20/12/2004
Giovanni Guaccero, Rino Marrone, Nicola Sani, Luigi Pestalozza, Mauro Bortolotti, Michelangelo Lupone. Le idee e i ricordi Domenico Guaccero
uno straordinario florilegio, una ghirlanda sonora che alcuni grandi personaggi contemporanei dedicano alle idee e ai ricordi di un Maestro
Domenico Guaccero "è stato uno dei compositori italiani più rappresentativi della Nuova Musica negli anni '60 e '70. Operando in anni non facili è stato un esempio di coerenza nel sostenere le sue idee e molti compositori di oggi gli sono debitori per quanto egli ha saputo sperimentare e trasmettere.
Artista di profonda cultura musicale e umanistica, nel 1948 si diplomò in pianoforte a Bari (con Domenico Marrone) e nel 1949 conseguì la laurea in Lettere alla Università di Bari con la tesi L'interpretazione dell'opera d'arte nell'estetica contemporanea. Nel 1950 si trasferì a Roma dove, al Conservatorio di Santa Cecilia, studiò armonia, contrappunto e fuga con Barbara Giuranna e composizione con Goffredo Petrassi, uno degli insegnanti di composizione più "illuminati" nel panorama italiano di quegli anni.
Dopo il diploma in composizione seguì i Ferienkurse di Darmstadt tra il '57 e il '59. Il rapporto con Petrassi durò comunque con reciproca stima e amicizia anche negli anni a seguire, e fu sicuramente importante nel determinare un atteggiamento non dogmatico anche rispetto a tecniche compositive come il serialismo che Guaccero adottò soprattutto nelle opere scritte sul finire degli anni cinquanta.
L'elemento vocale accomuna le opere di Guaccero (nel 1983 fondò con Egisto Macchi l'ultima sua creatura organizzativa: l'Istituto della voce). E forse è questo uno degli aspetti fondamentali che rendono attuale l'opera di Guaccero al di là di tutti gli schematismi novecenteschi. In un secolo dove nell'ambito della musica colta il problema del "corpo" è stato in gran parte rimosso, egli pone come cardine del suo idioma stilistico non un aspetto subito riconoscibile come "musicale" (come potrebbe essere una concezione "armonica", intervallare o timbrica), ma qualcosa di più profondo e di meno evidente: un atteggiamento mentale che ripropone il corpo umano (e attraverso di esso il suono) quale unico tramite per la comunicazione sociale e unico veicolo del sacro. Ciò fa di Guaccero una voce del tutto originale nell'ambito della Nuova Musica europea anche perché alcuni di quegli elementi che allora erano patrimonio comune dell'avanguardia che pur egli utilizzò, si fusero da un lato con aspetti della tradizione italiana in senso molto ampio (pensiamo a un Monteverdi o Gesualdo), dall'altro con un humus mediterraneo dove la musica, dalla prassi iniziatica del pitagorismo alla simbologia acustica dell'antico Egitto, dalla "romana cantilena" alle tradizioni popolari del sud Italia, è connessa a tutti gli aspetti sacri e magici dei riti e delle liturgie."
Una figura complessa, dunque, dagli aspetti intellettuali sfaccettati ma legati da una coerenza logica che rendono Guaccero un Maestro del secondo Novecento. E questo anche nel ricordo di Giovanni Guaccero, compositore, Rino Marrone, Nicola Sani, Luigi Pestalozza, Mauro Bortolotti e Michelangelo Lupone i quali danno vita ad una ghirlanda sonora che mette in evidenza alcune delle straordinarie qualità di quest'uomo, scomparso prematuramente a Roma nel 1984.
In essa troviamo, accanto al riordino musicologico e all'attività di promozione di Giovanni, il ricordo di Rino Marrone, a casa del quale avvenivano le prime discussioni formative del giovane Domenico, la testimonianza di un allievo come Nicola Sani che illumina sulla grande apertura mentale del Maestro, sui suoi insegnamenti, sulla grande passione per la musica come percorso verso la conoscenza, la comunanza di Luigi Pestalozza, che introduce al delicato rapporto tra etica ed estetica che Guaccero viveva con profonda tensione, l'amicizia di Mauro Bortolotti, il compagno di scuola che condivide il ricordo delle scelte e la memoria dei Maestri, la conferma dell'eredità teorica che Michelangelo Lupone sottolinea nella passione utopica, nella ricerca, nella visione che guarda oltre il presente di un grande compositore dell'Italia del secondo Novecento.