09/04/2004
Kabaivanska, Raina
soprano bulgaro (Burgas, 15 dicembre 1934)
Originaria di Burgas, città della costa bulgara del Mar Nero, si è volta agli studi musicali nel Conservatorio di Sofia negli anni '50, seguita nelle classi di canto e pianoforte da Prokopova e Yosifov fino al debutto a Sofia come soprano, nel ruolo di Tatjana dell'Evgenij Onegin. Prima del debutto italiano, a Vercelli nel 1958 nella Giorgetta de Il tabarro, ancora studio con Zita Fumagalli-Riva e G. Tess a Milano e Vercelli.
Tre anni di lavoro per debuttare, nel 1961, alla Scala in Torneo notturno di Malipiero, e tornare in Beatrice di Tenda insieme alla Sutherland. Da qui la luminosa carriera che la vede ancora oggi attiva. Covent Garden (Dedemona, Liù), Metropolitan di New York, 1962 (Nedda e Manon Lescaut), di nuovo alla Scala (Falstaff, Rienzi, Mefistofele, Ernani), Teatro regio a Torino, 1973 (Vespri siciliani), Opéra di Parigi, 1975 (Forza del destino), Opéra di Marsiglia, 1981 (Tosca) 1984 (Adriana Lecouvreur), ma anche Roma, Bol''oj di Mosca, Teatro San Carlo di Napoli, Carnegie Hall di New York, Teatro Colón di Buenos Aires, Madrid, Philadelphia, Monaco, Amburgo.
Dotata di una voce duttile ed estesa, ricca di colore e intensità timbriche, di un bellissimo aspetto che favorisce la seducente e intensa arte scenica unita ad una grande sensibilità interpretativa, ha fondato il repertorio dei suoi primi anni sulle parti verdiane in cui la voce drammatica si associa agli intarsi della coloratura e sulla letteratura operistica del verismo italiano fino al Secondo Dopoguerra. Grandi spazi dunque ai ruoli che la vedranno famosa (Leonora, Violetta, Butterfly, Desdemona, Tosca, Manon, Adriana) e alla letteratura operistica ottocentesca europea, nel quale far valere le fini doti interpretative.
Ma fortuna ha voluto che, partendo dal ruolo del debutto (Tatjana) si sia rivolta nella maturità ad opere di grande pregio musicale pur senza ruoli di celebrità popolare: La dama di picche, Capriccio, La vestale, Armide, Il caso Makropulos, Jenufa, Il giro di vite, La voix humaine, Lady in the dark, consegnando al pubblico una figura di musicista a tutto tondo, immersa oltre che nel divismo anche nello allo studio e nella ricerca.
Proprio per questo, sono stati numerosi i riconoscimenti acquisiti nella lunga carriera, dal premio Bellini (1965), al Viotti d'Oro (1970), dal premio Puccini (1978), al premio Illica (1979), e poi il premio Monteverdi (1980), il premio Lorenzo il Magnifico (Accademia Medicea di Firenze, 1990), il Premio Abbiati della Critica Italiana (1995), il Premio Internazionale dell'Operetta (1999). La televisione bulgara, inoltre, le ha dedicato un documnetario nel 1974, dal titolo Raina Kabaivanska's Seasons. La Nuova università di Bulgaria l'ha insignita della laurea honoris causa e fregiata del titolo di professore emerito; L'Accademia chigiana di Siena la vede tra i propri insegnanti e molteplici premi e master class registrano la sua presenza, dovuta anche alla sua impeccabile arte tecnica.
Nonostante la sua ormai conclamata cittadinanza italiana, ha di recente creato una Fondazione in Bulgaria per sostenere lo sviluppo culturale e morale dei bambini orfani o abbandonati.