“Il
senso di colpa accumulato in ben due viaggi lungo il Cammino, fatti
però in automobile, la convinzione che la preghiera deve
avere un qualcosa di ripetitivo, quasi di ottuso, come lo sono i
passi nel pellegrinaggio: quando la preghiera dichiara se stessa
umile, semplice, incapace di conoscere, ma solo di procedere. Quando,
insomma, la preghiera configura se stessa allo stesso modo della
soglia inconoscibile che vorrebbe superare, pur sapendo che non
può farlo”.
Giorgio
Montefoschi, scrittore
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