'Tutti pensate che vincerà Modugno o Paul Anka, e invece vincerà Gigliola Cinquetti".
(Mina prima della finale)
'Non voglio che mia figlia diventi un mostro sacro, voglio che finisca la scuola'.
(La mamma di Gigliola dopo la vittoria)
LA CANZONE - L'intuizione di Gianni Ravera di ammettere al
Festival il vincitore della rassegna di Castrocaro si rivela clamorosamente vincente in questa edizione. Vince, anzi stravince,
la sedicenne veronese che qualche mese prima aveva trionfato al
Festival dei debuttanti.(')
"Non ho l'età" è una canzone cucita sulla Cinquetti, con un testo
che allude alla verginità e alla fragilità caratteriale. In realtà è un
piccolo trionfo del calcolo e dei meriti dell'industria discografica.(')
' vince in coppia con la francese Patricia Carli, a
cui per la verità il testo si addice poco: è già una nota cantante da
night. Il tris arriva all'EuroFestival, dove "Non ho l'età" straccia
la concorrenza, regalando all'Italia la prima vittoria europea.
LA GARA - I cantanti si infoltiscono. Sono di nuovo 40. (')
Mike Bongiorno presenta, accanto a lui Giuliana Lojodice.
Agguerriti come sempre Domenico Modugno e Claudio Villa,
i plurivincitori per eccellenza. Il primo presenta "Che me ne importa
a me", uno strascicato tango che comunque raggiunge la finale;
niente da fare per Claudio Villa alle prese con "Passo su passo",
una canzone scritta da Franco Migliacci e Umberto Bindi.(')
Bocciati anche Tony Renis con "I sorrisi di sera" e Nicola Arigliano
con "Venti chilometri al giorno".(')
IL CASO - La storia del Festival di Sanremo è zeppa di passi falsi
e cantonate artistiche. Quella presa dalle giurie nel 1964 è fra le
più disastrose. La colpa? Lasciare fuori dalla finale, rischiando di
condannarla all'anonimato, una canzone come "E se domani", un
classico di G.Calabrese e C.A. Rossi. Presentato
a Sanremo da un volenteroso Fausto Cigliano e da uno spaesato
Gene Pitney, il brano ebbe in seguito tutta la celebrità che si meritava grazie alla indimenticabile (e insuperata) versione di Mina.(')
L'EXPLOIT - Bobby Solo cantò e suonò per la prima volta "Una
lacrima sul viso" nell'abitacolo della scassatissima Renault 4 di
Mogol. L'aveva composta a sedici anni per il compleanno della sorella Cinzia, poi se ne ricordò due anni dopo, quando era già decisa
la sua partecipazione al Festival di Sanremo.(')
Il brano non vinse perché nella serata finale Bobby Solo, rimasto senza
voce per una laringite (episodio sul quale è lecito avere qualche dubbio) fu costretto a cantare in playback e quindi a non partecipare alla
gara, creando il caso dell'anno e forse della discografia italiana degli
anni Sessanta. Per la prima volta si sacrificò la probabile vittoria
per il lancio del personaggio.(')
LA NOVITA' - La grande intuizione di Gianni Ravera fu quella di
invitare al Festival di Sanremo i cantanti stranieri. Novità effervescente, importante e decisiva sul piano interpretativo e
spettacolare, anche perché , in massima parte, i cantanti stranieri
erano autentici big.(')
Si diceva un cast di primo livello. A partire da Frankie Laine, autentico
pezzo da novanta della musica leggera americana. Divertito e perennemente di buon'umore, Laine bissò la canzone di Modugno, "Che
me ne importa a me" e quella di Bobby Solo, "Una lacrima sul viso".(')
Carico di gloria e di milioni di dischi venduti, ancorchè ventiduenne,
Paul Anka, idolo dei giovanissimi. Cantò "Ogni volta", brano scritto
da Roby Ferrante, suo partner sanremese. L'interprete di "Diana" si
affezionò talmente all'Italia da inserire la canzone nel suo repertorio
internazionale.(') Più sfortunato di tutti Frankie Avalon. All'interprete di "Venus" toccò "I sorrisi di sera", passo falso di Tony Renis.(')
Tratto da: 'Sanremo 50' di Dario Salvatori, Rai Eri.
A cura di Maria Cristina Zoppa.
In questa rubrica diamo spazio alle vostre
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"Manderemo in onda" pezzi tratti da trasmissioni
radiofoniche storiche, voci, schegge e canzoni.
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