Dal lunedì al venerdì
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14:30
coordinamento scientifico: Renata Bizzotto
Il programma, alla sua seconda edizione, tocca quest'anno uno dei temi più spinosi del mondo contemporaneo, quello della ricostruzione.
Protagoniste delle 18 puntate - realizzate dalla storica dell'arte Marta Francocci, in collaborazione con il regista e antropologo Giorgio de Finis - luoghi e città che dopo aver subito guerre, crisi economiche, attentati e abbandoni, vivono una nuova stagione, progettano un riscatto, aspirano a un'epifania. Dalla New York del dopo 11 settembre, alla Torino dei giochi invernali 2006, da Shangai, la metropoli simbolo della crescita economica della nuova Cina, alle città e ai luoghi violati dalla guerra: Beirut, Sarajevo, Bagdad, il Kossovo. E ancora la Milano della nuova Fiera e dei grattacieli di Libeskind, Zaha Hadid e Arata Isozaki, i progetti per Roma (dalla celebre "nuvola" di Massimiliano Fuksas al recupero dei Mercati Generali recentemente affidato a Rem Koolhaas), Barcellona, Istanbul, Berlino, Bilbao.
Un viaggio, quello che propone Radio 3, che si avvale di guide d'eccezione: da filosofi come Massimo Cacciari e Emanuele Severino a
antropologi come Marc Augé e sociologi come Slavoj Szizec, da scrittori e esperti di geopolitica come Edoardo Albinati o Predrag
Matvejevic, ad artisti come Michelangelo Pistoletto e Sandro Chia. E naturalmente il gotha dell'architettura contemporanea: Renzo Piano
al momento impegnato a New York con quattro importanti cantieri ( la storica Morgan Library, uno degli edifici più antichi d'America, la
nuova sede del New York Times, l'ampliamento del Whitney Museum e quello della Columbia University, wasp per tradizione ma pronta
ad espandersi fino alla nera e ispanica Harlem; Jean Nouvel che costruirà una nuova torre simbolo della Beirut postbellica; David Childs dello storico studio SOM protagonista della ricostruzione di Ground Zero e di Pen Station; e ancora Vittorio Gregotti, Peter Eisenman (leone d'oro all'ultima biennale di Venezia), Charles Gwatmey, Henry Cobb, Richard Meier.
"Si distrugge per ricostruire - dice Massimo Cacciari - secondo i paradigmi e le idee del momento. E' quello che hanno fatto i grandi
umanisti: Alberti e Brunelleschi hanno voluto trasformare profondamente le fabbriche gotiche. Bisogna stare attenti a demonizzare l'istinto alla distruzione che è stato il tratto dominante delle grandi epoche creative e sicure delle proprie idee. L'enfasi sulla conservazione non sarà per caso il segno di un'epoca incerta dei suoi valori o nient'affatto dotata di valori?".
"Oggi - sottolinea invece Marc Augé - nei luoghi di guerra la distruzione e la ricostruzione sono parte di uno stesso programma. Si
pianificano entrambe prima dell'inizio del conflitto, basta pensare all'Afganistan e all'Iraq".
"E' interessante notare - dice Predrag Matvejevic - che le zone dei balcani toccate dal Rinascimento italiano, non hanno visto conflitti cruenti. In questi ultimi anni ho visto un'Italia appassionata, del volontariato generoso, un'Italia per la quale conservo una grande gratitudine. Sarajevo ha vissuto 1350 giorni d'assedio, il più lungo della storia moderna, più lungo dell'assedio di Leningrado nella
seconda guerra mondale durato 900 giorni. Srebreniza ha avuto 7000 morti, uonimi giovani, il doppio dei morti delle torri gemelle.
Sono passati e dimenticati. Ora c'è da ricostruire la convivenza e c'è da ricostruire la città.".
"Credo che l'architettura non è mai politicamente neutra - ricorda Szizec - incarna sempre una visione ideologica" "L'utilità dell'architettura - ricorda l'architetto Renzo Piano - è un servizio straordinariamente complesso tanto che anche la prima capanna non
aveva solo la funzione di proteggere ma anche quella di rappresetare chi la abitava. L'architettura ha sempre rappresentato qualcosa: la
forza, la ricchezza, la leggerezza, la bellezza, la visione del mondo.
"Per gli architetti sarà molto duro pensare che il problema fondativo non è più il centro del loro lavoro - dice l'architetto milanese Italo Rota impegnato nella costruzione del Museo dell'Arengario - o che edifici alti 300 metri avrammo una vita a termine. Tutto sta
cambiando".
"L'ERA URBANA" in TV - Cinque speciali per RAI EDUCATIONAL
"L'Era Urbana" completa la propria indagine sulla città contemporanea trasformando cinque dei ritratti radiofonici in un progetto
televisivo. Beirut, New York, Shanghai, Torino e Roma diventano infatti cinque speciali televisivi di 30' realizzati in collaborazione con RAI EDUCATIONAL in onda, oltre che sul canale satellitare, su RAI 3, e in replica su RAI 1.
il ciclo precedente