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Il 3 novembre del 1894 moriva a Upolu nelle isole Samoa Robert Louis Stevenson .
La Rai ha contribuito non poco a far conoscere al grande pubblico l'opera di colui che gli indigeni di Samoa chiamavano Tusitala, quello che racconta le storie. In particolare ricordiamo lo sceneggiato televisivo tratto da "La freccia nera" che porta al successo Loretta Goggi nel 1968 o l'inquietante Dottor Jekyll di Giorgio Albertazzi del 1969. Ma il primo grande appuntamento della televisione con Stevenson è nel 1959 con "L'isola del tesoro" diretto da Anton Giulio Majano.
Così ne parla Oreste De Fornari nella sua storia dello sceneggiato televisivo:
... L'isola del tesoro, che diventerà un po' mitico grazie al Silver Johnn satanico e professorale di Ivo Garrani, alla nave rifatta in studio e alla sigla "Quindici uomini sulla cassa del morto" che non si dimentica facilmente.
Per misurare l'intervento di Majano basterebbe l'esempio di quel bucaniere cieco agonizzante sotto gli zoccoli dei cavalli, che Borges ha incluso tra le pagine letterarie più memorabili della sua adolescenza. Stevenson racconta l'episodio in poche righe. Il cieco abbandonato dai suoi compagni, esce dalla locanda, vaga nella notte senza guida, e viene infine travolto dai cavalli dei "nostri" in arrivo. Majano fa a meno di cavalli e di riprese in esterni. Il cieco, lasciato solo nella stanza dove giace morto il capitano, chiede aiuto, annaspa e quando il suo bastone resta impigliato in una scarpa del cadavere, teme che il capitano sia risorto; allora fugge in corridoio, si disorienta e precipita al piano di sotto. È teatro ma anche horror al secondo grado, un uomo terrorizzante in preda al panico. (Oreste De Fornari: Tele Romanza, Mondadori, 1990).
Per meglio ricordare quell'orrore letterario e televisivo Radioscrigno ripropone la celebre sigla "Quindici uomini sulla cassa del morto" di Simoni e Lavagnino dal 45 giri originale del 1959. Ad eseguirla sono Riccardo Vantellini e il suo complesso.
Il 3 novembre del 1943 nasce a Glasgow Ber
t Jansch, uno dei più grandi chitarristi inglesi.
Forse il suo nome non è famoso come quello di Eric Clapton o Jeff Beck, ma ci basta ricordare che quando Jimmy Page stava formando i Led Zeppelin ascoltava unicamente, per concentrarsi nel suo progetto, i dischi di Bert Jansch. Che paradosso: il fondatore del gruppo più "pesante" e "martellante" della storia del rock che ascolta i delicati ricami acustici del chitarrista scozzese.
Jansch comincia a calcare la scena musicale nei primi anni Sessanta facendosi le ossa nei piccoli folk club dove incontra un altro gentiluomo all'antica della chitarra, John Renbourn. I due sono considerati i maestri inglesi del fingerpicking, la tecnica del pizzicato a tre dita nella chitarra folk. Jansch e Renbourn fonderanno poi un gruppo che rivoluziona il concetto di musica folk proponendo una sofisticata miscela di antiche danze e ballate, jazz, country e psichedelia, i "Pentangle". L'avventura del gruppo si chiude nel 1973 ma da allora Jansch ha realizzato da solista più di venti album e compie oggi i suoi sessanta anni in piena attività.
Neil Young ha detto di lui: "Bert Jansch ha fatto per la chitarra acustica quello che Jimi Hendrix ha fatto per l'elettrica, ed è il mio preferito".
Per comprendere l'affiatamento tra Bert Jansch e John Renbourn ascoltate l'intreccio delle due chitarre in questo breve estratto dall'album "Bert & John" del 1966.
Quindici uomini