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Satchmo a Firenze

La musica afro-americana ha avuto tanti validi revisionisti nel corso degli ultimi anni, anche se, a ben guardare, le prime bordate critiche sono arrivate all'inizio degli anni Sessanta, con l'avvento del Free Jazz, un filone certamente rivoluzionario, a tratti decisamente furente nei confronti dei protagonisti del passato. Opinione diffusa era che i grandi della New Thing, a cominciare dai soggetti più impegnati, da Archie Shepp ad Ornette Coleman, da Cecil Taylor a Don Cherry, dovessero in qualche modo "odiare" i jazzisti più popolari, a cominciare da Louis Armstrong. In realtà si trattò di un equivoco critico malriposto e per rendersene conto sarebbe bastato osservare all'opera i veri grandi della nuova corrente, i quali, soprattutto nelle jam sessions, smessi i panni di "musicisti di rottura" si sperticavano in omaggi musicali nei confronti dei maestri.
Certo, Louis Armstrong, con il suo atteggiamento oltre che con il suo stile, causava dubbi, creava incertezze, al punto da essere indicato come esempio classico di ziotommismo, ovvero il rappresentante dei musicisti neri asserviti al divertimento dei bianchi. Un'accusa comportamentale più che musicale, frutto di ingenuità e di sostanziale bonarietà da parte del trombettista.
Louis Armstrong era già stato in Italia nel 1935 (si esibì solo a Torino suonando con una formazione di musicisti americani e antillesi) per tornare nel 1949 (e quella volta la scene di fanatismo furono pittoresche) e poi nuovamente nel 1952, con tappe a Milano, Torino, Prato e Genova.
Il 25 ottobre del 1952 Louis Armstrong inauguro' la rubrica Varietà Internazionale, in onda sul Secondo Programma alle ore 20,35. La trasmissione andò in onda dagli studi di Firenze, città dove il trombettista si trattenne solo poche ore, giusto il tempo della trasmissione.
Il concerto radiofonico di Satchmo costituisce un evento di grandissimo interesse jazzistico, anche in conside razione dell'entusiasmo e della partecipazione dei presenti nell'auditorio e di cui potete leggere i particolari nelle pagine dedicate.
Talora alcuni puristi hanno avuto a che dire con l'approccio jazzistico del trombettista, giudicandolo troppo plateale e sostenendo che l'Armstrong cantante altro non era che un ripiego per il suo grave problema fisico: il labbro piagato. Problema non indifferente, ragione principale dei motivi che indussero il musicista ad abbandonare gli Stati Uniti per l'Europa. Ma il suo stile, il suo modo di sentire e di esprimere il jazz non cambiano e fanno scuola.
Il nostro CD offre, poi, una serie di imperdibili classici del trombettista, tratti dal catalogo Voice of America, una serie di antologie della produzione discografica degli anni Quaranta arrivate in Italia con le truppe d'occupazione statunitensi e conservate nell'archivio della sede RAI di Bari. Fra questi alcuni temi che Armstrong non ha più riproposto dal vivo.
Completano il documento l'intervista rilasciata al Giornale Radio il 6 gennaio 1956, e un'altra testimonianza riportata nel programma di Radio Tre Il mio solo peccato è la mia pelle del 21 marzo 1976: stralci di un Armstrong simpaticamente svagato, ironicamente autobiografico, disposto a parlare di un'Italia oleografica che sembra essere comunque nel suo cuore.

Dario Salvatori


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