14/11/2004
La stagione del Collegium musicum di Bari
in equilibrio tra moderno e antico, nuove commissioni e riprese moderne
Rinvenire un programma intelligente di stagione musicale, in Italia è abbastanza difficile. Chissà quali ne sono i motivi. Sicuramente non nella qualità di organizzatori e musicisti, che spesso sono di livello internazionale. Forse possiamo azzardarli nella difficile programmazione finanziaria, nel rischio che le nuove proposte non accolgano il favore del pubblico, nelle consorterie artistiche, nella scarsa concentrazione sul proprio lavoro a scapito dei legami sociali, ovvero nell'assenza di un disegno comunicativo globale che consenta di presentare la produzione musicale nel modo migliore possibile, piuttosto che di fossilizzarsi su repertori e scuole di moda.
Tra quelli con dignità di intelletto che abbiamo scorso, segnaliamo la stagione del Collegium Musicum di Bari, diretto da Marrone. Sostenuti da Ministero, Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari, nutriti da sponsor di prestigio come vuole la consuetudine moderna, la stagione che si tiene al Kursaal Santa Lucia, per forza di cose, non è sterminata. Punta piuttosto su un sobrio modulare di proposte sulla carta di grande interesse.
Apre in novembre un piccolo manipolo di sperimentatori, dai nomi altisonanti, Quirino Principe, Michele Mirabella che con Rocco Chiumarulo danno vita ad un dialogo su Mozart. A corredo il Musikalische Schlittenfahrt di Leopold Mozart, Moz-art à la Haydn di Schnittke e due opere giovanili di Wolfgang (Galimathias musicum K. 32 e Sinfonia K. 73m)
In collaborazione con l'Università di Bari, invece, un bel programma - Schubert, Messa D 167 e Giya Kancheli, Night Prayers - di grande interesse.
Il mondo anglosassone, con una scelta raffinata appare nei nomi di Vaughan Williams, Jacob, Bush e Moody, preceduti dalle collettive Variations on an Elizabethan theme.
Poi a seguire le musiche di Rota, finalmente reso in tutta la sua leggittima autorità nelle sale da concerto - il Collegium Musicum si sofferma sulle musiche per i film di Fellini - e a ruota un'interessante commistione di nuovo e antico. Coadiuvati dal gruppo vocale Palazzo incantato diretto da Sergio Lella, prendono vita, ancora finalmente e ancora dopo tanti anni, Pomponio Nenna e Stefano Felis, alternati ad un pezzo commissionato - grande merito questo della stagione di Bari di commissionare - a Vito Palumbo, a Sciarrino (Le voci sottovetro, da temi di Gesualdo) e al centro del concerto proprio il principe, il grande Gesualdo (madrigali dal V e VI libro).
In termine di stagione, un'accoppiata di routine, di alta routine, con Milhaud e Rossini/Respighi (La boutique fantasque). Ma ancora un bel colpo d'ala del Collegium Musicum: del compositore Milhaud propongono un balletto su soggetto di Genet, 'adam Miroir, in prima italiana.
L'intelligenza delle stagioni del Collegium musicum non sono, per la verità, una novità. Già da anni, in relazione alle forze di una città considerata di provincia, nelle stagioni di questo pregevole gruppo sono passati solisti eccellenti ed hanno trovato "casa" autori e opere rispolverati o di nuova concezione.
Nella stagione 2004-2005, però, notiamo consolidata la tendenza ad un allargamento del repertorio, pensato, soppesato, indirizzato verso accostamenti e giustapposizioni non convenzionali nonostante non provochino in forma eclatante. Il Milhaud del balletto 'adam Miroir associato al Respighi-Rossini, ad esempio, non costituisce una scelta banale, come pure risulta di grande interesse la posizione centrale dei fondamenti della musica rappresentati da Gesualdo cui ruotano attorno antichi e moderni in forma di rimando. E di sicuro la continuazione nella riscoperta di Nino Rota, che anni prima Fedele D'Amico aveva apprezzato, nonché la piccola indagine nelle perle della scuola anglosassone sono altrettante scelte non solo preziose ma anche serie.