Radiorai

Concerti



05/01/2005

Giacinto Scelsi, la rivouzione senza l'innovazione


musicista ponte e grande anticipatore di temi e fenomeni teorici e musicali


Spirito libero e aristocratico, educato fin dall'infanzia secondo i canoni classici di una didattica che affonda radici nei lontani secoli della storia, gli interessi musicali di Giacinto Scelsi vennero a contatto - attraverso gli allievi - prima con la scuola di Skrjabin, poi con la scuola di Schoenberg e infine con il caleidoscopico mondo musicale europeo degli anni Trenta. Questo può essere considerato un punto di partenza biografico essenziale per la figura del musicista del quale quest'anno ricorre il centenario della nascita.

Si situa, invece, a ridosso della Seconda Guerra mondiale, la profonda crisi fisica e psichica della quale si trova traccia in molti documenti autografi e cronachistici, attraverso i quali è possibile ripercorrere le fasi di un travaglio interiore che progressivamente individua l'essenza della propria vocazione e della propria missione.

E su questi due dati di fatto conviene partire per introdurre la figura di Giacinto Scelsi e per ripercorrere le diverse categorie della sua attività che risultano ancora oggi ricche di implicazioni.

In primo luogo il forte legame tra teoria e pratica che contraddistingue l'opera di questo grande ricercatore. Analizzando in un breve saggio le contaminazioni tra tradizione occidentale e filosofia orientale, Lattanza - Al di là della Musica, al di là del Suono in "i suoni e le onde... ", 11(2003) - individua in un forte contributo della speculazione filosofica piuttosto che in una efficace attività sperimentale il grande fermento che contraddistingue gli anni tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Centrali, in questo nuovo sentire, le domande sull'origine, sul significato, sul fondamento di ciascuna arte e di ciascuna disciplina filosofica e scientifica. Scelsi, in questo caso, riesce, grazie al proprio formidabile corredo, ad individuare una linea propria che, distaccandosi dai tentativi matematici di costruzione di nuovi sitemi, si inerpica per le montagne del rapporto tra suono e individuo e tra suono e cosmo riallacciandosi alle grandi e complesse trattazioni del Cinque e Seicento europeo.

Una china, questa di Scelsi, che lo conduce empiricamente ad un altro punto fondamentale ancor oggi - e forse ancor più oggi - del rapporto tra suono e infinito, tra sonorità e sacro e al suono come percorso del e verso il sacro. In questo nesso e in questa condizione, interpretabile come trascendenza o come raggiungimento del suono "in origine" il compositore pone la speranza di indagare il fondamento del "tutto", l'origine, l'idea che diviene materia.

Un terzo punto fondamentale si delinea attraverso lo studio del mezzo più idoneo a questa celerazione dell'essenza. Esso può essere individuato nello "stato" e nella "tecnica" che, indipendentemente dai mezzi, conduce alla forma migliore di indagine, ossia all'improvvisazione in una condizione ispirata.

Scelsi, dunque, appare un vero e proprio rivoluzionario della musica moderna e contemporanea, fungendo da ponte tra mondi apparentemente distanti (contrappunto e improvvisazione, cultura occidentale e filosofia orientale, senso religioso e applicazione pratica, sacro e tecnologicamente avanzato, individualismo e grande diffusione sociale).

Ma, come anche dimostrano i documenti che vengono ripresi e studiati, le sue capacità diplomatiche, la sua visione complessiva dei problemi, la sua capacità di operare in campo internazionale, le sue straordinarie doti di "visionario pratico" mal si sono attagliate alla realtà angusta della provincia italiana e molto sono state depotenziate dalla "condizione di malato".

Molto resta della sua opera e del suo insegnamento, volto a suggerire non solo artifici tecnici, orientamenti di pensiero, coerenza, ma, e soprattutto, l'intrinseco legame tra etica ed estetica che, solo, può generare vuoi in dirittura del "sacro" vuoi in dirittura del "laico" nuove forme di pendiero e di comunicazione non astruse.



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