Scena
1
Nel buio una muta di cani abbaia affannosamente alternandosi con le voci
concitate di un gruppo di bambini. Rocco Sprizzi, un omaccione corpulento
e con un'espressione spaventata, vestito da soldato semplice di fanteria
della prima guerra mondiale, pantaloni di panno, giberne in pelle, scarponi
chiodati, zaino, mantellina e il fucile modello 91, entra in scena e corre
come se fosse inseguito dai cani e dai bambini, con respiro affannoso
si guarda alle spalle spaventato di essere raggiunto. Adesso i latrati
dei cani e le urla si fanno sempre più vicini, l'uomo si raccoglie
su se stesso in un angolino della scena e comincia a urlare fino a ché
non si sente più nulla.
Rocco si alza, si guarda attorno mostrando una spavalda, quanto inverosimile
sicurezza e passeggia avanti e indietro provando dei passi di marcia.
Accortosi di essere di fronte a un pubblico scatta sull'attenti producendo
un fragoroso battere di scarponi.
Rocco storico
Questo spettacolo abbiamo deciso di non rappresentarlo mai il 28 di
giugno. E' una data che agli inizi del secolo portava una sfortuna spaventosa
e spesso torna in questa vicenda. Ci scusiamo con chi fa il compleanno
in questo giorno, ma i fatti sono i fatti.
L'Italia entra in guerra come tutti noi sappiamo, prima guerra mondiale,
il 24 maggio 1915, ma quindici anni prima, per l'appunto il 28 di giugno
del 1900, Francesco Ferdinando d'Austria sposa la contessa Sofia Chotek.
Un matrimonio concepito e partito male.
Primo: tutti gli autentici monarchici d'Austria dicevano che era cattiva
sorte che Francesco Ferdinando sposasse la contessa Sofia Chotek, una
donna che non poteva divenire a sua volta arciduchessa né tanto
meno altezza imperiale. Soprattutto, i figli nati da questa unione non
potevano ritenersi come i successori imperiali. Come se non bastasse
a Sofia non era concesso di sedersi accanto al suo sposo durante le
cerimonie, fatta eccezione per le rassegne militari, proprio come quella
che, quattordici anni dopo il loro matrimonio, Francesco Ferdinando
decise di fare a Sarajevo. E quale fu il giorno scelto? Il 28 giugno,
giorno di Sant'Ireneo, dal greco "dedicato alla dea della pace"
e che per i cristiani divenne sinonimo di "pacifico", in pace
con gli uomini e con Dio... E invece a Sarajevo un gruppo consistente
di studenti, capeggiati da un certo Api e finanziati da una società
segreta serba, decideva di fare un attentato all'arciduca. Questo tale
Api, un attentatore che non riuscì quasi mai a portare a buon
fine un solo attentato nella sua vita, quella volta, quel 28 giugno
ci riuscì, seppure in modo del tutto fortuito.
Adesso è come se ripetesse i movimenti dei quattro attentatori.
Il gruppo era composto da quattro impacciati e goffi anarchici: il primo,
quando vide arrivare l'arciduca e la contessa, provò a tirare
fuori la pistola dalla tasca ma la sua mano rimase impigliata nella
fodera, così restò a guardare, paralizzato dalla sua stessa
incapacità.
Allora fu la volta di un altro, che però rimise subito a posto
la pistola, venendo colto da un terribile scrupolo: non se la sentiva
di sparare a una donna e tanto meno a una donna arciduchessa, seppure
la povera Sofia Chotek, nell'impero austriaco, non poté mai divenire
tale.
Poi toccò al terzo che estrasse una bomba e la lanciò
verso la carrozza dell'arciduca, ma fu un lancio troppo espansivo, tutti
osservarono la bomba, anche l'arciduca, e lei, la bomba, volava, volteggiava,
e faceva capriole in aria, e finì per oltrepassare l'obiettivo,
cadendo ed esplodendo distante. Ma finalmente i coniugi imperiali e
la scorta si resero conto che c'era un gruppo di persone che li voleva
far fuori. Così decisero di rifugiarsi nel municipio di Sarajevo
e l'arciduca non voleva sentire ragioni, era incazzato e probabilmente
spaventato, pensò che, prima o poi, a qualcuno, gli sarebbe riuscita
l'impresa. E così salì su un'automobile con un autista
che non sapeva bene quale direzione prendere e come uscire subito dalla
città. Infatti sbagliò strada, decise di fare un'inversione
di marcia e si trovò faccia a faccia con il quarto attentatore:
Gavrilo Princip. Nella Storia e in questa storia le frustrazioni hanno
un'importanza eccezionale. Infatti, il giovane Princip per una "e"
finale mancante al suo cognome decise di fare fuori un vero principe,
come se così riuscisse a riscattare la "e". Anche Princip
rimase sorpreso di trovarsi al cospetto dell'arciduca, era come se avesse
attratto l'automobile col pensiero. Balzò sul predellino e sparò
a bruciapelo uccidendo Francesco Ferdinando e poi, mirando a un uomo
della scorta, uccise Sofia Chotek, visto che anche lui un errore doveva
pur farlo, il Princip... e...
Rocco
soldato
Sprizzi Rocco 142° reggimento fanteria, 6° compagnia della Brigata
Catanzaro, trent'anni, surdatu semplice, mugghieri e tri figghii, quattru
e sette, novi a fimmana. Calabrisi, incensuratu, semianalfabeta... leggo
ma non scrivo... Sì, leggiu ma non sacciu scrivìri, non
mi cangia molto. Anzi pensu ca sugnu furtunatu, megghiu mi sacciu leggìri
ca mi sacciu scrivìri e non mi sacciu leggìri. Seppure
mi dissero che se uno sa scrivìre sapi puru leggìri. E
dopu a cu 'nci pozzu scrivìre a me mugghieri? e lei non sapi
leggere e allora siamo pari e io so leggere ma non sacciu scrivìri,
lei non sa leggere e quindi non potarria canusciri le mie scritture.
I cani e i bambini abbaiano e urlano di nuovo.
Voci di bambini come una cantilena
Roccu u stortu, Roccu u stortu, Roccu u Stortu...
Rocco soldato
A tutte le vostre mamme, cagne e non... Tutto u jornu chi mi currianu.
Arriditi, arriditi supa a sto zufolo... Non finisce accussì,
no, no... e che io mi scanto 'i loro, cani e (ridendo) figghioli. Solo
ca ne prendo uno, cane o figghiolo, u pigghiu du coddhu e 'nciu tiru
(imita il gesto con le mani) come a na ghaddina, fino a farlo schiattare.
Vi pensate ca mi scantu di voi?
Adesso hanno smesso.
Veniti ca'... unu, unu a caso, va bene, puru nu cani non ha importanza...
I cani e i bambini ricominciano e Rocco si allontana frettolosamente
per tornare quatto quatto cercando ogni tanto di darsi del coraggio.
(A bassa voce) Cani chi abbaja assai muzzica pocu...
Vitti cosi chi vui mancu se riuscite a moriri, a nescìri, e a
moriri e a nescìri, e a moriri e a nescìri pe' deci voti
vi potiti immaginare... veramente vi pensati ca mi scantu... ieu non
sacciu chi esti a paura... non la conosco... da picciriddhu o' paesi
canusciva tri ccani, va bene, ddu cani picciuli e nu cani randi, tutt'i
tri venivano da stessa figghiata. Sulu ca nu cani si fici du voti tanto
rispetto e so frati. Senza esagerazione era gatu mezzo metro di cchiù.
I dù caniceddhi s'indistavanu sempre per proprio conto, erano
gli unici caniceddhi che ho visto in vita mia che non appartenivanu
a nuddhu, l'uno era u patruni dell'atru. Mentre u cani grossu avia nu
patruni uomo e stava tutto u jorno con lui ma aviva na gelusia per i
ddui caniceddhi infinita, quasi che non potiva supportari la loro indipindenza
dai cristiani. Ogni vota che l'incontrava 'nta strata 'nci jettava tremendi
latrati e i due frati caniceddhi no carculavanu, continuavano diritti
uno avanti e l'atru arretu...
Nu jornu, u cani grossu, era senza patruni e quandu vitti i ddu fraticeddhi
si avvicinau, bloccando la loro passiata e 'nci cominciau a jettare
dei latrati che le orecchie di ddu caniceddhi si misero a svolazzare
come du fogghi o ventu e pure sta vota i due caniceddhi rrestaru, pe'
quanto gli fu possibile, indifferenti. Allora u frati grossu non ci
vitti cchiù, l'occhi 'nci jettaru sangu e 'nci saliu n'coddhu
per sbranarli...
A guerra, perché così fu chiamata in tutto u paisi, durò
quattru jorna e quattru notti e nuddhu s'insonnava mi s'avvicina pe'
mmi sparti, avarria rischiatu pe' mmi mori. Si dezzaru muzzicati cusì
forti chi si sentivanu i denti urtari l'uni cu l'atri a distanza di
centinaia di metri...
Lentamente, a sfumare, mentre Rocco arriva alla fine della storia i
cani e i bambini smettono di abbaiare e gridare.
La notte du quartu jornu, i cani, oramai per le ferite, non avivanu
cchiù a forza mi si sciarrianu, si misaru dui di na vanda e unu
dill'atra... guardandosi in cagnesco... fino a che pe' le lancinanti
ferite moriru tutt'i tri dissanguati.
Viditi, viditi, i frati che sunnu capaci i fari, puru a guerra.
(Indirizzato da dove provenivano i latrati e le urla) e vui vi pensati
ca mi scantu...
Adesso ricominciano ad abbaiare e a urlare, quasi più forte di
prima. Rocco è spaventato. E racconta velocemente.
Nu jornu mentre eramu o fronti, dopo ddu jorna chi 'ndi sparavanu di
tuttu, vinni nu cani d'a parti dill'austriaci. Nu cani tantu (fa il
gesto con la mano). Tutti quanti pensammo ca 'ndi ll'avivanu mandatu
i soldati per venirci a spiari. Giannuzzu, 'nci isse: vattene via che
cani austriaci non 'ndi volimu. Tu 'ndi vidi, 'ndi senti e riporti tutto
a quegli amici dei tuoi cani austriaci, cani schifosi... Insomma Giannuzzu
ci convinse talmente tanto che quel cane poteva spifferare tutto ai
suoi cumpari, tantu chi u pigghiammu, cu ddha fami arretrata chi avivamu...
u cucinammu e 'ndu carricammu 'nta panza, nc'era carni per tutti, in
abbundanza...
I cani smettono immediatamente di abbaiare.
Rocco soldato.
Nuddhu, nuddhu o mundu cridarria ca na spaventosa guerra comu a quista
potarria nascere da piccole ragioni e da coincidenze fortuite anzi malaugurate
e tutti, nuddhu escluso, puru ieu, puru i figghioli, puru i cani, tutti
si misero a fare supposizioni, delle più incredibili, tutti pensammu
ca a guerra l'avivanu decisa in modo sotterraneo e macchinoso, ca c'era
'ncunu che aviva preparato tutto, puru l'inversione da machina dell'arciduca
che va verso a morte certa.
Sì, fu una guerra che non vuliva nuddhu, mancu il generale più
potente, ma cu prepotenza ogni cristiano di sto mundu si mise d'impegno
a scatenare nu sciarriamiento generale che non avrebbe avuto né
vinti né vincitori come tutte i guerri, mi funziona sempre bonu
u ciriveddhu...
Cuminciamu: comu partia pa' guerra; capita sempri pe' 'ncuna delusione
o 'ncuna speranza mal riuscita e pozzu diri ca i ddu cosi sta' vota
si miscitaru. A delusione fu po' scassamentu di un gruppo di fimmani,
pecchì pe na ragione o l'atra i fimmani quando c'esti na guerra
sempre u peggiu portanu, e pe na questione di confini, non parru di
quello delle trincee ma di n'atru che conoscerete. Per quello che arriguarda
la speranza era di avere nu pezzu di terra al mio ritorno, cosa chi
non cci fu e capirete chiù avanti pecchì.
U jornu era il 28 di giugno... data che tutti oramai canuscimu bonu
e che quando l'aiu a nominari è megghiu mi dicu u jornu chi tutti
sapimu. Siamo in una foresta di livari, grandi comu l'abbraccio di ottu
cristiani, i frondi oscurano la luce du jornu. I cicali 'ndi facivanu
tremare a faccia pe u cicalecciu. Mi 'ndi stava chinato a raccogliere
l'aliva. Intorno a mmia 'ndaviva natri tri raccoglitrici...
Scena 2
Adesso è chino a terra come se stesse raccogliendo delle olive.
Si sente lo spaventoso frinire delle cicale.
Rocco canta una canzone in falsetto delle raccoglitrici.
Rocco
Rosina, scusate, ma pecchì vi ostinate a pigghiari le ulive ca
avevo pensatu di pigghiari ieu? U viditi? u viditi? quelle quattru grossi,
mi pigghiastuvu... vi chiedo un piacere dassati'milli... Uno s'indistaci
a faticari pe' tuttu u jornu... Abbiamo deciso che ognuno avi u so arbaru,
e restammo accussì. Voi aviti chistu, jeu, chistatru, quindi
non aviti a sconfinari. Viditi i vostri soru, Maria staci ddhà
e la beddha Caterina, che è puru bona, esti a l'atru...
Adesso fa la voce di Rosina
U pe mmia... Ma chi voliti? Io staju ca a spaccarmi a schina e voi vindiveniti
a parrari di confini? Mettetevi vicino a Caterina se pensati che è
chiù brava i mia. E doppu scusate comu fazzu a sapiri qual'è
aliva che vuliti cogghiri vui, mu diciti?
Rocco
No, ma se viditi che comincio a raccogliere chista, facimu n'esempio,
pecchì avvicinati la vostra mano e me la prendete? Dassati stari
e non vi avvicinati... (indicando con il braccio) Da ccà a ccà
esti pe' vvui... e da ccà a ccà esti pe' mmia...
Adesso fa la voce di Rosina
U pe mmia... u pe mmia... Ma chi voliti? Io staju ca a spaccarmi a schina
e voi vindiveniti co sti cunfini. Io se vògghiu mi pigghiu chista,
chiddha e chiddhatra.
Rocco
Ecco. Viditi? Non varregulati... Avete preso tre ulive chi sunnu du
meu cunfini...
Adesso
Rosina
U pe mmia... Ma l'aviti proprio 'nto ciriveddhu u confini...
Rocco
Sini, l'aju ca... ieu mi 'ndi staju tranquillo a raccogliere, aju le
ginocchia che sunnu come a ddu zzipanguli, alla tremila e novento quarantaduesima
aliva e vui venite ccà via a rovinarmi u travagghiu...
Adesso Rosina
U pe mmia, u pe mmia... j'tivindi, j'tivindi...
Rocco
Mindi vaju... certo ca mindi vaju...
Rocco infuriato si sposta come se andasse vicino alla bella Caterina.
Adesso Rocco canticchia il motivetto della canzone
Rocco
Aaah, comu staju bonu cca via... No, non vogghiu arrecare disturbo...
Esti ca ccà si respira n'atra aria, e puru aliva pare chiù
grossa. Non vi pare Caterina?
Adesso è Caterina. Ha un tono di voce da ragazza bella che sà
di esserlo
Siii?.. Diciti accussì?.. Pe mmia ccà o ddhà esti
a stessa cosa.
Rocco
No, è che travagghiu da tanti uri e vostra soru non faci che
sconfinari 'nto mé arburu... Voi invece siti così pulita...
Adesso è Caterina
Chi voliti Roccu. Non pozzu parrari. Staju faticandu e se è pe
mia chi venistivu vindi potiti tornari all'arbaru vicino a Rosina, ca
me patri non voli mi parru...
Rocco
Caterina... Vi volevo dire ca se voliti potiti prendere puru le mie
olive, fate pure. Vardati vi dugnu chiste quattru.
Adesso è Caterina
Per piaciri...
Voce di un ragazzino
Sapistivu a bona nova? A sapistu? Terra, terra, terra...
Rocco
Era Ferdinando nu figghiolu ca curriva tutto u jorno cu nu cani. Ed
è stato proprio da quello jornu, u jornu chi tutti sapimu, chi
cominciai a schifari: figghioli e cani... Insomma 'ndi vinni a dire
ca siccome entrammo in guerra cu vuliva partiri aviva u viaggiu gratis,
da mangiari matina e sira e o soi ritorno potiva aviri una terra propria,
di propria proprietà. E figuratevi..? Terra, terra, terra...
chi di noi curvo pe' dudici ori, girando attorno a arberi di aliva secolari
con ginocchia tante, come doi angurie, alla tremila novecento quarantaduesima
oliva, che si sciarria cu i Rosine, cercando di parrari cu i Caterini
senza ca potivi aviri nuddha speranza, ora ca mi si presentava, terra,
terra, terra, non la pigghiavo o volu? E si capisci! Partiva, combattiva,
tornava patruni di terra e puru mi maritava...
Scena 3
Rocco storico
Rocco Sprizzi parte per la guerra.
141° e 142° i rossi e i neri, i colori della Brigata Catanzaro.
La Brigata di Rocco Sprizzi. "Dalle città risorte sulle
rovine dei terremoti, lasciati i pittoreschi costumi dei loro monti
per l'umile saio del fante, accorsero cantando nei lunghi treni infiorati"...
Rocco canta una canzone di guerra.
Rocco storico
Partire per la guerra. Una frase che milioni di uomini hanno ripetuto
alle loro donne, alle loro fidanzate, alle madri, ai padri, ai figli,
agli amici.
Partire per la guerra... quanti sono partiti con la speranza di un pronto
ritorno e di un pezzo di terra da coltivare.
Nessuno dei giovani soldati poteva immaginare l'orrore di ciò
che li attendeva al fronte.
Il desiderio di autodistruzione si diffondeva nei pensieri di ogni soldato,
anche nell'ufficiale più convinto: talmente era alta la possibilità
di morire che non c'era neanche il tempo di creare quel desiderio di
vendetta nei commilitoni rimasti vivi, perché subito dopo morivano
anche loro, quelli che dovevano vendicarsi.
E' gia il secondo inverno di guerra per la brigata Catanzaro, siamo
nel 1917 e un maggiore, Carlo De Vecchi viene ucciso da una granata
e così arriva la terza medaglia d'oro.
Rocco
si mette di spalle al pubblico come se stesse facendo una conta con
un gruppo di commilitoni.
Rocco
Da Roccu a Milo (filastrocca) eeeh, eeeh, eeeh... Deci! Uno, dui, tri,
quattru, cincu, sei, sette, otto, novi e deci... jeu? Jeu sono u decimu
e sempre a mmia tocca, com'è possibile ca sugnu sempri u decimo...
Rocco ufficiale di brigata
Siamo tutti sotto il favoloso ed eroico comando di Sua Maestà
il re d'Italia.
Rocco scatta sull'attenti procurando un rumore assordante
Rocco ufficiale
E' lui, il re, che ci porterà a far brillare la luce dei nostri
cuori e a vincere...
Rocco soldato
'Ndi issi e tutti ci chiedemmo quale luce potesse brillare nei nostri
cuori, l'unica era quella del rossu sangu quandu 'ndi scoppiava nte'
mani... e poi comu ci poteva far vincere nurré chi si scantava
dell'ombra sua. Lui doveva pensare a difendersi dalle minacce che tutti
i santi jorna 'nci arrivavanu sopra la sua scrivania.
Voce uomo
Al nano belva, non troverai più in noi un esercito che ti difende
ma ci uniremo al nemico per batterti annientarti e distruggerti. ricordati
bene che se in questo breve periodo non concludi sapremo punirti, la
tua morte sarà lenta e agonizzante da scontare tutto il dolore
e il sangue versato di tante povere creature...
Voce donna
Egregio signore, le scrivo queste righe per dirle che se non finirà
la guerra vedrà che cosa le faremo, le taglieremo il collo, le
faremo tutti i dispetti che potremo, lui alla camera ed alla sua famiglia.
e noi sorelle non abbiamo paura né di lui né dei carabinieri,
né dei marescialli, di nessuno. riverisco Sue Livia, Argenta,
Nerina siamo tutte sorelle.
Rocco ufficiale
Tutti noi dobbiamo ringraziare i nostri superiori il nostro popolo che
a sua volta ci ringrazia perché difendiamo la nostra e la loro
patria...
Rocco soldato
Tutti cuminciaru a bisbigliari. Tutti si domandavano cu diavolo 'ndi
stava ringraziando e chi a nostra vota stavamo ringraziando... Pecchì
di ringraziamenti du paisi, sì insomma dall'Itaglia non ne arrivavano
proprio, anzi c'era chi s'arrivultava a sta guerra e noi a cu ringraziavamu
a nostra matri chi n'daviva messo o mundu per fare stà sorta
di fine?..
Rocco ufficiale
Dovete farvi forza, purtroppo in una guerra si può morire ma
si può anche essere felici di essere caduti per la propria patria.
Rocco soldato
A stu puntu ci fu 'ncuno chi isse ca non sentiva nenti, ma era na chiara
e netta provocazione e siccome l'officiale era realmente duro di comprendonio:
alzò la voce...
Rocco ufficiale
Combattere può anche essere bello perché la guerra non
è così terribile come si può credere...
Rocco soldato
A stu puntu puru l'atri officiali cominciarono a scalpitare. Molti mugugnavano,
atri tussiavanu senza averne necessità... e invece jeu intra,
intra i carni mi si formava na cancrena ca vuliva arrigettare tutto,
ma u fici intra, pecchì sennò m'ammazzavanu: a mmia, propriu
a mmia mi veni a cuntari della patria, a mmia mi tiri fora na tiritera
sull'amuri pa propria terra. A mmia mi chiedi di arringrazziari i miei
simili ca iddhi mi ringrazzianu a mmia. A mmia mi veni a diri ca esti
bellu moriri... ma chi mi 'ndi futti a mmia... Ccà ora jeu sugnu
ccà e tu ddhà via, ca se potiva pigghiarti ti mprascava
a faccia di sputazza. Allura vitti ca u duca d'Aosta mi guardava, non
ero lontano da loro. Sugnu sicuru ca vitti intra a mé panza tutto
quello che stava succedendo. S'avvicinau all'officiali e 'nci fici signu
(spinge con le mani in avanti come se spingesse qualcuno) ca ora toccava
a iddhu.
Rocco duca d'Aosta
Ufficiali e soldati della Brigata Catanzaro! anche oggi il fremito di
nuove gloriose lotte ci scuote, anche oggi la visione di nuove vittorie
sta a noi dinanzi, più radiose anzi di quelle dell'anno passato,
perché maggiore è la nostra forza. Venga dunque il momento
delle prove decisive: sono certo che la brigata sarà sempre degna
della fama che circonda il suo nome.
Rocco soldato
Mi votai du me' vicino di fila e 'nci issi: pe mmia è questione
di jorna e ci rispediscono al fronte... e u vicino mi issi: ma sei tutto
matto? uno degli unici del nord-Italia e io 'nci issi: e pecchì?
Allora le tue orecchie non sentinu bonu, chistu 'ndi voli dari la pillola
senza farci suffriri... e lui mi issi: qui non è questione di
capir o non capir, xe che il duc d'aost vol farzi sentir meglio, e io
'nci issi: megghiu? megghiu di che? cà nuddu voli mi stamu megghiu,
chistu ci farà partiri. E lui mi issi: xe che voi del sud siete
tutti cagon, e io 'nci issi: nui simo puro cagon ma vui non capisciti
propriu nenti... (pausa)
Nuddhu, nuddhu di noi voliva partiri, sì qualche veneto o toscano,
ma noi meridionali eravamo stanchi, 'ndi dolivanu li carni e l'ossa...
Rocco
storico
E sì, perché la Brigata Catanzaro era considerata uno
dei reggimenti più affidabili e più seri. Proprio per
i calabresi, per i siciliani, per i pugliesi, per i meridionali che
la componevano. A quell'epoca, consideravano i meridionali persone da
stimare e affidabili, soldati pronti al comando, capaci di resistere
al fronte a oltranza... ma non si poteva esagerare, e soprattutto non
gli si dovevano fare ingiustizie.
Il soldato Rocco Sprizzi aveva ragione e dopo quel discorso il 23 maggio
del 1917 la brigata fu inviata nelle trincee di Lukatic e a quota 238.
Rocco storico scopre una cartina geografica molto semplice. Sembra il
disegno di un bambino. C'è il cielo azzurro, alcune nuvole e
in mezzo i cocuzzoli di montagne frastagliate; intorno rocce e nient'altro.
Poi decine di numeri e qualche nome. Con una bacchetta indica i punti
che racconta:
La brigata Catanzaro ha combattuto su questi punti, nel basso Isonzo,
alternandosi con altre brigate come la Caltanissetta o la Salerno. Scendendo
e salendo da questi monti o meglio da queste quote, sì perché
la quota, in questa guerra era considerata un luogo ben preciso. Come
se ogni volta si mettessero a misurare con un altimetro la quota alla
quale i soldati combattevano. Battaglie brevi ma sanguinose in cui la
baionetta è usata molto più dei colpi di fucile. I corpo
a corpo sono tremendi, ma la brigata sembrava votata a questo tipo di
guerra e "un calabrese non si arrende mai".
Il 9 gennaio la brigata viene concentrata fra Redipuglia, S. Elia e
Polazzo e da qui partono le compagnie per andare a combattere. Le quote
e i luoghi delle battaglie in cui la brigata Catanzaro si trovava, erano
sempre gli stessi: Nad Bregom, Hudi Log, Lukatic, e quote 43, 115, 130,
145, 206, 208, 219, 224, 247 (a sfumare).
Rocco cammina
come se stesse marciando in alcuni camminamenti che portano al fronte.
Rocco soldato
Quattru jorna, trentasei uri e venticincu minuti che caminu e non si
vidi a trincea. Chistu esti pacciu nettu. E se dovessimo ritirarci in
fretta?.. chi ssacciu se 'ndi pigghianu bonu con venti granati e ndavimo
a jiri 'i prescia, pecchì chi ssacciu, ci raggiungono e trasinu
intra le nostre trincee?.. e chi ssacciu pigghiano e con le baionette
ci infilzano uno a uno. Chi ssacciu, chi ssacciu... Che facimu? 'nci
jettamu pa scarpata? 'Ndi sdarrupamu fino a sbattere cuntra o paisi?
Forsi ci vogliono dare in bocca agli austriaci; chi ssacciu... (pausa)
Ve ne fottete voi... Ma è mai possibile che nuddhu di sti santi
officiali sapi quantu tempu avimu di camminu, non ci a fazzu, non ci
a fazzu cchiù... m'assettu... (Rocco siede su una pietra che
è in scena) E tutti s'assettaru, u tenenti della compagnia 'ndi
issi, "ehi, ragazzi siete molto stanchi?" u tenenti era milanisi,
tutti noi eravamo già assettati. "E sì, sembra proprio
così, quindici minuti di riposo" 'ndi issi meravigghjatu
che noi già avevamo eseguito prima dell'ordine.
Rocco si mette a rovistare nello zaino cercando da mangiare.
Nondi passaru nemmeno cincu di minuti ca tutti quanti arrestammu senza
xiatu. Davanti a noi tri soldati, veramente tri di numero, 'ndi vinnaru
incontro. Era nu spettacolo ca faceva arrizzari i carni. Spuntaru d'arretu
na roccia, come se fossero usciti da' rroccia. Avanzavano lentamente
senza più alcuna espressione, come se avianu dietro l'intera
strafexpedition. Parivanu i rre magi o contrario: invece mi portanu
doni, si levavanu lorduri e sconcezze. Uno comu vestito 'ndaviva sulu
la giacca e sotto non portava nenti, aviva l'arnese che svolazzava di
na vanda a l'atra. N'atru sputazzava 'nterra e nta faccia di tutte le
persone chi nci capitavanu a tiru. U terzu mostrava a tutti na ferita,
tanta, (con le mani mostra quanto è grande) completamente infettata
e china i pus. Tutti si alzarono in pedi e si ficiaru intorno ai tri,
li guardavano senza dire una sola parola, qualcuno indicava; jeu restai
a guardarli assettatu supa a me' petra.
Il tenente di compagnia si presentau ai tri come se fossero ancora soldati
del reale esercito italiano. I tri nun sapivanu mancu a cchi compagnia
e cchi grado aviano, erano cincu jorna chi vagavanu 'nté i montagni
ed era a prima vota chi 'ncuntravanu 'ncunu cristianu. L'officiale della
nostra compagnia 'nci issi: Ragazzi sistematevi e presentatevi giù
al comando. Un'ora di cammino sostenuto e arrivate. Poi 'ndi issi a
mmia e un'atru chi masticavamu: "Voi due dategli qualcosa della
vostra razione!" I tri 'ndi guardaru, sembravano non sentiri nenti
e non arrispundivanu, nè mentivanu i mani a conca per ricevere.
Guardavanu solo 'nta faccia a tutti noi soldati come a dire: ma varrinditi
conto di quale razza sarà la vostra fini? E tutti noi atri non
avivamu u coraggiu di guardarli fissi 'nta ll'occhi. Allura l'officiali
i Milanu, chi comu tutti l'officiali, di qualsiasi grado e qualsiasi
regione d'Itaglia aviva nu solu modu di parrari e d'intendiri la vita
'ndi issi: ehi ragazzi, vi ho detto che potete mangiare, cibo, scatolette?
Allora? At-ttenti! 'ndi issi... e i tri a stu puntu 'ndi guardaru a
nuatri, come a dire, ma chistu vidi come nd'arriducimmu. E l'officiali
'ndi issi: uhe! suldat, allora non capite l'italiano, at-ttenti! (Imita
i tre soldati) Nuddhu di noi chi assisteva a sta scena ebbe u tempu
di capire che succedeva. U rre maggio con la giacca s'attaccau a schina
dill'officiali e tentau d'ingropparlu. U sputazzeri ci fici nu bagnu,
ca penso ca astura u milanisi, s'esti vivu, ancora se lu stavi arricurdandu,
e u terzu, u terzu rre maggiu riuscimmu a fermarlo in cincu pecchì
s'azziccava a mano 'nta ferita come se accussì faciva sentire
u duluri puru o tenenti i Milanu.
U pe mmiaaa... u pe mmiaaa... u pe mmiaaa... figghioli, oh figghioli,
u pe mmiaaa... Non ci abbastau a riserva i cognac chi 'ndi levammu 'nta
trincea. 'Nd'aviva abbastari per tutti pe' deci jorna. Non ci fu sordatu
che non si misi a mbivìri, fino a non riconoscere nemmeno u vicinu
i trincea. Nc'era 'ncuno chi 'nta a notti nesciu fora e si misi a passiari
fino ad arrivari a trincea degli austriaci. Oh, oh, figghioli! Tornau
arretu senza mi 'nci capita nenti. Ma varrinditi cuntu? E che esti vita?
Esti sulu dolori o esti puru vita?
SCENA 4
Rocco si mette di nuovo di spalle al pubblico come se stesse facendo
una conta con un gruppo di commilitoni.
Rocco
Da Roccu a Milo (filastrocca) eeeh, eeeh, eeeh... Deci! Uno, dui, tri,
quattru, cincu, sei, sette, otto, novi e deci... jeu? Jeu sono u decimu
e sempre a mmia tocca... a mmia tocca, varrinditi contu, tocca a mmia...
com'è possibile ca sugnu sempri u decimo...
Adesso è dentro la trincea ed esce fuori solamente la testa.
Rocco soldato
Nu jornu, mentre mindistavu in pedi a pensari quantu potiva esseri storta
la mia scelta d'imbarcarmi soldato, e m'arricordava a mme mamma chi
si pilava "nescisti pacciu, nescisti pacciu, chi m'imbattiu, Rocco,
Roccuzzu meu", mi vidia già pe mortu, insomma ddhu jorno
mi trovai ad ascoltare due officiali chi parravanu di un attacco imminenti.
Uno era nu tenenti e l'atru nu capitanu. U tenenti 'nci issi: scusate
come facciamo a portare qui sopra quel poco di artiglieria che voi avete
richiesto, non abbiamo muli e soprattutto non ci sono strade larghe
per fare arrivare i pezzi. E il capitanu 'nci issi: Perché dite
questo, e u tenenti 'nci issi: perché voi avete richiesto dell'artiglieria
che penso che non arriverà mai. E u capitanu 'nci issi: lo so,
cioè spero che in qualche modo arriverà. E u tenenti 'nci
issi: ma quelli stanno tirando con i pezzi da 149... infatti arrivavanu
certe botte... e dalla nostra posizione, con i fucili faremo solo buchi
nell'aria. E u capitanu 'nci issi: lo so tenente, allora? lei che altro
suggerisce? E u tenenti 'nci issi: mi posso permettere? E u capitanu
'nci issi: già vi siete permesso. Dite, dite. E u tenenti 'nci
issi: penso che siamo degli imbecilli, che ci siamo intrappolati in
questa situazione costretti ad usare solo i fucili e ricevendo in testa
pezzi da 149. E u capitanu allora u fermau e 'nci issi: e pensi che
dall'altra parte ci sono altrettanti imbecilli che non pensano che noi
siamo armati di fucili e proviamo un assalto. Crederanno che prima di
farlo tireremo anche noi con dei pezzi da 149. E u tenenti 'nci issi:
ha ragione capitano non penso che in questa guerra ci siano delle menti
intelligenti. E u capitanu 'nci issi: tenente dopo l'assalto si ritenga
consegnato. E u tenenti 'nci issi: signorsì.
Figghioli, ma 'nci pensati! Io 'nci issi a Giannuzzu che mi stava tuttu
u jorno pedi pedi, Giannuzzu, chista esti a vota bona che nd'ammazzanu
a tutti quanti simu.
Buio.
Rocco storico
Le trincee al fronte erano corridoi scavati nel terreno, a volte lunghi
per chilometri, con lo spazio necessario solo per reggere in piedi il
proprio corpo.
Qui i soldati dovevano combattere, mangiare, defecare, urinare, ogni
tanto dormire, morire e spesso piangere.
Dalle loro trincee lanciavano contro il nemico fantocci di paglia e
stracci di orribile aspetto, come se fossero la morte che tentavano
di allontanare.
I soldati non avevano idea di come erano fatti i loro nemici, non conoscevano
le loro uniformi o il loro modo di parlare, prima di andare al fronte
indossavano la divisa, due prove di bersaglio col modello 91 e per gli
alti ranghi erano pronti per fare la guerra.
La brigata Catanzaro si trovava in trincea da troppo tempo.
Da lontano
provengono di nuovo i latrati e le grida dei bambini che avevamo sentito
all'inizio. Rocco esce fuori dalla trincea e fugge verso un angolo del
palcoscenico come se fosse di nuovo inseguito dai cani e dai bambini.
Rocco soldato
Sta vota non mi pigghianu. E che è, vi vaci sempri bonu? Vi 'ndi
voliti iri? Vi 'ndi voliti iri? (Riprende a correre) Sendi pigghiu unu,
unu, unu sulu, cani o figghiolo, u fazzu comu 'ncanterra. Raccoglie
da terra delle pietre e le tira dietro di sé Teni, a ttia, e
a ttia e poi a ttia. 'Nta testa ti pigghiai, eh? Ah, ah, ah.
Ride di gran gusto. Poi si ferma davanti una roccia e rimane come pietrificato.
Davanti a sé c'è uno specchio. E' lui riflesso. Si comincia
a muovere e vede che la figura fa gli stessi suoi movimenti. Rimane
perplesso e poi riprova.
Ti pensi ca mi scantu i tia? Non aju paura di cani e di figghioli, figurati
i tia... Chi facciazza brutta chi hai... Ti pensi ca non vitti mai uno
come a ttia? E tuni? U vidisti n'itaglianu... Non arrispundi? Ti scanti,
eh? Non 'nci metto nenti mi ti dugnu na baionetta 'nta panza. (Mima
il gesto)
Comincio di ca via e inchianu fino a cà. Comu ai maiali quannu
veni l'ora loro. Tu chisto sii: nu maiali. (pausa) Non parri... Pensi
che non ta rricanuscia. Puru se non parri u sacciu chi sei. Ti pensi
ca non canusciu comu sunnu fatti gli austriaci. Comu a ttia. (pausa)
Si, va bbono, m'assomigli, ma non sei comu a mmia. (pausa) Non esti
la prima vota che ammazzo nu austriacu. Uno sicuru, m'arricordu come
si fossi ancora davanti a mmia e ddui forsi. Va, vatindi, ca non sacciu
chi ti pozzu fari, và, vatindi. Arresti ca via? Eh malanova mi
hai... Ti pigghiu u coddhu e tu storciu tuttu... Chi ccazzu hai da guardare,
eh?.. (pausa) Mi voi basari?
rrispundi, mi voi basari? (pausa) E basami, dai basami in bocca, austriacu.
(Rocco da un profondo bacio alla sua immagine riflessa. Buio).
Rocco soldato
(Mentre urla ride) Vatindi, cosu lordu, vatindi... Figghiu i puttana...
Iii malanova mi hai... botta i sangu mi ti veni... Tu e tutta a toi
famigghia e tutti i toi antenati mi ponnu arrestari paralizzati. Mi
ti poti 'nchianare na granata su po culo e scoppiari 'nta panza... Iii
malanova mi ahi... Cosu fetusu e lordu...
Rocco storico
Fra il 1916 e il 1917 la Brigata Catanzaro subì le seguenti perdite:
99 ufficiali e 5090 soldati.
Il maggio del 1917 fu il momento peggiore per i reggimenti: dovettero
sostenere i continui attacchi degli austriaci che tentavano di riprendersi
le quote perdute. Ventitre giorni di trincea...
La brigata discese a Gonars per riposare, ma dopo qualche giorno fu
subito richiamata.
E proprio il 4 giugno, durante i preparativi per risalire, tra le fila
della fanteria vennero udite delle scariche di fucileria e grida di
protesta.
Quel tentativo di ammutinamento durò solo pochi minuti e venne
subito sedato. Fu arrestato il soldato Michele D'Angelo, insieme ad
altri che gli stavano accanto. Riconosciuto colpevole dal tribunale
di guerra del XIII corpo d'armata, il soldato Michele D'Angelo fu condannato
alla pena di morte... pochi giorni prima dell'esecuzione egli chiese
di parlare col comandante...
(Buio).
Rocco è nella trincea con il capo appoggiato a uno dei sacchetti
pieni di terra come se dormisse.
Rocco soldato
Stavo prendendo u suli. Nu suliii... nu suliii... Bellissimo... Ccà
(indica con la mano) 'nto menzu da frunti... Sapiti quandu unu rresta
a fissarlo, a fissarlo cu ll'occhi stutati e pari ca ti spacca in due
pezzi la fronte e u caddu ti trasi 'nta testa, dintra, dintra, fino
in fondu. E ti riscalda u cozzettu dietro... e poi arritorna cca davanti
e tutta una piacevole felicità provi pe ttuttu u corpu... U caddu
trasi dintra 'e carni e ti scalda l'ossa... Aaah comu staju bonu, comu
staju bonu...
L'acuto sibilo di una granata risveglia immediatamente Rocco, che dopo
l'esplosione salta in piedi trotterellando da una parte all'altra della
scena.
Mi pigghiaru? Mi pigghiaru? Mi pigghiaru... (pausa) No, no, non mi pigghiaru
(pausa). Pe nnenti, se pigghiava u suli ca via, chi ssacciu... nu metru
cchiù avanti mi pigghiava. I malanova mi hai! Prima ca pigghiati
a Rrroccu, 'ndaviti a sputari focu...
Si ferma di nuovo come a prendere il sole. Arriva di nuovo il sibilo
e il rumore assordante di una granata.
Megghiu mi levamu i tendi. E' che uno sindi staci bonu, bonu a pigghiari
u suli.
Uno stavi bonu fino a chi voli n'autru. (Pausa)
Saletta! Saletta, senti, ma u senti chi botti tiranu chisti. Uno non
si poti pigghiari u suli in santa pace, e chi esti! (Urla verso un lato
della trincea) Saletta! Saletta! Sugnu ca... (pausa) mi fai nu piaciri
se ti metti cca, ddu metri cchiù vicinu, almeno m'avverti quandu
arriva, eh?..
Nuova granata.
... Saletta, Saletta, apri le orecchie. Mu u fai stu piacere? devi solo
avvertirmi qualche secondo prima. Eh, Saletta. Grazzi... Grazzi... (pausa)
Saletta, esti consideratu nu beddhu figghiolu, solu che esti curtu assai,
(misura con un gesto della mano) nu metru e trenta, quasi nu nanu, ma
chistu pa guerra forse esti megghiu, almeno quandu t'hai ammuciari lo
poi fari bonu... Saletta aviva u patri chi era tenenti colonello, v'arrinditi
cuntu...
Sibilo e granata.
... U primu casu di nu figghiu di n'officiali che faciva u sordatu comu
a mmia. So' nonnu era stato generali. U bisnonnu, certu ca stamu parrandu
di tempi antichi, insomma u bisnonnu generali... generali di cavalleria...
Sibilo e granata.
... in linea diretta aviva tri generazioni di officiali e lui, Saletta
si 'ndi staci surdatu semplice a pigghiari ordini d'atri officiali...
Sibilo e granata.
...certo, forsi esti duro di orecchie... Saletta, Saletta. Ti issi d'avvertirmi.
Ma pe mmia Saletta sarà costretto ad andarsene, non poti fare
vita da surdatu semplici, pecchì non si può cangiari 'nta
vita. Bisogna arrispettari l'origine. Jeu figghiu di 'nu contadinu e
di una raccoglitrice di aliva, cu u nonnu contadinu e u bisnonnu latruni
e tutta na genia i pacci e latruni, avia a fari a guerra pe na promessa
che da raccoglitori di olivi diventavo proprietario terriero? Nu simili
cangiamentu, 'ntà stu paese, l'Itaglia, non potrà mai
avvenire... No pecchì non si poti cangiari, semplicementi pecchì
esti troppa la differenza e infatti così non avvenne, ma chistu
l'avia a raccontari cchiù avanti. Parrava da differenza e da
sofferenza, sì esattamente da sofferenza. I miei antenati suffrivanu
come animali feriti, e jeu ora avia a pigghiari i simbianzi dei nustri
patruni, persecutori e sfruttatori... forse non esti possibile. A 'ncertu
puntu succedi comu a un corto circuito che m'impedisce di cangiari...
Sibilo e granata
... il mio desiderio, chi esti intra, intra o' ciriveddhu, ammucciatu
che nuddhu u poti vidiri, esti u' stessu chi avianu me patri, me nonnu
eccetera, eccetera, esti quello d'ammazzare i patruni e se l'aju a diventari
jeu? chi fazzu, ammazzu me stessu?..
Sibilo lungo.
Iiih, non finisci chiù sta sirena... e chi esti, na fimmana che
veni du mari? E chista ci pigghia di sicuru. (Urla) Saletta! Saletta!
chista esti bbona. Saletta! Vola che è na meravigghia... Vi,
vi... nu gabbianu pacciu pari... Eccola che scindi, no, 'nchiana di
nuovo, e che 'nci stannu jettandu, 'nchiana... 'nchiana... cchiù
su e ora?.. Si fermau... E non esti cosa. Si fermau... (urla) Saletta!
U vì che faci?.. E' mai possibile che na granata si ferma 'ntò
cielu?..
Si allontana velocemente dalla trincea. C'è una fortissima esplosione
come se fosse scoppiata una granata sul palcoscenico.
Esattamente a deci metri i mia scoppiau. Contai i passi, unu, ddui,
tri, quattru, cincu, sei, setti, ottu, novi e deci e sta vota non tocca
a mmia... Eppoi fici nu crateri chi pariva a vucca di nu vulcanu. Pigghiau
a quattru, compreso Saletta. 'Nta faccia m'arrivau nu pezzu i fangu
misto a sangu. I quattru si dividiru ai quattru punti cardinali, a nord,
a sud, a est e a ovest. 'Nci misimu dodici ore, in venticinque, per
pulire la trincea...
Sibilo e granata.
Buio.
Scena 5
Rocco storico
Il soldato Michele D'Angelo fece al comandante il nome di altri 9 soldati,
che a suo dire erano i veri autori del tentativo di rivolta.
Grazie a questo fu sospesa la sua esecuzione.
Il 2 luglio 1917, il comandante del XIII corpo d'armata decise di infiltrare
nel 141° e 142° reggimento alcuni militari dell'arma dei carabinieri
travestiti da soldati di fanteria.
Rocco soldato
A D'Angelo me lo ricordo bene, era russu di capiddhi. E o me' paisi
si dici: pilu russu, malu culuri o birbanti o tradituri... e D'Angelo,
va buonu 'ndi capiscimmu...
U tempu passa e 'a morti s'avvicina.
Rocco si mette di spalle al pubblico come se stesse facendo una conta
con un gruppo di commilitoni.
Da Roccu a Milo (filastrocca) eeeh, eeeh, eeeh... Deci! Uno, dui, tri,
quattru, cincu, sei, sette, otto, novi e deci... jeu? Jeu sono u decimu
e sempre a mia tocca, com'è possibile che sugnu sempri u decimo...
Rocco storico
A questo punto i soldati della brigata Catanzaro erano allo stremo delle
forze, non era stata concessa loro alcuna licenza con la scusa della
lontananza, ma il vero timore era che una volta andati via divenissero
disertori.
La brigata fu comunque mandata a riposare a Santa Maria La Longa, uno
dei tanti paesi vicino al fronte, dove si potevano sfogare le truppe
stanche per aver troppo combattuto o depresse perché dovevano
tornare a combattere.
Nel paese c'erano anche alcune case del soldato, poco frequentate a
dir la verità, nelle quali venivano proiettati film o rappresentati
spettacoli teatrali; ma i luoghi più affollati erano i vari postriboli
e le case da gioco.
I soldati si aggiravano per il paese come anime morte senza sapere che
nelle loro fila c'erano dei carabinieri travestiti da fanti. Rimasero
tra di loro per pochi giorni fino al 14 luglio...
Canta una
canzone
"Giovani, fresche bocche che baciate
se di giovinezza non approfittate
presto verrà quel dì che appassirete".
Rocco soldato
Avia na stanchezza certi voti. Mi si stutavano l'occhi magari mintri
cadivanu du cielu decine e decine di granati, non rinesciva mancu ad
aprirli pe vidiri chi succediva, era nu sonnu cchiù chi pesante,
comu esti u sonnu da' morte... e m'insonnava, m'insonnava cose chi riguardavanu
puru a guerra, non si 'ndi vuliva iri du ciriveddhu. Vidiva nu piscaturi
chi tirava su una rete china, china di pisci e insieme all'alghi e ad
atri cosi, pigghiava una buttigghia co nu fogghiu intra. Era nu piscaturi
chi non sapiva leggìri e si levau il foglio a casa, viveva sulla
costiera di Viesti e poi 'nci arregalau nu pisci a un suo compari e
'nciù 'ncartau 'nta littara c'avia trovatu. E u compari 'nta
casa aviva na figghia, assai pulita, e anche lei si mangiau i pisci.
Dopu aviva a nesciri pe andari a trovari u so' zzitu, incartau in segreto
n'atru pisci 'nta stessa littara e 'nci u levau a u zzitu soldato. A
sira mangiaru e ficiru l'amure, beati loro. U sordatu fici u zainu e
'nci misi intra na buttiglieddha di cognac che a zzita ci priparau e
chi nc'incartau con la stessa littara. All'alba u soldatu s'indiu supa
a n'autocarro che o spidiva dirittu dirittu o fronti. Si misi ddhavia
a sparari e a mbiviri u cognac regalatu da a zita. Si tinni la littara,
anche se non sapiva leggiri, pensava ca fosse na littara da 'a zzita.
Mbiviva e sparava, mbiviva e sparava. Ancora aviva addosso a puzza di
pisci e u profumu du suli da zzita. 'Nci spararu 'nto pettu e u levaru
'nta n'ospedali i campu. L'apriru tutto e 'nci trovaru a littara. Nu
medicu sa misi 'nta sacchetta. U poveru sordatu non ci a fici. A sira
u stessu medicu dovette partire pe S. Maria La Longa e mu trovai al
mio fianco 'nta na cantina che mbiviva, mbiviva mancu fussi na spugna
sicca. S'accorgiu da littara e a tirau fora e ma dezzi. E credetemi
'nto sonnu a leggia tutta d'un fiato, senza tentennamenti comu quandu
sugnu svegghiu: Soldati italiani! Sul fronte russo la terribile voce
del cannone tace da alcuni giorni. I vostri compagni russi godono giorni
di riposo e liete reminiscenze. Nei loro ricoveri se ne stanno essi
radunati intorno ai loro fuochi e sorbendo il loro thé al rullio
del samovar parlano del loro casolare, del tetto natio, della cara prole
e delle loro donne, che presto rivedranno e stringeranno fra le loro
braccia. Essi fanno già i loro progetti per l'avvenire. L'uno
pensa al campicello deserto, l'altro alla sua botteguccia, dove assieme
alla moglie ed ai figli lavorava da mane a sera. Essi ritorneranno fra
breve sani e salvi alle loro case. E voi?
Rocco
storico
I carabinieri infiltrati se ne dovettero andare il 14 luglio perché
uno di loro era stato riconosciuto da un suo compaesano.
Il comandante dei carabinieri decise di trasferirli subito per evitare
il peggio. Ma le notizie raccolte dagli infiltrati furono sufficienti
per arrestare, nel pomeriggio del 15 luglio, i nove soldati che dovevano
essere tenuti sotto controllo. Il rapporto dei carabinieri sottolineava
anche la difficoltà del mantenimento della disciplina nei due
reggimenti.
La sera del 15 luglio alle 22:45 scoppiò una delle più
sanguinose e misteriose rivolte che si siano svolte nell'esercito italiano.
L'oscurità della notte non permise di valutare esattamente l'entità
dei fatti, né quanti fossero i rivoltosi e se seguivano direttive
precise. Forse si trattò semplicemente di uno spontaneo sommovimento
di uomini sfiniti dalla stanchezza, anestetizzati dai fumi dell'alcol
e storditi dagli eventi di una guerra che sembrava non avere mai fine.
Furono sparati numerosi colpi di fucile ed esplosi molti razzi, alcuni
ufficiali e soldati si barricarono nei ricoveri, forse perché
bersaglio loro stessi della rivolta, forse per non parteciparvi o ancora
perché i rivoltosi li avevano imprigionati. Le deposizioni fornite
in seguito dagli ufficiali danno differenti ipotesi tutte di difficile
valutazione.
La VI compagnia del 142° reggimento, quella di Rocco Sprizzi, si
ammutinò completamente e allontanò l'ufficiale di compagnia.
Le grida di sfogo, gli spari in aria, le bombe a mano e i corpo a corpo
smisero solamente quando cominciò ad albeggiare. Intervennero
a questo punto l'artiglieria, i carabinieri e gli squadroni di cavalleria
che circondarono le truppe in rivolta.
Lentamente e senza un preciso segnale, proprio com'era cominciata, la
sommossa si arrestò. Vennero registrate le seguenti perdite:
2 ufficiali morti e 2 feriti, 9 soldati semplici morti e 25 feriti.
"Soffocare con tutti i mezzi i mali germi, dovunque esistano; schiacciare
senza pietà propagandisti ed affiliati; colpire esemplarmente
coloro che risultassero colpevoli di poca previdenza o che non si adoperassero,
ai primi sintomi, ad una pronta opera di indagine e di repressione"
Così recitava una circolare riservatissima stampata dai comandi
dell'esercito reale italiano.
Il mattino del 16 luglio i carabinieri e la cavalleria avevano ripreso
in mano completamente la situazione. Sedici militari furono arrestati
con le armi cariche e le canne dei fucili ancora scottanti e ne fu decisa
l'immediata fucilazione.
Dopodiché la VI compagnia del 142° fu messa in riga ed ebbe
inizio la conta, la decimazione di altri dodici soldati: uno, due, tre,
quattro, cinque, sei, sette, otto, nove e dieci... uno, due, tre, quattro,
cinque, sei, sette (a sfumare)
Rocco soldato
Rocco si mette di spalle al pubblico come se stesse facendo una conta
con un gruppo di commilitoni.
Da Roccu a Milo (filastrocca) eeeh, eeeh, eeeh... Deci! Uno, dui, tri,
quattru, cincu, sei, sette, otto, novi e deci... jeu? Jeu sono u decimu
e sempre a mia tocca, com'è possibile ca sugnu sempri u decimo...
Pe spiegari megghiu pecchì i figghioli mi chiamanu Roccu u stortu
v'aju a cuntari nu fattu chi mi capitau quandu era veramente figghiolu.
Puru se mi fannu schifu i figghioli... purtroppo figghiolu sono stato.
'Nto paisi oltri o barberi, o sartu, chiamato pettu i focu pecchì
aviva nu pettu gigantesco e villoso, o pasticceri chi 'nci avivanu messo
u nomi sucàri, pecchì ogni vota chi parrava sembrava ca
sucava da na funtaneddha, insomma oltre a tutti i rispettabilissimi
signuri e signore, 'ndaviva nu numeru imprecisato i storti, proprio
come a mmia. C'era Toni u stortu, chiamato anche Toni u pacciu, pecchì
era pacciu nettu, assai. Melu u stortu, Carmelo, chi passiava tuttu
u jorno 'nta villa mangiandu fiori e fogghi, dopu nc'era Saro u stortu
chi tutti i cosi chi volivi ti faciva, 'nci domandavi di andare 'nta
muntagna, lui iva e tornava u juorno dopu e ti cercava paisi paisi per
comunicartelo, si girau a Calabria comu nuddhu o mundu. E 'ndavia Gianni
u stortu chi pe nnui figghioli, comu jeu pe chisti che mi currianu pe
tuttu u jornu, era u megghiu. Gianni u stortu avia na testa tanta, (mima
il gesto) china china i cicatrici, in centro 'ndavia una comu nu bucu.
Pariva ca passava a notte a spaccarsi la testa e u jornu 'nta l'ospedali
a cucirsela. Jeu aviva nu particulari rapporto con Gianni u stortu.
Ci raccattava pa strata muzzicuni i sigaretti, sì, pecchì
Gianni u stortu 'ndi fumava cento o jornu. Aviva costruito dei grandi
tubi i metallo dove ziccava sti muzzicuni e ne aspirava cinquanta a'
vota. Nu jornu, chi mi 'ndi stava supa nu muretto vicino a Madonna du
Carminu, Gianni u stortu arrivau ca mi vuliva parrari. Non si capiva
bonu comu parrava ma jeu u capisciva. Insomma mi issi: Roccu sai pecchì
sugnu stortu? e io spaventato da cosa mi stava per raccontare 'nci fici
no ca' testa, e Gianni mi isse:
A mia mi chiamano Gianni u stortu pecchì sugnu mortu deci anni
fa e non aviva a moriri. Capiscisti? No, 'nci issi, Gianni non capiscia...
E lui mi issi n'atra vota:
Mi chiamaru Gianni u stortu pecchì m'ammazzaru nu jornu, ma jeu
non ci'ntrava nenti, si sbagghiaru, non toccava a mmia, Roccu non potiva
moriri, capiscisti? Insomma pe chistu aju a possibilità di restari
in vita, come a tutti, sulu ca sugnu Gianni u stortu. Capiscisti ora?..
Du jornu chi mi cuntau a storia pe mmia cangiau tutto. Vidiva i storti
du paesi i n'atra manera.
Si sentono di nuovo le grida dei bambini e l'abbaiare dei cani.
Voci di bambini come una cantilena
Roccu u stortu, Roccu u stortu, Roccu u stortu...
Rocco si gira verso di loro
Vi pensati ca mi scantu i voi? Solo ca 'ndi pigghiu unu cani o figghiolu...
FINE
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