiego velocemente che i neri ricchi sono i migliori musicisti e più sono ricchi più sono bravi a produrre i dischi, Lei ride,. Le ripeto che Marvin Gaye è il meglio, che deve proprio comprarsi il disco e che anzi glielo compro io e poi le dico: "Ti va di ascoltare Marvin Gaye nella mia stanza d'albergo, qui a Cheyenne, Wyoming? Baby, Let's get it on?"


Da pag. 173

La sera dopo, Beef era alla Artificial Humans Associates, seduto nello stanzino riservato al guardiano notturno, i piedi appoggiati a un fornello a gas. Stava leggendo un racconto western intitolato Lo sceriffo esistenzialista, un'opera d'avanguardia che gli avevo consigliato io. Al di là di una delle aree del laboratorio, di fronte a Beef, i tratti illuminati da una luce notturna che gli conferiva un aspetto mostruoso alla Frankenstein, c'era SHROUD, l'acronimo di synthetic human, radiation output determined, un essere artificiale a emissione radioattiva controllata. La sua pelle era fatta di butirrato acetato di cellulosa, una materia plastica trasparente non solo alla luce ma anche ai raggi X, ai raggi gamma e ai neutroni. Lo scheletro era di un essere umano: le ossa erano state decontaminate e quelle più lunghe, insieme alla colonna vertebrale, erano state svuotate perché potessero ospitare al loro interno dei dosimetri. SHROUD era alto 1,75 - si collocava esattamente a metà degli standard stabiliti dalla legge per gli sceriffi del Wyoming.


Da pag. 247

Al piano di sotto, il party di Meatball Mulligan per la disdetta del contratto d'affitto stava varcando la soglia della quarantesima ora. In mezzo alle bottigliette di champagne vuote, sparpagliate sul pavimento della cucina, Beef e tre suoi amici facevano scherzi telefonici tenendosi svegli con Veuve Cliquot e benzedrina. Nel salone, Duke, Vincent, Paco e Blaine erano accovacciati su una cassa acustica da quindici pollici fissata al coperchio di un cestino per la carta straccia e si stavano ascoltando La sagra della primavera a una potenza di ventisette watt.
"E' ora che ve ne andiate" disse Meatball
"Col cazzo" rispose Duke, "Mi ci vuole un bicchierino contro la sbronza, altro che…"
"C'è una cassa di tequila dietro il frigo" disse qualcun altro.
In cucina, due hostess della Pan Am che erano venute con gli amici di Beef, stavano cantando con due marinai una canzone che parlava di andare tutti a pisciare su una contrarerei chiamata Forrestal.
Meatball stava a guardare, grattandosi pigramente la pancia. Secondo lui c'erano soltanto due modi per far fronte alla situazione: A) chiudersi a chiave nell'armadio sperando che prima o poi se ne sarebbero andati tutti; B) tentare di calmarli uno per uno.
A) era indubbiamente l'alternativa più attraente.


Da pag. 299 - DIGRESSIONE N. 316

"Martin Wayne, giudice di successo di Cleveland, Ohio, scapolo, alto uno e novanta, con un bel prato all’inglese e un corpo di cento chili in forma e scattante tanto quant’era attraente, tornò un mercoledì sera dalla casa della sua splendida amante del mercoledì e trovò, nel suo letto, una ragazza molto più bella della sua amante del mercoledì. Una ragazza dai capelli rossi e lisci, sparsi sul cuscino bianco che troneggiava al centro del letto king size che il giudice Wayne si vantava di non aver mai condiviso con nessuno in tutta la sua vita. Mi chiamo Daisy e sono un regalo del Senatore, disse la rossa, con un sorriso innocente che avrebbe sedotto anche un vescovo italiano di specchiata onestà. Un... regalo? balbettò il giudice Wayne. Beh, quasi... rispose Daisy inarcando il sopracciglio...


Da pag. 328

"130 ore dopo riaccompagnammo Doris alla stazione di Springfield, Ohio. Erano stati momenti stupendi, lo sapevamo tutti e tre, ma tutto deve finire, e a volte succede che finisca a 130 ore dal momento dell’inizio... lei salì sulla carrozza mentre il sole stava tramontando e c’erano tutti quei rumori di partenza, sportelli che si chiudevano di scatto, controllori eleganti come soldati che facevano avanti e indietro lungo il convoglio per vedere che nessuno salisse senza aver fatto vedere prima il biglietto... Doris... stava lì, incorniciata dal finestrino, si stringeva una sciarpa arancione al collo con un sorriso che virava pericolosamente verso una smorfia di pianto e salutava con la mano. Non potevamo fermare il tempo... sarebbe partita comunque, anche se Beef ed io stavamo tutti e due pensando intensamente "non devi partire, resta in Ohio... non devi partire, resta in Ohio..."


Da pag. 480

Dialogo tra Harry Telmans, produttore cinematografico e Jack Briggs, regista squattrinato. Sbobinamento da dialogo originale registrato con Minidisc Sony MZ-R55 a Akrön Ohio

- E' una storia fantastica Harry, te lo giuro, roba forte....
- Non più di sessanta parole.
- Okay, okay, allora senti qua: un ingegnere americano, il dottor Laurens Hammond, sta lavorando alla sua ultima invenzione: l'organo elettrico, un complesso sistema di rotelle in rapido movimento derivate da quelle degli orologi e chiamate "ruote foniche".
- Ruote cosa?
- K Foniche. -
- Che roba è?
- Non lo so.
- Siamo già al secondo rullo e non è ancora successo niente.
- Lasciami finire... Allora, il dottor Hammond ha finalmente finito il suo organo elettrico e decide di provarlo, ma quando sta per inserire la spina, un fulmine lo colpisce in pieno e lo trasforma in una armonica a bocca umana chiamata mister Hohner.
- Vattene.
- Ma è un'ottima storia.
- Fa schifo, e poi erano più di sessanta parole.
- Come fai a dirlo?
- Le ho contate, erano centosette comprese le ultime quattro.
- Quali ultime quattro?
- Sei a centodieci. A duecento ti sparo.
- Ascolta Harry, prova a immaginartelo... un'armonica a bocca umana che quando respira sembra Toots Thielemans.
- E' debole.
- Ma cosa dici?! C'è tutto: musica, dramma, violenza, tensione, sesso...
- Sesso?
- Certo!
- Con un'armonica a bocca umana?
- Sì, a un certo punto della storia, compare Minnie Moog, la figlia e assistente di Robert Moog, l'inventore del primo sintetizzatore commerciale, e decide di fare la corte, insomma di... scoparsi il dottor Hammond, anzi mister Hohner, che è un'armonica a bocca umana, per poterlo usare come cavia negli esperimenti di suo padre che mira a creare uno strumento aerofono, elettronico e dotato di sistema nervoso centrale... Ti piace fin qui? "


Da pag. 612

Storia dell'inno dello Iowa

Spesso c'è molta confusione quanto alla definizione delle cosiddette state-song, gli inni dei singoli stati americani. La confusione è perlopiù dovuta al fatto che spesso le state song sono state scelte per approvazione popolare. In particolare per il Midwest, dove i confini statali sono artificiali e la popolazione si è sempre spostata da un posto all'altro, non è sorprendente venire a sapere che l'incertezza regna sovrana.
The Song Of Iowa, però, ha un autore riconosciuto, es eic em BYERS, che ha così descritto il momento in cui gli venne l'idea di scrivere quelle gloriose parole.

"Fui catturato e fatto prigioniero nella grande battaglia di Lookout Mountain. Mi portarono in seguito nella prigione di Libby a Richmond, Virginia. Sono stato là sette mesi, chiuso in una stanza. Spesso arrivavano dei ribelli che erano stati arrestati e, per fortuna, erano persone allegre... un giorno stavano cantando la canzone "My Maryland", che ha la stessa melodia della canzone popolare tedesca O Tannenbaum... e io, guardando fuori dalla finestra con le sbarre, dissi a me stesso 'Un giorno vorrei che questa canzone avesse parole sincere!'"

Molti anni dopo, nel 1897, Byers realizzò il suo desiderio e scrisse dei versi patriottici sulla melodia di O Tannenabum. Il giorno dopo, un concertista francese della Foster Opera House di Des Moines, cantò la nuova canzone su richiesta di Byers. Fu un grande successo e furono chiesti numerosi bis.
Questa, almeno, è la storia ufficiale. L'ho letta su un libro.
La storia vera, invece, ce la raccontò il bisnonno di Beef nel suo appartamento del quartiere tedesco di Des Moines. Il bisnonno di Beef era un tedesco che nel 1945 si era trasferito sotto falso nome in Argentina ed era riuscito a intrufolarsi negli stati uniti usando non so quale trucco. Ci disse che l'inno dello stato dell'Iowa era stato scritto da Ludwig Steinermath, un ufficiale prussiano che si era trasferito in America alla fine del secolo. Steinermath aveva preso in prestito al melodia di O tannenbaum per motivi sentimentali legati alla sua patria. Poi, il nonno di Beef, ci fece ascoltare un vecchio disco, inciso proprio da Ludwig Steinermath in persona. Noi lo ascoltammo, ed era effettivamente cantata da un tedesco... solo che, a un certo punto della canzone, si sente Bob Dylan che canta una strofa."


Da pag. 391

Il ciccione che fumava troppe sigarette light


CICCIONE (tossisce)

NARRATORE Fumi troppe sigarette light.

CICCIONE Lo so.

NARRATORE Devi smettere.

CICCIONE (tossisce)

NARRATORE. Il ciccione fumava davvero troppe sigarette Light. Aveva smesso di fumare tante volte quante aveva ricominciato.
Durante la sua recente crociera sul Cuyahoga aveva comprato un pacchetto da 20 Superbe Sigarette Light.
Per cercare di risparmiare i polmoni aveva cominciato a fumare solo un terzo di ogni sigaretta, scartando i rimanenti due terzi.

CICCIONE Sto cercando di smettere. Fumo le light.

NARRATORE Ma non aveva saputo resistere, e senza vergogna, aveva preso a confezionarsi delle nuove sigarette con i mozziconi.
Anche di queste però ne fumava solo un terzo.
Continuò con il procedimento finché non fu più in grado di ricavare sigarette intere dai mozziconi.
- Quante sigarette hai fumato? - chiese il dottor Warren della clinica veterinaria di Akron Ohio.

CICCIONE (tossisce) Solo una.

NARRATORE. Rispose il ciccione indicando il mozzicone nel portacenere.
- Sono balle - disse il dottor Warren - Quante sigarette light hai fumato? - 19 e un terzo, rispose il ciccione. E ho fatto in tutto 58 fumate. E infatti è rimasto solo un mozzicone che consiste in due terzi di sigaretta light, perché se avessi fumato ogni singolo terzo, avrei effettuato tre volte 20 fumate, cioè 60 fumate, ma ho lasciato le ultime due nel portacenere, e cioè il mozzicone rimasto, e così ho effettuato 58 fumate complessive... ma... cosa diavolo ci faccio, in una clinica veterinaria?


Da pag. 28

Linda e suo padre


Quando avevo diciassette-diciott'anni, uscivo con Linda, che era questa bella ragazza del MidWest di qualche anno più vecchia di me, sana, florida, senza grilli per la testa. Andavo a trovarla a casa dei suoi quasi tutti i giorni, ma suo padre era sempre nei paraggi e non ci perdeva mai d'occhio un attimo.
Poco per volta cominciai a prendere confidenza con Alf, il padre di Linda. Non mi aveva mai detto che lavoro facesse, più che altro lo vedevo seduto nel giardino davanti a casa. Era vedovo e si vede che gli faceva piacere stare con i giovani... Mi dava sempre un mucchio di consigli sulla vita, sulle donne, sul football e sul denaro. Mi chiamava "figliolo" e mi sembrava di essergli simpatico, ma non lasciava mai sua figlia da sola con me. Che cosa diavolo avesse Linda, di così prezioso, non riuscivo a capirlo: passavo più tempo con suo padre che con lei. Lui la trattava come se fosse ancora una bambina: le parlava con una voce e una intonazione diverse da quelle che usava con gli altri; le faceva sempre un mucchio di domande imbarazzanti sulla scuola, le pagava i voti belli e la multava per i voti brutti. In breve: era una presenza più che ingombrante, insormontabile. Avevo perfino preso a sognare di dover scalare Alf, come se fosse una montagna, e dietro Alf c'era Linda che mi aspettava per baciarmi e per fare l'amore. Poi mi svegliavo, dopo che nel sogno avevo fatto l'amore con Linda, e mi cadeva il soffitto addosso. Tornavo da lei e c'era lui. Andò avanti così per un po', poi mi stancai e non mi feci più rivedere.
Ebbi poi tutto il tempo di scoprire quanto fosse preziosa Linda, quando ci riincontrammo a Riverton, Wyoming, più di dieci anni dopo. Io facevo i cocktail in un club chiamato El Toro, frequentato dai cowboy e da qualche puttana di passaggio, lei faceva la puttana di passaggio.


Da pag. 825

Datemi il mio pezzo di cavo!

 

I cavi, poveri cavi, migliaia di anni spesi a legare mucche, sollevare pietra e imprigionare schiavi, come fanno adesso a tollerare di essere corsi dal desiderio degli amanti, dai rimproveri delle madri, dalle furie, dalle risate e dai pianti?
Ancora ancora l’elettricità, i balbettii del telegrafo, le prime conversazioni cifrate dei militari. Ma adesso! Adesso che il cavo è lì per dirti che ti amo come nessun altra, che congratulazioni sei assunto, che vado via per sempre, che d’ora in poi sarò migliore te lo giuro e che purtroppo lo zio è venuto a mancare stamattina all’alba ditelo voi a Bianca che io ho non ho il coraggio, come cazzo fa il cavo così magro, solo, sepolto sottoterra ancora prima di cominciare a vivere, a non schiantare, a non accartocciarsi, spremuto, corroso da tutta la vita che lo travolge? Come fa? Chi gli ha fatto i corsi di riconversione per trasformarlo da corda pulciosa a centro del mondo? Voglio parlarci! L’assistenza psicologica gliel’avete inclusa?
E a me, a me ci avete pensato, a me che via cavo ci lavoro, ci scopo, ci scarico arte, musica, pornografia e virus, virus e ancora virus? Perché, cari signori che avete cablato ogni fibra del mio universo, state attenti! Un giorno vorrò indietro il mio pezzettino di cavo, il mezzo metro strappato dal gomitolo di tutti i cavi del mondo con dentro le telefonate, le e–mail, le canzoni e le offerte di lavoro che mi hanno cambiato la vita. E soprattutto con tutte quelle che non mi sono servite a un cazzo. Il mio sangue scorre nelle vostre vene di rame e fibra ottica e, per il momento, vi pago l’affitto. Chiariamo i patti: quando tutto si romperà rivoglio indietro i miei cocci. Che sono bellissimi proprio perché sono solo miei.

 


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