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domenica
dalle 14:00 alle 14:50

Rosso scarlatto

Rosso Scarlatto è un programma di approfondimento su temi della cronaca ed eventi di scottante attualità, ma anche su vicende a tinte forti del passato che ancora oggi fanno discutere.
Il racconto è arricchito da repertori, interviste, musiche e testimonianze di esperti e protagonisti di ieri e di oggi.

Un programma di Antonella Ferrera
a cura di Diana Vinci
Redazione: Paola Veneto - Federico Zamboni
Musiche originali di Alessandro Molinari
Regia di Manuel de Lucia


CHINATOWN

>10/01/2010
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È un mondo chiuso, quello di Chinatown. Quartieri che una volta erano come tutti gli altri e che a poco a poco hanno cambiato faccia. I negozi sono passati di mano, e adesso sfoggiano vetrine costellate di ideogrammi. I proprietari e i dipendenti sono tutti cinesi. La comunità è molto unita. L'obiettivo è la piena autosufficienza. In qualsiasi ambito: dalle merci ai servizi, dalle cure mediche ai divertimenti. Quello che è legale si fa alla luce del sole. Quello che non lo è, si fa di nascosto. E nemmeno poi troppo: nella Chinatown milanese di via Paolo Sarpi, la più famosa d'Italia, era spuntata addirittura una banca clandestina. Niente insegne, ma locali aperti sulla strada e una fitta clientela, prima che la polizia la chiudesse. Chinatown è un pezzetto di Cina trapiantato altrove. Una realtà per certi versi affascinante e per altri inquietante. Una realtà che continua a crescere e che ci invita - o ci sfida - a capirla.
Intervengono il giornalista Giampiero Rossi, autore con Simone Spina del libro I boss di Chinatown, edito da Melampo, e il sinologo Daniele Cologna.

ITALIANI D'AMERICA

>03/01/2010
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Oggi sono circa 20 milioni, gli americani di origine italiana. Oggi sono una parte importante della comunità nazionale, ma non è stato sempre così. Il diritto a essere rispettati se lo sono dovuto conquistare a poco a poco, anno dopo anno, generazione dopo generazione. Negli Stati Uniti la vita è dura per tutti. Per gli immigrati e per le minoranze etniche lo è ancora di più. Gli italiani che arrivarono in massa nel nuovo continente, un centinaio d'anni fa, erano povera gente che non aveva né cultura né soldi. Quello che nessuno poteva sapere era che sotto la superficie c'erano anche forze e talenti che avevano solo bisogno delle condizioni giuste per svilupparsi. Giovani o vecchi, uomini e donne, erano tutti come semi che attendono di essere piantati in un terreno finalmente fertile. Intervengono lo storico e scrittore Giordano Bruno Guerri e il giornalista Vittorio Zucconi, corrispondente di Repubblica da Washington.

LA RIVOLUZIONE DEL ROCK'N'ROLL

>27/12/2009
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Una cosa grande come il rock'n'roll avrebbe mai potuto crearla un uomo solo? La risposta è no. Ci sono volute molte persone. La loro passione. Anche i loro difetti, compresi gli eccessi e un'inquietante tendenza all'autodistruzione.
Una cosa grande come il rock'n'roll non la si può mai spiegare del tutto. Quello che si può fare è raccontarne alcuni momenti, sperando di riuscire a trasmettere qualche scintilla della sua abbagliante vitalità.
Ha preso corpo negli Anni Cinquanta, poi si è espanso a dismisura, diventando più un modo di affrontare la musica - e la vita stessa - che non uno stile ben individuato. Una rivoluzione. Interviene il critico musicale di Repubblica Gino Castaldo.

Usura

>20/12/2009
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Due milioni, forse più. Non di persone: di famiglie. I dati sono solo delle stime, ma è più probabile che sbaglino per difetto. Due milioni di famiglie che sono cadute nelle sabbie mobili dell'usura e adesso si dibattono nel tentativo, quasi sempre destinato a fallire, di venirne fuori. O almeno di non essere risucchiati definitivamente. Una volta che si è finiti nella trappola, il meccanismo è più o meno lo stesso. Gli interessi crescono a vista d'occhio, aggiungendosi al capitale di partenza. La somma iniziale si moltiplica a dismisura. I versamenti non coprono nemmeno i nuovi interessi, che a loro volta ne vanno a creare degli altri. La vittima vive in uno stato di ansia permanente. Si pente di quello che ha fatto. Si vergogna. Vede la sua vita che va in pezzi e non sa più come rimetterla insieme. Inizia a domandarsi che senso c'è, a continuare così.
Interviene il giornalista Nello Scavo, autore del libro "Di Rata in Rata. Viaggio nel paese strozzato dall'usura" edito da L'Ancora del Mediterraneo.

Dubai, la regina del deserto

>13/12/2009
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La versione ufficiale è che l'insolvenza di "Dubai World" è stata un fulmine a ciel sereno. Quando a fine novembre la holding araba ha chiesto la ristrutturazione del debito, ufficializzando l'impossibilità di onorare gli impegni con le banche, le reazioni pubbliche sono state improntate alla più grande sorpresa. In realtà lo si sapeva benissimo, che quella in atto nell'emirato era l'ennesima corsa al rialzo. Come si dice in gergo, una "bolla speculativa". Che, come tutte le bolle, avrebbe finito con lo scoppiare.
Ciò che rende eccezionale il caso di "Dubai World" è che questa volta a rischiare il fallimento non è una società qualsiasi ma una holding di Stato. E questo solleva una serie di interrogativi e di ombre: è accettabile che le nazioni diventino soggetti economici a fini speculativi? Chi risponde delle loro perdite? Cosa succede se la gestione si rivela sbagliata e arriva il fatidico crac? Dubai World è il sogno finanziario che nasconde un incubo. Così come Dubai, con i suoi edifici smisurati e il suo culto del lusso, è il paradiso del consumo che nasconde l'inferno della vanità più compulsiva e fine a se stessa.
Interviene il giornalista Giovanni Pons, inviato di Repubblica nel Dubai.

La Nuova Russia

>06/12/2009
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La terra, il sottosuolo, le acque, le foreste, le officine, le fabbriche, le miniere, le cave, i trasporti - per ferrovia, per via d'acqua e per via aerea - le banche, i mezzi di comunicazione, le grandi imprese agricole organizzate dallo Stato, nonché le imprese comunali e il complesso fondamentale delle abitazioni nelle città e nei centri industriali, sono proprietà dello Stato, cioè patrimonio di tutto il popolo. Quello che era un punto fondamentale della Costituzione dell'Unione Sovietica ormai e' solo un ricordo. La nuova Russia, quella degli oligarchi, e' sorta sulle ceneri di quella vecchia, e a pagarne il prezzo, come sempre, e' stato il popolo. Antonella Ferrera, insieme a Carlo Benedetti, corrispondente per molti anni da Mosca per L'Unita' e Liberazione, scava nella storia recente della Russia per capire come e perche', in pochi anni, pochi eletti si sono trovati nelle tasche miliardi di rubli.

Si consiglia la lettura del libro di Carlo Benedetti "L'Armata Rossa dei nuovi ricchi. Potere e affari a Mosca", edito da Datanews.

LEE IACOCCA - L'ITALO AMERCANO CHE SALVO' LA CHRYSLER

>29/11/2009
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Negli anni Sessanta era un ottimo manager. All'inizio degli anni Settanta divenne il Direttore Generale della Ford. Ma fu negli anni Ottanta che si trasformo' in una leggenda vivente. Cacciato per pura gelosia da Henry Ford II, Lee Iacocca passo' a dirigere la Chrysler. Che fosse una sfida difficile lo sapeva. Che stesse per sprofondare in un incubo non se lo immaginava neppure lontanamente. Nei dodici mesi successivi rischio' il tracollo dell'azienda e la propria debacle personale. Ma alla fine ce la fece: con moltissimo lavoro e con un pizzico di fortuna la partita si rosvescio' a suo favore. Gli stessi media che lo avevano dileggiato ne decretarono il trionfo. Molti gli chiesero addirittura di candidarsi alla presidenza, contro un rullo compressore come Reagan. Lui rimase al suo posto, ma consolido' il mito raccontando la propria storia da cima a fondo, in un'autobiografia che divenne un best seller. Interviene Arturo Zampaglione, corrispondente di Repubblica da New York.

ADDIO PIZZO

>22/11/2009
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Sono trascorsi quasi vent'anni dal 29 agosto del 1991. Quel giorno, Cosa Nostra decise di chiudere per sempre la bocca a Libero Grassi, l'imprenditore siciliano che aveva deciso di denunciare apertamente il mondo del racket in Sicilia. Tutti negarono, anche le istituzioni, gli imprenditori, i giornalisti collusi. Lasciandolo solo contro il suo destino. Gia' scritto. Ma forse le sue parole smossero le coscienze, e oggi si segnalano diverse iniziative, ora spontanee ora organizzate, per proseguire la lotta che Libero Grassi aveva cominciato. Nel settembre del 2007, il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, ottiene una vittoria inaspettata: l'approvazione di un codice etico; chi paga il pizzo, o chi non denuncia alle autorità la richiesta di pagarlo, e' fuori dall'Associazione. Espulso. E' ancora presto per dire che la Sicilia stia vincendo la battaglia, ma quelli che arrivano da Palermo e dalle altre citta' oppresse dalla mafia e' un segnale che lascia ben sperare.
Intervengono il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, l'imprenditore e ora Assessore all'Industria Marco Venturi, e il giornalista de Il Sole 24 Ore Nino Amadore, autore insieme a Serena Uccello del libro "L'isola civile", edito da Einaudi.

CONTRACTOR

>15/11/2009
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Vanno dovunque siano disposti a pagarli e la loro presenza non sia espressamente vietata. Dovunque ci sia bisogno di uomini perfettamente addestrati al combattimento e pronti a tutto. Come dice lo slogan della Blackwater Worldwide, la potentissima organizzazione creata dall'ex Navy Seal Erik Prince, "allenarsi oggi per affrontare le sfide di domani". La definizione tecnica è "compagnia militare privata". Di fatto, sono aziende grandi e piccole che hanno fatto della guerra un business. Mercenari del Terzo Millennio: ipertecnologici e manageriali. Indifferenti a tutto meno che al denaro.
Intervengono il giornalista Andrea Nativi, Direttore della Rivista Italiana Difesa, e Gianpiero Spinelli, autore di Contractor, edito da Mursia.

Dalla Cina al Tibet: il treno del futuro che ha travolto il passato

>08/11/2009
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Domenica 8 novembre alle 14.00
Più di mille chilometri di ferrovia, gran parte dei quali oltre i quattromila metri di altitudine nell'impervia catena montuosa dell'Himalaya. Un' impresa apparentemente impossibile divenuta realtà grazie allo sforzo immane del governo cinese, di tecnici e ingegneri che dopo aver superato tante difficoltà quanti sono i chilometri di binari, hanno realizzato un vero e proprio gioiello di tecnologia e innovazione. Ma a quale prezzo? La consapevolezza per il popolo tibetano che il potere della Cina e' troppo forte e che le antiche tradizioni del Tibet sono destinate a morire.
Interviene Paolo Longo, corrispondente Rai da Pechino.
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